lo-chiamavano-jeeg-robot-cover-del-fumetto-ufficiale-e-due-nuovi-character-poster-3Credo di non aver mai visto al cinema una produzione italiana, o almeno non me lo ricordo (sì lo so sono uno schifoso snob); trovo il cinema italiano odiosamente provinciale e ancorato a trame desuete e terribilmente localizzate. È raro imbattersi in produzioni cinematografiche(per non parlare delle fiction) italiane con un respiro più ampio di quello legato alla turpe storiella di due amanti di provincia, all’eroismo delle forze dell’ordine e all’amore incondizionato del prete di campagna. Una sorta di mutamento sta avvenendo negli ultimi anni col filone al genere drammatico/poliziesco di film come Gomorra o Romanzo Criminale ed è proprio a questo sottogenere della cinematografia nostrana che questo Lo chiamavano Jeeg Robot, diretto da Gabriele Mainetti, si aggancia per una rappresentazione in chiave spaghetti-heroes dell’eroe con super poteri e grandi responsabilità. Non che non ci avesse provato Gabriele Salvatores due anni fa con  Il Ragazzo Invisibile ma, inutile nasconderlo, con scarso successo (di pubblico e di critica)

 

Attenzione, se non avete ancora visto il film, proseguendo nella lettura potreste imbattervi in qualche spoiler.

 

Siamo nella Roma di un futuro  prossimo venturo, fra finti attentati terroristici, un governo sempre più allo sbando e una città sempre più decadente. Qui un piccolo rapinatore di periferia finisce nelle acque del Tevere durante un inseguimento con la polizia e l’incontro casuale con delle scorie tossiche/radioattive abbandonate sul fondale gli dona una super forza e una notevole capacità di guarigione. Il LCJR_DSC_0726nostro Enzo Ceccotti, interpretato dall’ottimo Claudio Santamaria, è l’antieroe per eccellenza. Non ha certo il fisico di Steve Rogers né tanto meno il fascino e l’intelligenza di Tony Stark. Lui è un coatto di provincia, leggermente sovrappeso e tutt’altro che altruista o idealista che si trova a dover gestire un potere più grande di lui. Ad affiancarlo nella sua crescita verso la figura del supereroe ci pensa Alessia interpretata dalla bella Ilenia Pastorelli, una ragazza che ha perso la madre e che si capisce essere stata abusata dal padre, che per tutta risposta si è rinchiusa nell’universo di Jeeg Robot D’Acciaio, l’anime di Go Nagai degli anni ’70. Ceccotti si ritrova, così,  ad affrontare la consapevolezza del suo essere un super insieme ad Alessia e a filtrare tutto con la lente dei valori di Jeeg, cosa che, ovviamente lo porterà ad intraprendere la strada giusta, ad abbandonare la sua misantropia e a passare dalla parte dei buoni fino a sventare l’attentato allo Stadio Olimpico, durante il derby, orchestrato dallo Zingaro, un altro rapinatore di mezza tacca ed ex-aspirante star della TV, con gli stessi poteri di Ceccotti acquisiti dopo essere stato bruciato vivo e buttato nel Tevere. La figura dello Zingaro, interpretato da Luca Marinelli, è sicuramente (nonostante alcuni eccessi) quella riuscita meglio di tutto il film, un pazzoide, schizzato, egocentrico e frustrato che si ritrova ad invidiare la notorietà di Ceccotti dovuta alle visualizzazioni su Youtube di un filmato in cui questo scardina un bancomat a mani nude.

 

lo-chiamavano-Jeeg-robot-4A conti fatti, nonostante non fossi del tutto convinto, sono uscito dal cinema soddisfatto. Per essere una produzione italiana è certamente una spanna sopra la media di quello che normalmente vomitano nei cinema; l’unica nota realmente dolente è l’eccessivo (e del tutto inutile) utilizzo dello slang romanesco, una brutta abitudine che accompagna il nostro cinema ormai da anni ma che qui ha superato ogni limite. Non c’è una sola scena recitata in italiano è, devo essere sincero, ciò mi ha rovinato un po’ la fruizione del film (anche perché, per alcune espressioni ci volevano i sottotitoli).

 

Detto questo vi lascio con il trailer del film e vi consiglio, se non l’avete già fatto, di andare a vederlo, se non altro, è un tentativo riuscito di dare un’aria nuova al nostro sempre più imbolsito cinema.

 

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