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"Quando prenderai la patente le macchine voleranno" profetizzava mio nonno quando
avevo sette anni. Io, all'epoca, non ho mai dubitato delle sue parole e se
pure la mia piccola utilitaria non è in grado di sollevare le sue
ruote
dall'asfalto non ne dubito nemmeno adesso.
La fantascienza ha da sempre fatto parte della mia esistenza fin da quando
non sapevo cosa fosse
ma guardavo al futuro con la fiducia di qualcuno assolutamente certo che qualunque
cosa potesse essere immaginata prima o poi sarebbe stata realizzata.
Oggi non ho più sette anni ma come allora il mio sguardo è rivolto ad un futuro in cui l'uomo superando i propri limiti riesca a creare un mondo migliore. Alcuni potrebbero argomentare che questo mio atteggiamento sia troppo poco realista ma sarebbero le stesse persone che storcono il naso quando scoprono che sono un "appassionato" di fantascienza quasi che questa fosse una malattia difficilmente curabile e decisamente invalidante.
Alla base di tutto ciò, credo ci sia un difetto di comunicazione. Gli anni sessanta, complice la corsa alla conquista dello spazio, hanno significato molto nel bene e nel male per la fantascienza; se da un lato, in questo periodo, sono stati prodotti alcuni capolavori che travalicano il genere dall'altro quella fantascientifica è finita relegata a letteratura per nerd preadolescenti e brufolosi. In tutto ciò la televisione ha giocato un ruolo determinante rappresentando della science fiction solo l'aspetto più "spettacolare" di battaglie fra astronavi ed esplosioni nello spazio tralasciando del tutto, tranne rare eccezioni, qualsiasi risvolto politico, sociale e psicologico e se a questo si unisce una sorta di complesso di inferiorità da parte degli editori di science fiction si comprende facilmente come il genere sia stato sempre meno prestigioso della lettratura mainstream tanto da vivere oggi un momento di profonda crisi non solo in Italia. Quale sarà dunque il futuro della fantascienza... ci sono libri di sf che trattano anche di questo a dire il vero... comunque io sono ottimista e credo che sarà proprio la crisi profonda di questi anni ad aiutare il genere ad uscire dal ghetto e forse un giorno non dovremo piu' cercare un reparto fantascienza in libreria.
Angelo
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