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Ucronìa.it Halloween

Alan Turing

Non voglio stare a tediare l’universo con la storia di Alan Turing e con tutte le menate sulla sua vita, il suo lavoro e la sua morte.  In occasione dei cent’anni dalla nascita di uno dei veri geni del ‘900 in tanti, troppi, spesso in maniera ipocrita, ne stanno celebrando le imprese intellettuali.

Voglio solo ricordare la Tesi di Church.

«Una funzione è effettivamente calcolabile sse è T-computabile»

in altre parole

«Le macchine di Turing sono in grado di risolvere tutti i problemi algoritmici effettivamente risolubili»

ciò detto mi sento un coglione perché, da cosa nasce cosa,  ho cominciato a leggiucchiare qualche documento sulla computabilità compresa una tesi di laurea in Informatica che sembra una tesina della terza media e ho fatto una fatica immane a riprendere dei concetti che fino a pochi anni fa erano parte integrante del  mio modo di ragionare.

Sì è vero che sto invecchiando, ma temo di essere cambiato molto, forse un po’ troppo.

A-Team, il film

Reboot, remake, rebuild… Hollywood non risparmia niente e nessuno e cosa c’è più facile che ravanare nel mondo delle serie TV per riproporre una delle storie più avvincenti degli anni ’80? Parlo, naturalmente, del remake cinematografico di “The A-Team“.

L’A-Team ha lasciato in tanti ex-adolescenti negli anni ’80 un ricordo indissolubilmente legato al taglio alla moicana e al furgone di P.E.Baracus, al sigaro e ai piani di Hannibal, alla Corvette e al sorriso di Sberla e alla follia di Murdok; francamente riproporne una versione cinematografica non deve essere stata un’operazione semplice e, oggettivamente,  ha avuto un successo parziale.

Il film del 2010, prodotto da Ridley Scott oltre che da Stephen J.Cannel (creatore e produttore  della serie originale) in sè non è brutto; Liam Neeson è abbastanza credibile nel ruolo di Hannibal e anche gli altri attori non se la cavano male, a dirla tutta solo Sharlto Copley fa rimpiangere il “Matto Urlante” Murdok della serie TV, ma penso che rimpiazzare Dwight Shultz in quel ruolo sia semplicemente impossibile.

La storia, tuttavia,  sarebbe più adatta ad una buon episodio del vecchio telefilm piuttosto che ad una pellicola cinematografica, il film sembra quasi il pilot di una nuova serie,  ma, alla fine, come ho detto, l’ora e mezza della durata della pellicola passa piacevolmente fra scazzottate, sparatorie e improbabili combattimenti aerei fra droni telecomandati e carri armati in caduta libera.

Rispetto alla serie originale, il plot cambia di poco. L’A-Team rimane una ex-squadra speciale delle Forze Armate USA che ha prestato servizio Medio Oriente anziché in Vietnam e, a differenza della serie TV, alla fine del film l’A-Team trova  le prove per scagionarsi da un reato mai commesso ma, purtroppo, serve un  capro espiatorio, e dopo  un lungo concatenarsi di eventi il film non potrà fare altro che terminare così:

“Sono tuttora ricercati, ma se avete un problema che nessuno può risolvere e se riuscite a trovarli forse potrete ingaggiare il famoso A-Team”

Tutto sommato è stato un piacevole tuffo nel passato e i cameo di Dirk Benedict e Dwight Shultz (riproposti anche dopo i titoli di coda) è quasi commovente :-)

 

Cercasi Hover Pilder

La Toei ha annunciato, mediante il suo sito, di essere alla ricerca della replica a grandezza naturale dell’Hover Pilder realizzata  per i concerti di  Mizuki Ichiro, il cantante della sigla di Mazinga, durante  la Robonation Super Live Event nel 1997.

La replica in scala 1:1, dopo l’evento del 1997,  fu regalata ad un fan estratto a sorte mediante una lotteria con la calusola che la Toei  potesse disporne durante eventi e occasioni speciali. La replica  ha le ali mobili, luci decorative e emette fumo; attualmente la Toei ne ha perso le tracce e chiede a chi abbia notizie in merito di inviare una mail promettendo anche  una ricompensa.

Il Pilder sarà usato durante i festeggiamenti del quarantennale della messa in onda del primo episodio di Mazinger Z.

Ma la Toei Animation non gira solo per i parcheggi giappoesi cercando un Pilder in divieto di sosta; è stato  annunciato, infatti, il lancio di un cofanetto Blue-ray contenente tutti i film della saga di Mazinger, verranno dunque finalmente pubblicati in qualità Blueray Mazinger Z Vs. Devilman (Luglio 1973), Mazinger Z Vs.  il Generale Nero (Luglio 1974), Great Mazinger Vs. Getter Robot (Marzo 1975), Great Mazinger Vs. Getter Robot G (Luglio 1975), Gattaiger (La grande battaglia dei dischi spaziali) (Luglio 1975), Great Mazinger Vs. Ufo Robot Grendizer (Marzo 1976) e Getter Robt G vs. Dragosauro (1976) oltre ad un bonus disk con alcuni episodi dei più popolari anime robotici creati da Go Nagai. Il cofanetto costerà  15.750 yen (circa 156 euro,  niente paura, non verranno mai tradotti in italiano 😉 ).

Vi lascio con le uniche immagini che ho trovato del concerto di Mizuki Ichiro del 1997 e della replica del Pilder.

Lupin the Third – Mine Fujiko to iu onna


Qualche tempo fa avevo annunciato la nuova serie TV basata su Lupin III lanciata per il 40esimo anniversario della prima messa in onda dell’anime. Oggi parliamo, dunque, proprio di questa  nuova serie: “La donna chiamata Fujiko Mine“.

 

 

Come già il titolo lascia presagire il nuovo anime centra le sue vicende su Fujiko, conturbante co-protagonista di tutte le avventure del  ladro gentiluomo e sogno erotico di più di una generazione di ragazzini. In realtà più che su Fujiko come ladra il nuovo anime si concentra sulla storia della vita della  donna, una storia che si intreccia con quella del ladro più famoso del mondo, con quella di un giovane samurai, con quella di un killer stanco e sfiduciato e con quella di un poliziotto fissato per la cattura di Lupin secondo un copione che sembra essere stato scritto in un altro tempo e in un altro luogo, un po’ come se fosse la sceneggiatura di un film francese adattata alla vita reale.

 

Nella serie scopriamo tanti retroscena sulla vita di Fujiko ma anche su Lupin, Jigen e Goemon e viene fuori un inedito (per la TV) Zenigata lontano dall’incapace ispettore dell’Interpol che molti ricorderanno (tanto diverso da fare sesso con Fujiko nella stanza degli interrogatori) e che diventa, qui, il depositario di sordidi segreti e viene usato come trade d’union per più di un’avvenimento misterioso della vita dei protagonisti.

 

La storia è ambientata,  presumibilmente, all’inizio del dopo-guerra, i riferimenti ai Beatles e a Fidel Castro, per esempio, o il design di automobili, carri armati e aeroplani ci portano nei primi anni cinquanta, ma siamo in una dimensione diversa dalla nostra dove non solo alcuni eventi ma anche la geografia subisce qualche cambiamento.

 

Lupin, Jigen, Goemon e Fujiko non si sono mai incontrati e sarà proprio la donna a diventare non solo il collante delle storie ma ad intrecciare le vite dei protagonisti. L’ispettore Zenigata  ha qui un aiutante, il vice-ispettore Oscar, che idolatra Zenigata al punto innamorarsene ed essere geloso della stessa Fujiko che, nella stanza degli interrogatori, ha ottenuto da Zenigata quello che lui ha sempre anelato. Oscar è così infatuato del vecchio Zazà che finisce per farsi saltare in aria nel tentativo di compiacerne le aspettative.

 

Per chi ha amato il Lupin trasmesso dalla Fininvest negli anni ’80, devo avvertire che la nuova serie è completamente diversa da quanto visto finora: sangue, sesso e violenza la fanno da padrone così come sono centrali le trame oscure che sembrano guidare la vita dei protagonisti, in un certo senso richiama i primi episodi della prima serie ma sopratutto i primi manga. Dal punto di vista stilistico il tratto è simile proprio a quello della prima serie, per quanto adeguato ai canoni moderni e le musiche di Naruyoshi Kikuchi riportano indietro nel tempo, in particolare la sigla inziale “New Wuthering Heights” trasporta direttamente lo spettatore alle atmosfere del 1971  (almeno finché non arriva tuo figlio, che vuole giocare ad Angry Birds, a ricordarti che sono passati 40 anni).

 

In definitiva questa nuova incarnazione di Lupin III è uno dei migliori anime del 2012 ed è adatto sia a chi ha amato il vecchio Lupin con la giacca verde e sia a chi si avvicina ora al mondo del ladro ispirato all’Arenico Lupin di Leblanc.

 

Vi regalo intanto la nuova Fujiko.

Intervista a J.Tangerine

Parlare con una scrittrice di successo mi fa sentire sempre inadeguato. Ho sempre il terrore di dire cose sciocche o meglio ho il terrore che l’altro capisca che sto dicendo cose sciocche, con la maggior parte della gente non c’è questo problema. Ma partiamo subito con l’intervista a J.Tangerine la bravissima scrittrice italiana, autrice del romanzo di fantascienza “Apocalypse Kebab”.

A: La prima domanda che ho sempre voluto farti è questa: tu il kebab lo preferisci di pecora, secondo la ricetta tradizionale, o col maiale come lo fanno nei gyros grechi e nei centri commerciali nostrani?

J: Ogni tanto lo compro in una kebaberia conforme ai precetti islamici ma il più delle volte prendo la versione imbastardita. Ma come mai ti interessa, stai per convertirti all’islam? O ti sei fumato la lattuga di contorno? 

La mia prima domanda non era peregrina ma fondamentale per sapere se sei una scrittrice globalizzata; io per esempio preferisco il kebab dei centri commerciali, è una valida alternativa per il pranzo col Crispy McBacon del McDonald’s, una volta ho provato a fumare la lattuga del BigMac, un’esperienza inconfondibile che… solo da McDonald’s. Comunque c’è scritto anche nel programma elettorale di Beppe Grillo che l’alimentazione sana è importante e mi pare di ora di adeguarsi prima che la grande distribuzione ci proponga otto tipi diversi di olio di ricino

A: A proposito di Beppe Grillo hai visto la straordinaria affermazione del Movimento 5 Stelle alle elezioni amministrative. Cosa ne pensi dei sostenitori dell’artista estromesso dalle TV nazionali a causa della miopia del sistema mediatico che non accetta di far andare in video un comico che non fa ridere?
J: Sono ansiosa di vederli all’opera, dopo tante parole. Certo, quell’uscita di Grillo sulla mafia è stata a dir poco raccapricciante. In ogni caso, visto che il PDL pare voler candidare  Jerry Scotti, potremo organizzare le elezioni via televoto.

Non lo sai che il televoto e l’ultima è più grande espressione di democrazia diretta, l’importante che ci si possa accedere anche con Facebook. Del resto, si sa, le elezioni non servono a molto, tanto, citando Loki in the Avengers: sono nati per essere governati, alla fine si inginocchieranno sempre.

A: Tornando a Loki, sono sicuro che anche tu, come tutti gli scrittori di urban fantasy non hai potuto fare a meno di andare al cinema a vedere il film dell’anno, sai mentre io lo guardavo immaginavo Alexandra Zahradnik al posto di Natasha Romanova, tuttavia non ce la vedo Scarlett Johansson nel ruolo di Alex. Se un giorno Joss Whedon volesse fare una trasposizione cinematografica dell’Apocalisse tu chi ci vedresti nel ruolo di Alexandra?
J: Prima di tutto, ovvio che ho visto The Avengers, e il mio personaggio preferito è proprio Loki. Davvero interessante, sfaccettato, più incazzato che davvero malvagio, ma come tormentato. Certo, se cresci all’ombra di un fratello bietolone culturista, col ciuffo così laccato che da solo ha bucato l’ozono di tutto l’emisfero australe, per forza manifesti qualche problemuccio caratteriale. Ma di cosa stavamo parlando? Ah sì, di Alexandra. No, la Johansson non andrebbe affatto bene: troppo sensuale e sicura di sé. E troppo glamour. Alex è appuntita e ruvida, un misto di spacconeria e fragilità, un pulcino con gli artigli. Summer Glau, per come è apparsa nella serie Alphas, ha l’aspetto giusto. È molto brava ed ha anche già lavorato con Whedon: siamo a cavallo, no?

A cavallo, a cavallo… ma non lo sai che Summer Glau porta sfiga? Avesse portato a compimento una serie che fosse una! Comunque convengo che è gnocca, ma parliamo di cose serie (sì lo so che la gnocca è una cosa seria): i terremoti.

A: Tutti sanno che quello che è successo in Emilia è causato dal sistema HAARP utilizzato dai poteri forti e dalle banche per distogliere l’attenzione dai veri problemi della nazione e dalle tasse; alcune voci, tuttavia, dicono che il terremoto sia stato causato da un attacco degli Inferenti che si sono teletrasportati nella faglia appenninica, puoi confermare?
J: Certo! Li ho mandati sotto casa della mia editor, per quanto mi ha rotto le palle su questo libro. No, vabbè, magari! Ci sono stati ventisei morti nessun Inferente figo, purtroppo.

Capisco pochi 26 morti per un attacco degli inferenti.

A: Parliamo ora delle tue abitudini casalinghe, voci bene informate dicono che hai cercato di affettare un cocomero con la sciabola e che ti sei quasi tranciata una falange di netto.  E’ vero o sono pettegolezzi infamanti messi in giro nella blogosfera italiana?
J: Voglio chiarire la cosa una volta per tutte: non era un cocomero ma un ananas. La blogosfera italiana è davvero un ambiente malato.

Già dovremmo tutti tornare alle vecchie BBS.

A:  Veniamo adesso a quella troia di Alex; ma ti sembra normale che in un romanzo di urban fantasy ci debbano essere tutte quelle parolacce in bocca ad un’adorabile signorina che cerca di salvare il mondo dalla furia omicida proveniente da un’altra dimensione. Ma cazzo, dico io, non lo sai che quando ti pestano come una zampogna il fair play è fondamentale, lo capisci o no che il tuo libro lo mettono sullo stesso scaffale di Harry Potter e che se i 14enni che leggono quella merda dovessero, per sbaglio, leggere la parola figa nelle tue pagine finiscono in bagno a farsi le seghe per un mese; vuoi davvero avere tutti quei brufoli sulla coscienza?
J: Hai ragione, sono un’irresponsabile. È notorio che se sei un’ex bambina di strada e stai morendo per una overdose di mazzate procurata da un alieno feroce e apparentemente inarrestabile, sola, disperata e martellata dalla pioggia, la parola che ti sale alle labbra non può essere che POFFARBACCO!

POFFARBACCO! Torniamo all’urban fantasy.

A: E’ mai possibile che bisogna inventarsi sempre nuovi generi. Se dichiaravi, com’è giusto, di aver scritto un libro di fantascienza ti mettevano in libreria insieme ad Asimov e a Dick e ti risparmiavi i lettori di Harry Potter. (In realtà se dichiaravi di scrivere fantascienza non vendevi nemmeno una copia ma questo resti fra noi). Ma dimmi, la prossima volta, che ne pensi di scrivere un bel romanzo di fantasy gastronomica ambientato nel cesso di un McDonald’s?
J: Ammetto che etichettare un romanzo per me è come afferrare un’anguilla insaponata. Però l’idea del cesso del McDonald’s potrebbe essere promettente. :)

No, quei cessi sono sempre troppo lindi…

A: Quando ho scritto la prima volta di Porcaccia un Vampiro, ho detto che un romanzo di vampiri scritto da una donna è in genere una garanzia di vaccata e che leggendo il tuo romanzo mi sono dovuto ricredere. (in effetti le uniche vere critiche che ho letto su di te provengono da ragazzine illetterate che scrivono su fondo rosa con le gif animate di pipistrelli) Ammetto che la mia prevenzione nei confronti delle scrittrici femmine si estende anche e soprattutto alla fantascienza, anche questa volta però mi sono dovuto ricredere; era successo solo una volta, con il ciclo dei Dragonieri di Pern di Anne McCaffrey che pure è rimasto nella mia libreria per anni prima di essere consumato. Ora la mia domanda è: quando ti fai operare?
J: Non credo che farmi trapiantare il bigodino potenzierebbe la mia personalità da camionista, già predominante. Comunque, nel tuo rosario di pregiudizi mi pare manchi quello sugli scrittori italiani. Ti è mica sfuggito? Se sei italiano, devi per forza scrivere male, o essere noiosissimo, o entrambe le cose. Se poi sei italiano e scrivi fantasy o fantascienza, allora sei più in basso del più appestato tra i nemici dell’igiene. Dal mio punto di vista, tutte ottime ragioni per continuare.

Questo pregiudizio me lo conservo per la fiction italiana… a breve il mio post  “Ashes to Ashes vs Don Matteo”.
Comunque il fatto che tu sia un’eccezione… com’era il detto?

Bene J.Tangerine ancora una volta ti ringrazio per l’intervista e per la quarta di copertina della nuova edizione dell’Apocalisse ma sopratutto perché, grazie a te, d’ora in poi, penserò ai bigodini in modo del tutto diverso.

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