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Ucronìa.it

cinema

Sigourney Weaver

Per la serie: le donne della mia adolescenza; chiacchierando con la mia amica Giusy De Nicolo del suo ultimo libro, Apocalypse Kebab,  di cui parlerò prossimamente, è venuto fuori di quanto la protagonista, Alex, mi ricordasse uno dei miei miti adolescenziali la bellissima e conturbante Sigourney Weaver.

 

Sigourney Weaver, Susan Alexandra Weaver, per la precisione nasce l’8 ottobre del 1949 a New York e dunque teoricamente sarebbe un’attempata signora 63enne se non fosse che ancora nel film Avatar, quella vaccata di un paio d’anni fa, era molto sexy.

 

Sterminata la filmografia di Sigourney Weaver ma è inutile dire che la sua parte nell’Alien di Ridley Scott resterà negli annali della science fiction cinematografica.

 

Vi lascio con questa galleria con le foto di una delle attrici più sexy di Hollywood negli anni ’80.

 

Gina Carano

Diciamoci la verità: quale uomo non accarezzerebbe l’idea di stare con una donna sapendo, che se volesse, potrebbe stenderlo con un pugno, se poi la donna in questione si chiama Gina Carano…

 

Gina Joy Carano è nata  nella Contea di Dallas nel 1982 ed è stata una lottatrice di Muay Thai, per semplificare diciamo boxe thailandese; dal 2000 al 2006 ha vinto tutte le più importanti competizioni classificandosi sempre fra le prime 10 lottatrici del mondo, tutto ciò prima di darsi alla TV e oggi anche al cinema.

 

L’affascinante Gina, infatti ha cominciato la sua carriera televisiva con Fight Girls, una specie di reality show che documenta la vita di sette lottatrici e del loro lavoro per vincere un campionato. Successivamente Gina approda ad American Gladiator come la gladiatrice Crush. American Gladiator è andato in onda anche su Italia 1 ai bei tempi ed è uno show cult americano dove lottatori amatoriali combattono fra loro e contro i gladiatori in una sorta di competizione-spettacolo e in uno scenario “costruito” un po’ come quello del wrestling.

 

Dopo American Gladiators, Gina è diventata una star televisiva, invitata a tutte le trasmissioni TV e protagonista di video e documentari sportivi. Oggi entra anche nel mondo del cinema con Haywire di Soderbergh, un film d’azione che vedremo prossimamente anche in Italia.

 

Immancabile la Gallery dell’affascinante Gina Carano.

 

 

Il Pianeta Verde

Visto che siamo in tema ambientalista, stamattina voglio parlare di un film francese del 1996, diretto e interpretato dalla ottima Coline Serrau.

 

La Belle Verte è una commedia che denuncia gli sprechi, l’ipocrisia, il consumismo le smanie di potere che affliggono il mondo occidentale.

 

Siamo sul Pianeta Verde, come ogni anno tutti accorrono all’assemblea degli abitanti per decidere le linee guida da tenere il prossimo anno.

Gli abitanti del Pianeta Verde sono in tutto simili agli umani, solo infinitamente più evoluti; dopo essere passati dalla fase industriale, hanno rinunciato ai vantaggi della vita moderna per tornare indietro ad una civiltà bucolica in totale contatto con la natura, sviluppando così anche capacità telepatiche. La musica è stata abolita sostituita da concerti di silenzio, non esiste odio, risentimento, non si mangia carne sembra una gigantesca comune anni ’70 all’aria aperta solo che non fanno trip di acidi, non ne hanno bisogno. All’ordine del giorno, come tutti gli anni, inviare un rappresentante a studiare le condizioni del Pianeta Terra e come tutti gli anni, dall’epoca napoleonica,  nessun volontario fino a che, Mila, che aveva da poco perso il padre e scoperto di essere di origine terrestre, decide di sacrificarsi e andare a vedere a che punto sia lo sviluppo dei terrestri  aprofittando per scoprire di più sulle proprie origini.

 

Mila, così, si trova catapultata nella Parigi del 1996. I suoi tentativi di ambientarsi in questa diversa e arcaica società  serve a mostrare allo spettatore un diverso punto di vista sul nostro modo di vivere, dalla cementificazione selvaggia alla guerra in Bosnia, dallo smog al junk food, passando per la frenesia che ci accompagna tutti i giorni trasformandoci in  tante formiche impazzite.

 

Il film non è un capolavoro, ma merita certamente di essere visto, se non altro perché alla fine induce a porsi delle domande sulla nostra società e sui nostri atteggiamenti quotidiani. Fra gli interpreti una giovanissima e bellissima Marion Cotillard oggi famosissima non solo in Francia,  che rivedremo di nuovo ad Hollywood nell’atteso “Il Cavaliere oscuro – Il ritorno” e di cui vi propongo qualche foto.

 

Absolon

Siamo più o meno ai tempi nostri, con la differenza, che un virus in grado di provocare una sindrome di degenerazione neurologica (SDN) ha devstato il pianeta infettando tutta la popolazione mondiale e dimezzandola. Non esiste cura per l’SDN anche se un ricercatore riesce a trovare, in un farmaco estratto da alcune piante della foresta pluviale, un principio attivo in grado di bloccare la malattia: l’Absolon. L’Absolon deve essere, però, somministrato una volta al giorno ed è un farmaco il cui costo oltre ad essere proibitivo, dal momento che la foresta pluviale è in via di estinzione, è controllato da una multinazionale guidata da Murchison che in poco tempo è diventata un soggetto in grado di controllare persino le scelte dei governi.

Lo scienziato che ha scoperto l’Absolon viene assassinato e Norman Scott è l’investigatore assegnato alle indagini. In breve il poliziotto si troverà coinvolto in un affare decisamente più grande di lui e diventerà il protagonista inconsapevole di una storia che salverà l’umanità dal più grande flagello che abbia mai dovuto subire. Norman Scott(Christopher Lambert) insieme alla bellissima Dottoressa Claire Whittaker(Kerry Brook), collaboratrice dello scienziato assassinato dovrà vedersela con Murchison(Ron Perlman) e con un cattivissimo (quanto sfigatissimo) Agente Walters (Lou Diamond Phillips) intenzionati a impedire a Scott di scoprire la verità e, per questo, disposti ad ucciderlo, in una serie di inseguimenti, scazzottate e sparatorie.

Questo Absolon-Virus Mortale in realtà è una noia mortale, la storia è banale, anche il colpo di scena finale è degno di un fumetto di Topolino.  L’unico spunto interessante riguarda il fatto che la moneta, in questo nuova realtà, è stata sostituita da minuti di vita(grazie all’Absolon) che vengono usati come merce di scambio; chi ha un lavoro avrà abbastanza tempo da vivere, chi non ce l’ha è condannato a morte (hanno così risolto i problemi del precariato). Christpher Lambert è imbolsito come non mai e Lou Diamond Philips è una macchietta tragicomica. Si salva solo Kerry Brooks (le sue tette non la sua recitazione) e Roberta Angelica nei panni del Detective Ruth Bryany che non so chi sia però è quasi capace di recitare.

Approfitto del post per una galleria fotografica della signorina Kerry Brook, che tutto sommato, è un gran bel vedere.

The cell

Una tecnologia sperimentale permette allo psicologo  di entrare nella mente dei pazienti e tentare una terapia “dall’interno”, da questo spunto nasce “The Cell – La Cellula” un horror fantascientifico del 2000 diretto da Tarsem Singh.

La dottoressa Catherine Deane sta tentando, utilizzando questa nuova tecnica ma con scarsi risultati, di risvegliare un bambino dal coma; pur essendo entrata in contatto con il piccolo ed averne conquistato la fiducia, però, la psicologa non riesce in alcun modo a riportarlo indietro. Proprio quando l’ospedale sta per decretare il fallimento della nuova terapia, l’agente dell’FBI Peter Novak contatta Catherine per chiederle di entrare nella testa di un serial killer, caduto in stato di coma poco prima di essere catturato e aiutarlo, così, a salvare  la prossima vittima. Stargher, il serial killer, infatti rapisce delle donne e le imprigiona in una cella ermetica che viene riempita pian piano d’acqua fino all’annegamento della povera malcapitata che successivamente viene trasformata in una specie di bambola per soddisfare le perversioni del mostro. L’ultima vittima di Stargher non è stata ancora ritrovata e potrebbe essere ancora viva.

Da qui in poi tutto il film diventa il viaggio nella mente di un pazzo, dove anche Catherine, che passa dal ruolo di guerriera sexy a quello di suora, rischia più volte di perdersi in un susseguirsi di visioni oniriche, ricordi mischiati a perversioni e dove come in un trip di ecstasy non si riesce più a distinguere la realtà dal sogno psichedelico di una persona disturbata.

Il film non brilla certo per la recitazione di Jennifer Lopez nei panni di Catherine e nemmeno per la regia schizofrenica che, se si giustifica durante la parte onirica, realizzata per disturbare lo spettatore, non ha senso nel resto del film, sopratutto nella prima parte che rimane totalmente e inspiegabilmente slegata dal resto della storia.

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