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Ucronìa.it

cinema

The Tournament

«altro che filadelfìa fantasìa»

Non ringrazierò mai abbastanza Davide Mana Giuseppe Cilluffo per avermi consigliato, un giorno che si parlava di Kelly Hu,  questo film; ma andiamo con ordine.

 

The Tournament è un action movie britannico del 2009 che per qualche strano motivo non è passato né dalle sale né dal circuito home video italiano. L’idea centrale del film è questa:

« Thirty contestes, twenty-four hours, one rule: kill or die. Ladies and gentleman please your bets. The tournament has begun »

The Tournament

In pratica abbiamo un torneo che viene organizzato, una volta ogni sette anni, fra i 30 “migliori” assassini del pianeta, da un gruppo di persone talmente ricche e potenti da essere totalmente al di fuori della legge.

 

Questa sorta di loggia massonica è in grado di prendere per 24 ore  “possesso” di una cittadina assumendo il controllo di ogni dispositivo di sicurezza fino a trasformarla in un vero e proprio campo di battaglia utilizzando tutti i sistemi di sorveglianza per creare un vero e proprio live action per il piacere degli scommettitori. L’obiettivo del gioco, infatti, è che i partecipanti, assassini professionisti ed esperti delle più varie discipline, si eliminino fra loro mentre gli spettatori fanno le loro puntate sul probabile, unico, sopravvissuto.

 

Il gioco ha un’unica regola “uccidi o muori“. Detta così potrebbe sembrare una sceneggiatura abbastanza debole e trita, tuttavia il regista, Scott Mann, riesce a delineare una storia avvincente e a presentare il passato dei singoli personaggi rendendoli da un lato credibili e dall’altro trasformandoli in vere e proprie icone pulp che lasciano il segno nello spettatore, come Miles Slad, il pazzo assassino americano, che nasce come caricatura di un personaggio di Tarantino ma che viene reso credibile dalla grande interpretazione di Ian Somerhalder o il serafico Joshua Harlow portato sullo schermo da Ving Rhames lo stesso che avevamo visto in Pulp Fiction nei panni di Marcellus Wallace.

 

Tutte le caratterizzazioni sono davvero molto riuscute come il prete alcolizzato Joseph Macavoy interpretato dal grandissimo Robert Carlyle (unico attore apprezzabile in Stargate Universe) ma sopratutto, per me grandissima sorpresa,   Kelly Hu nel ruolo di Lai Lai Zhen. Kelly Hu è nota qui da noi per essere stata per anni la protagonista giapponese dello spot di un formaggio spalmabile, ora scopro che oltre a portare in maniera meravigliosa i suoi 44 anni, Kelly Hu è una grandissima attrice drammatica che in questo film interpreta magistralmente un ruolo “di azione” fra combattimenti corpo a corpo, sparatorie ed esplosioni nemmeno fosse la bella copia femminile di Bruce Willis.

 

L’ora e mezza del film scorre velocissima e ci accompagna attraverso un inseguimento fra un camion e un autobus ad un finale, forse scontato, ma che libera lo spettatore dalla storia e lo porta a ripensare alle singole scene e ai singoli personaggi.

 

Nel complesso, volendone tracciare un giudizio, The Tournament anche se  pecca molto nella sceneggiatura, certamente rimane un film da non perdere.

 

Godaizer

GodaizerRiprendo una segnalazione dell’altro giorno su Plutonia Experiment per parlare di un progetto (che mi era sfuggito) del 2011 made in Singapore ad opera di Hillary Yeo, animatore e docente part-time al Lasalle College of the Arts di Singapore che ha realizzato un corto di circa 18 minuti in computer graphic  che ci riporta dritto dritto alle atmosfere dei robottoni nagaiani degli ani ’70-’80.

La storia, oggettivamente, non è particolarmente originale. Godaizer è un robot gigante realizzato per combattere la minaccia rappresentata dai classici mostri “alieni” che cercano di invadere la Terra. Sconfitto il pericolo alieno, però. mantenere in attività Godaizer ha, evidentemente, un costo insostenibile, così il mecha viene disassemblato e conservato in un deposito gestito da un anziano signore e suo nipote, figlio del primo pilota di Godaizer.

La minaccia dei mostri alieni, però, non era stata totalmente debellata, l’esercito, infatti,  ne aveva conservato un esemplare in stato di animazione sospesa. Durante un esperimento, ovviamente, il mostro si risveglia incazzato più che mai e seriamente intenzionato a riprendere la sua missione di conquista del pianeta. Nulla può fare il sistema di difesa terrestre con la sua aviazione e i suoi mecha da combattimento per arrestare la furia devastante del gigantesco alieno.

A questo punto Ah Peh, il gestore del magazzino, decide di riassemblare Godaizer, l’unica arma in grado di mettere fine alla minaccia aliena, e di affidarlo al nipote che negli anni si era addestrato proprio a quello scopo. Il robot gigante si lancia contro il mostro e dopo un feroce combattimento fatto di rocket punch, punte acuminate e mazzate da fabbri riesce ad avere la meglio sul redivivo mostro gigante.

Il corto come ho detto è interamente realizzato in CGI; è interessante notare come nell’intero film non vi sia traccia di dialoghi ma come tutto venga spiegato dalle stupende espressioni facciali dei personaggi modellate dalla computer grafica e con l’utilizzo sapiente di una magnifica colonna sonora. Nonostante questo Godaizer, già dal nome del robot gigante, riesce a richiamare le atmosfere degli anime degli anni’70 con i robottoni di Go Nagai che almeno due generazioni ricordano con amore e nostalgia, ciò anche  grazie anche alla classica storyboard dell’epoca dove è chiaro chi siano i buoni, i cattivi e dove il bene sconfigge il male, sempre.

Aspettando, dunque, Pacfic Rim che ci promette di portare sul grande schermo la vera essenza dei robot giganti degli anni settanta è possibile godersi Godaizer visitando il sito del progetto, dove fra l’altro è possibile guardare il corto.

Uchuu Senkan Yamato 2199

Yamato2199-1

Era il 1974,  38 anni fa, quando il manga di Leiji Matsumoto fu per la prima volta portato in TV con un anime di 26 episodi a cui sono seguite altre due serie, sei film, una serie OAV e un live action.

Dopo quasi quaranta anni la Yamato torna con un remake  dell’anime del 1974 secondo una serie di uscite articolate in 7 lungometraggi cinematografici che condensano i 26 episodi della nuova serie. Successivamente la serie è stata e verrà proposta  in Blueray (nel 2012-2013) e successivamente in TV (nel 2013).

Per ora ho potuto guardare i primi 5 episodi e devo dire che la serie rispecchia moltissimo la storia classica.

Siamo nel 2199 e  la specie umana è stata quasi annientata dalla civiltà aliena originaria del pianeta Gamilas che dopo aver costruito una base sul pianeta Plutone, adattandolo alle proprie necessità, ha  cominciato a bombardare il pianeta Terra deviando l’orbita di alcuni asteroidi dopo averli resi radioattivi. La Terra tenta il tutto per tutto inviando tutte le proprie navi contro l’invincibile armata gamilonese, ma la nostra flotta spaziale viene annientata nell’orbita di Plutone. Ormai la specie umana ha i giorni contati, solo un anno stimano gli scienziati, prima che i danni ambientali divengano irreversibili.

Fan ServiceIntanto dal lontano pianeta Iscandar giunge un barlume di speranza, la regina Starsha,  invia la sorella Yurisha in missione sulla Terra per donare i piani per costruire un’astronave, dotata di una nuova potentissima fonte di energia, in grado di percorrere, nel tempo che resta, i 336.000 anni luce che separano la Terra da Iscandar per prelevare un dispositivo in grado di riportare l’atmosfera terrestre agli antichi splendori.

Le forze terrestri, così,  decidono di riesumare il relitto della nave da battaglia giapponese Yamato, affondata dagli americani il 7 aprile del 1945 a 180km dall’arcipelago Danjo[1], e trasformarla in una corazzata spaziale da affidare al capitano Jūzō Okita e ai giovani ufficiali Susumu Kodai e Daisuke Shima. Il viaggio verso Iscandar, ovviamente, non sarà privo di pericoli e, prima ancora di lasciare il Sistema Solare la Yamato dovrà scontrarsi più volte con i gamilionesi

Rispetto alla serie classica si nota subito una cosa: sulla Yamato ci sono molte più donne. Praticamente nella serie classica c’era solo Nova/Yuki Mori qui abbiamo tutta una serie di ragazze e tanto fan service quanto basta :-)

Per il resto l’animazione è i disegni sono in linea col ventunesimo secolo e svecchiano una serie che si porta benissimo i suoi quaranta anni.

Vi lascio con il trailer di Uchuu Senkan Yamato 2199.

[1] La Corrazzata Yamato oggi giace ancora sotto il mare al largo della Prefettura di Nagasaki ed è tuttora è un simbolo di forza e rivalsa per il popolo giapponese

Star Trek, Into Darkness

Into Darkness

Visto che abbiamo, ahimè,  sventato l’apocalisse possiamo tornare a parlare dei film più attesi per il prossimo 2013 ; oggi tocca a Star Trek Into Darkness.

Come tutti sanno nel 2009 è uscito Star Trek, l’undicesimo film tratto dall’originale serie TV creata nel 1966 da Gene Roddenberry per la regia, questa volta, di J.J. Abrams. Il creatore di Lost, Fringe e tante altre serie televisive riparte con un  reboot della storia originale riportando sul grande schermo il Capitano Kirk, il Signor Scott, il Dottor McCoy e tutto l’equipaggio della NCC1701 Enterprise in versione young.

NCC1701 EnterpriseC’è da dire che ai fan di Star Trek l’operazione non è piaciuta granché, così vuoi perché Abrams ha deciso di stravolgere la story line dell’amata serie, vuoi perché i trekkers sono peggio dei talebani, il risultato è stato che il nuovo film non era impregnato del sacro spirito di Roddenberry; peccato che la pellicola abbia incassato 385 milioni di dollari al botteghino e che, personalmente,  ho  la sensazione che il vecchio Gene avrebbe apprezzato.

Ad ogni modo, squadra che vince non si cambia e la Paramount conferma J.J. Abrams, insieme a Alex Kurtzman, Roberto Orci e al produttore Damon Lindelof,  per il dodicesimo episodio della saga cinematografica di Star Trek con l’attesissimo Into Darkness che tornerà a narrare le avventure della nave stellare Enterprise, con lo stesso cast del film precedente (Chris Pine, Zachary Quinto, Anton Yelchin e Zoe Saldana) e che, dalle premesse, rischia di far avere un travaso di bile a più di un trekker con le orecchie a punta in silicone.

E’ inutile addentrarsi nelle speculazioni che la produzione e l’abile Abrams amano far girare per creare hype, ci sarà Khan, chi sarà Khan, ci saranno i klingon, avranno la cresta, chi se ne frega… per ora l’unica cosa certa è la sinossi ufficiale che, traducendo e interpretando, recita più o meno

Quando l’equipaggio dell’Enterprise torna sulla Terra scopre che una terrificante e inarrestabile forza dall’interno della Federazione  ha distrutto la Flotta Stellare e tutto ciò che essa rappresenta, lasciando il nostro pianeta in uno stato di crisi.

Il Capitano Kirk,  condurrà una caccia all’uomo in un mondo in guerra per catturare un’arma umana di distruzione di massa. Mentre i nostri eroi vengono spinti in un’epica partita a scacchi tra la vita e la morte, l’amore verrà messo alla prova, le amicizie saranno lacerate, e verranno compiuti sacrifici per l’unica famiglia che Kirk abbia mai avuto: il proprio equipaggio.

Sì devo ammettere che anche la sinossi non dice proprio nulla sul film se non mostrarci, insieme alla locandina, un mondo in guerra, quasi post apocalittico, e i nostri eroi, come sempre, ultimo baluardo per l’umanità.

Comunque la si veda a proposito del nuovo corso di Star Trek, c’è da dire che a quasi 50 anni dalla sua prima messa in onda siamo ancora qui a parlare dell’Enterprise e trovo che questo non possa che fare bene, vi lascio quindi col primo trailer in italiano.

Pacific RIM

Il 2012 che si chiude, per quanto riguarda il cinema fantastico/fantascientifico, ci ha lasciato con alcuni autentici capolavori; come non ricordare The Avengers,  Dark Knight Rises o il sorprendente Iron Sky che hanno reso questo 2012 un po’ meno peggio di come sarebbe altrimenti stato.

Da questo punto di vista, però, anche il 2013 che ci aspetta promette tutt’altro che male. Nei prossimi post, probabilmente, parlerò di alcune delle pellicole più attese (dal mio punto di vista) per l’anno a venire, film come World War Z, Iron Man 3, Man of Steel e Star Trek 2; oggi però voglio scrivere di quello che è, in assoluto, il film che tutti i fan di Go Nagai attendono da 20 anni: Pacific Rim.

Per capire di che si tratta, riporto traducendo più o meno liberamente, la sinossi del sito ufficiale.

 

Quando una legione di mostruose creature chiamate haiju emerge dagli oceani, inizia una guerra che coinvolge milioni di vite e consuma le risorse dell’umanità per gli anni a venire. Per combattere i giganteschi Kaiju, viene sviluppata una nuova arma: dei robot giganti, chiamati jaegers, controllati simultaneamente da due piloti connessi alla macchina mediante un ponte neuronale. Anche i jeager, però, sembrano impotenti di fronte alla ferocia dei kaiju.  Di fronte all’inevitabile sconfitta le forze di difesa non hanno che un ultima chance, rivolgersi a un ex pilota caduto in disgrazia  (Charlie Hunman) e una recluta senza esperienza (Rinko Kikuchi) ai quali viene affidato un leggendario quanto obsoleto Jaeger, una reliquia del passato. Insieme i due eroi male assortiti saranno l’ultimo baluardo  dell’umanità per scongiurare l’imminente apocalisse.

Eh sì, misteriosa razza aliena asserragliata sul fondo dell’oceano (Pacifico) che lancia contro l’umanità dei giganteschi mostri, questa cosa l’ho già sentita… ah già sono le tematiche classiche degli anime robotici anni ’70, robottoni alti cento metri, pilotati dall’interno, contro mostri alieni Godzilla-style: il desiderio nascosto di qualunque bambino che passava i pomeriggi ad aspettare Goldrake in TV, una vera e propria trasposizione live action dei sogni di una generazione.
No, non ha niente a che vedere con i Transformers e men che meno con Evangelion ( i cui fan appena sentono parlare di connessione neuronale si immaginano la plugsuit di Asuka e sono in preda ad orgasmi multipli). Non ci sono seghe mentali qui, qui ci sono solo robottoni, supereroi, tante tante mazzate ed evidentemente una dose da cavallo di fan service che non può che farci un gran bene.
La regia di Pacific Rim è stata affidata dalla Warner Bros a Guillermo del Toro che abbiamo conosciuto, per esempio, in Hell Boy e che è una garanzia di successo per quanto riguarda la creazione di un universo alternativo e credibile. La sceneggiatura è di Travis Beacham, mentre  il direttore della fotografia è il premio Oscar Guillermo Navarro. Tutto ciò contribuisce alla mia personale speranza di poter assistere ad un vero e proprio capolavoro e magari alla nascita del capostipite di un nuovo genere che, chissà, un giorno porti sul grande schermo la saga di Mazinger :-)
Intanto vi lascio col trailer in italiano.

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