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Ucronìa.it

Kyashan, il mito

Kyashan, Il MitoTutti conoscono la storia di Kyashan il ragazzo che ha sacrificato se stesso e si è fatto androide per salvare l’umanità dalla minaccia dei robot impazziti progettati dal padre.

 

Nel 1993 lo studio Tatsunoko & Artmic produce  4 OAV da 30 minuti (raccolti in un unico film da 100 minuti per il mercato americano): Robot Hunter Casshern (ロボット・ハンター・キャシャーン Robotto Hantā Kyashān). Gli OAV approdano in Italia nel 1999,  importati dalla Yamato Video, in un unico DVD dal titolo Kyashan, il Mito.

La nuova serie che anticipa la completa rivisitazione fatta nel 2008 con Casshern Sins è, di fatto, un reboot della serie Kyashan del 1974 ma mantiene tuttavia una maggiore aderenza all’originale rispetto a Sins.

 

Il Dottor Azuma ha costruito delle macchine dotate di intelligenza artificiale con l’obiettivo di aiutare il genere umano e preservare il pianeta e l’ambiente da ogni possibile minaccia. Questi neoroidi, guidati dal programma BK-1 installato in Braiking, analizzano la situazione e decidono di usare la forza per estirpare la vera e più grande minaccia per il pianeta: gli esseri umani.

 

LunaIn breve tempo l’umanità viene soggiogata dalla potenza neoroide, macchine quasi invulnerabili e in grado di aumentare la propria potenza semplicemente evolvendo in modelli successivi. Gli uomini vengono resi schiavi o uccisi e l’imperativo primario di BK-1 può finalmente essere rispettato, il pianeta, senza l’umanità, che ne assorbe le risorse come un cancro, sta cominciando a tornare agli antichi fasti.

 

Ma gli uomini non ci stanno a farsi da parte e nascono delle sacche di resistenza e una vera e propria controffensiva contro i robot utilizzando le armi MF progettate dal Dottor Kazuki, scienziato esperto in cibernetica e amico del dottor Azuma,  con, nel cuore, la speranza che un giorno appaia il salvatore atteso da tutti: Kyashan.

 

Kyashan-Il.MitoPer riparare all’errore commesso il dottor Azuma decide di sacrificare la vita di suo figlio Tetsuya e trasformare il suo corpo in un nuovo tipo di neoroide, un ibrido fra uomo e macchina, l’unica cosa in grado di sconfiggere Breaking. Kyashan compare insieme al suo cane Friender giusto in tempo per salvare Luna Kazuki, figlia del dottor Kazuki e grande amore di Tetsuya Azuma. Da qui iniziano le avventure di Kyashan che insieme a Luna combatte i robot di Breaking fino all’epico scontro finale contro BK-1.

 

La storia di “Kyashan, il mito” è certamente più matura rispetto al vecchio anime del 1974 e qui Breaking non è semplicemente un robot impazzito ma una macchina che esegue la propria direttiva primaria e che forse, in fondo, non ha nemmeno tutti i torti. Il mecha design è certamente più accurato rispetto agli anni ’70 dove le armate di robot sembravano una delle “sorprese della settimana” di Yatterman e non manca un po’ di fan service con le tette di Luna a sballonzolare di quà e di là.

In definitiva un paio d’ore fra nostalgia e divertimento senza l’angoscia latente della serie del 1974 e senza la voglia di tagliarsi le vene provata guardando Casshern Sins.

 

Kelly Hu

E dopo aver parlato ieri di “The Tournament” non posso fare a meno di spendere due parole e qualche immagine per la meravigliosa Kelly Hu.

 

Molti ricorderanno lo spot degli anni ’80-’90 del noto formaggio spalmabile Philadelphia. Una ragazza giapponese arriva in Italia per studiare (???) e si ritrova a vivere in una famiglia che si nutre solo a formaggini e credendo che queste siano le usanze del posto ci rimane per almeno 7 anni!!! Per chi non si ricorda di Kaori vedo di rinfrescarvi la memoria:

 

 

copertinaBeh la ragazza giapponese era Kelly Hu, che poi giapponese… ma per gli italiani, si sa, sono tutti musi gialli.

 

Kely Ann Hu, in realtà nasce a Honolulu il 13 febbraio 1968 ed ha origini cinesi e inglesi.  Kelly sin da ragazzina vuole approdare al mondo dello show business, ama la danza, il canto ma è anche esperta di arti marziali. La sua carriera inizia nel 1987 con una parte nella sitcom Growing Pains, da lì Kelly comincia a fare comparsate in varie serie televisive come  21 Jump Street,Melrose Place fino ad approdare al cinema con Venerdì 13: incubo a Manhattan. Nel 1993 vince il titolo di “Miss Hawaii USA” per poi arrivare alla finale di “Miss USA”.

 

Il suo lavoro di modella la porta, a inizio carriera, a lavorare in Giappone e in Italia, dove appunto la conosciamo come Kaori. Tuttavia, in seguito avrà ruoli importanti nelle serie Nash Bridges e Martial Law e successivamente al cinema con Il ReScorpione (2002), X-Men 2 (2003), fino a The Tournmant(2009).

 

Beh se volete maggiori informazioni sulla bellissima Kelly Hu non mi resta che rimandarvi a Wikipedia mentre magari vi guardate la galleria che le dedico qui sotto.

The Tournament

«altro che filadelfìa fantasìa»

Non ringrazierò mai abbastanza Davide Mana Giuseppe Cilluffo per avermi consigliato, un giorno che si parlava di Kelly Hu,  questo film; ma andiamo con ordine.

 

The Tournament è un action movie britannico del 2009 che per qualche strano motivo non è passato né dalle sale né dal circuito home video italiano. L’idea centrale del film è questa:

« Thirty contestes, twenty-four hours, one rule: kill or die. Ladies and gentleman please your bets. The tournament has begun »

The Tournament

In pratica abbiamo un torneo che viene organizzato, una volta ogni sette anni, fra i 30 “migliori” assassini del pianeta, da un gruppo di persone talmente ricche e potenti da essere totalmente al di fuori della legge.

 

Questa sorta di loggia massonica è in grado di prendere per 24 ore  “possesso” di una cittadina assumendo il controllo di ogni dispositivo di sicurezza fino a trasformarla in un vero e proprio campo di battaglia utilizzando tutti i sistemi di sorveglianza per creare un vero e proprio live action per il piacere degli scommettitori. L’obiettivo del gioco, infatti, è che i partecipanti, assassini professionisti ed esperti delle più varie discipline, si eliminino fra loro mentre gli spettatori fanno le loro puntate sul probabile, unico, sopravvissuto.

 

Il gioco ha un’unica regola “uccidi o muori“. Detta così potrebbe sembrare una sceneggiatura abbastanza debole e trita, tuttavia il regista, Scott Mann, riesce a delineare una storia avvincente e a presentare il passato dei singoli personaggi rendendoli da un lato credibili e dall’altro trasformandoli in vere e proprie icone pulp che lasciano il segno nello spettatore, come Miles Slad, il pazzo assassino americano, che nasce come caricatura di un personaggio di Tarantino ma che viene reso credibile dalla grande interpretazione di Ian Somerhalder o il serafico Joshua Harlow portato sullo schermo da Ving Rhames lo stesso che avevamo visto in Pulp Fiction nei panni di Marcellus Wallace.

 

Tutte le caratterizzazioni sono davvero molto riuscute come il prete alcolizzato Joseph Macavoy interpretato dal grandissimo Robert Carlyle (unico attore apprezzabile in Stargate Universe) ma sopratutto, per me grandissima sorpresa,   Kelly Hu nel ruolo di Lai Lai Zhen. Kelly Hu è nota qui da noi per essere stata per anni la protagonista giapponese dello spot di un formaggio spalmabile, ora scopro che oltre a portare in maniera meravigliosa i suoi 44 anni, Kelly Hu è una grandissima attrice drammatica che in questo film interpreta magistralmente un ruolo “di azione” fra combattimenti corpo a corpo, sparatorie ed esplosioni nemmeno fosse la bella copia femminile di Bruce Willis.

 

L’ora e mezza del film scorre velocissima e ci accompagna attraverso un inseguimento fra un camion e un autobus ad un finale, forse scontato, ma che libera lo spettatore dalla storia e lo porta a ripensare alle singole scene e ai singoli personaggi.

 

Nel complesso, volendone tracciare un giudizio, The Tournament anche se  pecca molto nella sceneggiatura, certamente rimane un film da non perdere.

 

Godaizer

GodaizerRiprendo una segnalazione dell’altro giorno su Plutonia Experiment per parlare di un progetto (che mi era sfuggito) del 2011 made in Singapore ad opera di Hillary Yeo, animatore e docente part-time al Lasalle College of the Arts di Singapore che ha realizzato un corto di circa 18 minuti in computer graphic  che ci riporta dritto dritto alle atmosfere dei robottoni nagaiani degli ani ’70-’80.

La storia, oggettivamente, non è particolarmente originale. Godaizer è un robot gigante realizzato per combattere la minaccia rappresentata dai classici mostri “alieni” che cercano di invadere la Terra. Sconfitto il pericolo alieno, però. mantenere in attività Godaizer ha, evidentemente, un costo insostenibile, così il mecha viene disassemblato e conservato in un deposito gestito da un anziano signore e suo nipote, figlio del primo pilota di Godaizer.

La minaccia dei mostri alieni, però, non era stata totalmente debellata, l’esercito, infatti,  ne aveva conservato un esemplare in stato di animazione sospesa. Durante un esperimento, ovviamente, il mostro si risveglia incazzato più che mai e seriamente intenzionato a riprendere la sua missione di conquista del pianeta. Nulla può fare il sistema di difesa terrestre con la sua aviazione e i suoi mecha da combattimento per arrestare la furia devastante del gigantesco alieno.

A questo punto Ah Peh, il gestore del magazzino, decide di riassemblare Godaizer, l’unica arma in grado di mettere fine alla minaccia aliena, e di affidarlo al nipote che negli anni si era addestrato proprio a quello scopo. Il robot gigante si lancia contro il mostro e dopo un feroce combattimento fatto di rocket punch, punte acuminate e mazzate da fabbri riesce ad avere la meglio sul redivivo mostro gigante.

Il corto come ho detto è interamente realizzato in CGI; è interessante notare come nell’intero film non vi sia traccia di dialoghi ma come tutto venga spiegato dalle stupende espressioni facciali dei personaggi modellate dalla computer grafica e con l’utilizzo sapiente di una magnifica colonna sonora. Nonostante questo Godaizer, già dal nome del robot gigante, riesce a richiamare le atmosfere degli anime degli anni’70 con i robottoni di Go Nagai che almeno due generazioni ricordano con amore e nostalgia, ciò anche  grazie anche alla classica storyboard dell’epoca dove è chiaro chi siano i buoni, i cattivi e dove il bene sconfigge il male, sempre.

Aspettando, dunque, Pacfic Rim che ci promette di portare sul grande schermo la vera essenza dei robot giganti degli anni settanta è possibile godersi Godaizer visitando il sito del progetto, dove fra l’altro è possibile guardare il corto.

La fine dei netbook

Torniamo a parlare di tecnologia. Il Guardian ci fa sapere che Asus e Acer (dopo che già Dell, HP e Samsung avevano fatto lo stesso nel 2011) hanno chiuso le proprie linee di produzione di netbook, uno dei dispositivi più versatili ed utili mai realizzati in ambito informatico. L’idea di un portatile di dimensioni ridotte e a basso costo faceva così paura che la Apple e lo stesso Steve Jobs, in procinto di lanciare l’iPad,  hanno mosso una vera e propria guerra contro questi dispositivi.

Se c’è una terza categoria di dispositivi deve essere migliore a fare certe cose rispetto ad un laptop o uno smartphone; altrimenti non ha ragione di esistere. Alcuni hanno detto: ‘È il netbook!’ Il problema è che i netbook non sono migliori a fare niente. Sono lenti, hanno display di bassa qualità, e fanno girare vecchio software per PC. Non sono meglio di un laptop, solo costano di meno. Sono solo laptop economici. E noi non pensiamo che siano una terza categoria di dispositivo”.

Steve Jobs visto da NapoliIl motivo, ovviamente, è da ricercarsi esclusivamente in ambito commerciale, non per niente l’attacco più pesante veniva proprio dal re dei markettari, i netbook, infatti non consentono quasi nessun margine di guadagno a differenza dei tablet, tuttavia i due dispositivi sono profondamente diversi e avrebbero potuto tranquillamente coesistere.

Se è vero che l’utilizzo che viene fatto normalmente di un netbook è quello di navigare su internet, esattamente come un tablet (e, a ben pensarci, come un qualunque laptop) è anche vero che il netbook è decisamente più versatile se si decide di utilizzare applicazioni diverse da un browser o da un giochino se non altro per l’interfaccia utente che permettere di scrivere un documento senza dover ricorrere a strani artifici.

Personalmente sono stato felicissimo dell’introduzione di questi giocattoli, sin dal primo eeePc a 7 pollici con disco SSD della Asus. Il netbook è abbastanza piccolo e leggero da permettermi di infilarlo in uno zainetto, di portarlo agevolmente in aereo, in moto, di tenerlo sotto il sedile dell’auto e mi permette di fare praticamente tutto quello che faccio col PC, di scrivere un documento, di mandarlo per posta, di collegarmi in ufficio o a casa. Il tablet, certo, è più portatile (anche se i 10 pollici alla fine hanno un ingombro simile) ma ha uno scopo diverso. Non è meglio o peggio del netbook, è un’altra cosa. Col tablet posso cazzeggiare su internet, usare le app per Facebook, posso giocare ad Angry Birds Star Wars e tante altre attività ma non potrei scriverci questo articolo, o forse sì ma ha prezzo di tali contorsioni da farmene passare la voglia. A dirla tutta io al mio netbook ci sono affezionato come non mi succedeva dai tempi del mio primo Amstrad 3286 mentre il mio (vecchio) tablet (italo-cinese) che pure fa egregiamente il suo lavoro, giace a fare polvere sulla scrivania, soppiantato dal Kindle, nella sua attività di e-book reader.

C”è da dire, poi,  che in un certo senso i netbook hanno consentito di avvicinare ad internet anche chi non può permettersi di spendere 3-400 euro per un tablet decente e rimangono infinitamente più performanti di qualunque schifezza cinese rimarchiata.

Bah, ce ne faremo una ragione anche di questo, del resto il Betamax fu soppiantato dal VHS… intanto vado a cercarmi un nuovo eeePc sotto-costo e me lo tengo di scorta, non si sa mai :-)

RIP netbook.

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