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Ucronìa.it

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Professioni del passato: il programmatore

Posted By on marzo 3, 2014 in ucronia | 7 comments

Questo è un post di servizio, può andar bene per quei genitori che vogliono fare una scelta ponderata in merito alla scuola o all’università dei propri figli e che hanno, ovviamente, il necessario sale in zucca per comprendere quanto sto per scrivere.

 

C64c_systemIo faccio parte di quella generazione cresciuta durante l’avvento degli home computer e dell’informatizzazione di massa; la tecnologia mi ha sempre affascinato e poter avere un vero computer A CASA MIA è stata una svolta per la mia vita. Imparare a usarlo, a conoscerlo in maniera approfondita è stata una mia passione, un divertimento che mi ha accompagnato negli anni dell’adolescenza. Ho programmato in linguaggi che molti di voi che mi leggono avranno solo sentito nominare e su apparecchi con capacità di elaborazione e di memoria inferiori a quelle di un telefono cellulare di 15 anni fa, mi sono divertito, tanto. Non potevo, quindi, che iscrivermi ad una scuola superiore rivolta fortemente alla programmazione e successivamente, all’università, non potevo che scegliere Scienze dell’Informazione[1] ed è stato a questo punto che mi sono reso conto che non avevo capito un cazzo.

 

Come programmatore sono sempre stato bravino… cazzate sono sempre stato (e sono tutt’ora) magnifico,  ma già a scuola la cosa cominciava ad annoiarmi, finché, all’università, ho capito o, meglio, ho messo insieme i pezzi per comprendere due cose: l’informatica sta alla programmazione come una cattedrale del ‘600 sta a un muretto a secco; i coglioni, come io stesso ho rischiato di diventare, hanno rovinato, per sempre, l’informatica in Italia.

 

Programmare è un po’ come ricostruire un puzzle, una volta che è chiaro cosa si vuole ottenere può farlo anche una scimmia scarsamente addestrata, programmare è un mestiere noioso e mortalmente alienante. Forse il periodo più brutto della mia vita è stato quando, per poco più di un anno, ho lavorato come programmatore in una piccola azienda, un lavoro lungo, noioso che facevo col cervello spento per quanto semplice, un lavoro che mi ha insegnato una cosa, ci sono troppi ragazzini che credono di essere bravi perché capaci di far scrivere al pc “Hello World” sullo schermo e non vedono l’ora di svendere queste immense capacità a qualunque ex venditore di aspirapolveri deciso a commercializzare pacchetti software da customizzare o, come va di moda oggi, personalizzare app per smartphone ormai decotte.

 

Mainframe ComputerAlla boria dei ragazzini che,  come me 20 anni fa, non vedono l’ora di dimostrare di essere i migliori, nella speranza di diventare quello che un tempo rappresentava Bill Gates e che oggi è rappresentato da Zuckemberg[2] ma che, nella maggior parte dei casi,sono solo in grado di fare danni, non avendo le basi per fare altro, si aggiungono le mitiche S.r.l.[3], da molti dipinte come linfa vitale del tessuto economico del paese ma che, in realtà, almeno in campo informatico, sono spesso veri e propri parassiti che sfruttano manovalanza impreparata (ma a bassissimo costo) per succhiare fondi europei o per agganciarsi direttamente o indirettamente al grande carrozzone del così detto “Pubblico“, che poi disprezzano anche.

 

Tutto ciò ha portato a gettare via decine di milioni di euro (pubblici) che avrebbero potuto essere investiti in ricerca e sviluppo per realizzare progetti davvero innovativi anziché la riproposizione in diverse salse del solito cliché. Quando, oggi, incontro qualche talentuoso ragazzino a cui piace programmare e che, disraziatamente per lui,  mi chiede dei consigli, non posso altro che dirgli due cose: studia e poi vattene dall’Italia.

 

Tornando quindi alla premessa del post, se sei un ragazzo indeciso su cosa fare da grande, se sei un genitore che, come tutti i genitori, sta pensando ad una scuola che possa garantire un futuro per i propri figli, beh sappi che un programmatore in Italia non guadagnerà mai più di 1500 euro al mese nonostante le certificazioni, l’esperienza e tutti i cazzi (per inciso programmatore Junior o Senior significa molto poco, sta ad indicare solo quante ore in più al giorno devi lavorare per un piatto di lenticchie e quanto la tua azienda si farà pagare di più dal committente; analista programmatore, invece, non vuol dire davvero un bel cazzo di niente). L’unica speranza, ma solo se c’è del talento, è studiare per metterlo a frutto, in questo caso, con un po’ di fortuna, si riuscirà a capire cos’è l’informatica e dopo aver compreso che non c’entra nulla, ma proprio nulla,  con i computer si riuscirà, a volte anche in Italia, a trasformare le proprie capacità in un lavoro esaltante e, forse, anche retribuito.

 

Beh dopo questa botta di ottimismo vi lascio con “La Ballata del Programmatore” nel video sotto così almeno vi farte due (amare) risate.

 

[1] Scienze dell’Informazione, quando ci ho studiato io, era una branca di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali e c’era solo un laboratorio attrezzato con una ventina di computer, fra l’altro messo su da pochi anni. Questo non era un limite, anzi. La facoltà, oggi, si chiama Informatica e Comunicazione Digitale (o qualche altro nome fantasioso) e per andare in contro al mondo del lavoro ha sacrificato lo studio dell’informatica sull’altare delle cazzate.

[2] Il talento di gente come Gates, Jobs o Zuckemberg e indiscutibile ma riguarda solo marginalmente l’informatica.

[3] Tutto ciò per tacere delle body rental dove muoiono la maggior parte dei sedicenti programmatori/sistemisti di talento.