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Punta al Top! GunBuster

D'amore Vito Antonio liked this post

Finalmente, in una domenica pomeriggio in cui siamo riusciti a mettere i bimbi a nanna, ho avuto modo di sciropparmi i sei OAV di Toppu wo nerae!  meglio noto come Punta al Top! Gunbuster, un anime di genere robotico per la regia di Hideaki Anno e targato GAINAX (sì come Evangelion).

Siamo nel 2015 e una minaccia aliena incombe sulla Terra. L’ammiraglio Takaya si scontra, per la prima volta, con dei mostri alieni, diretti verso  il nostro pianeta, riuscendo a sconfiggerli sia pure a costo della vita. Pochi uomini sopravviveranno alla prima incursione di questi mostri giganti (un misto di piante, insetti e micidiali macchine da guerra),  fra questi, Kouichiro Ohta, la cui missione, da quel giorno, è diventata quella di fermare, per sempre, l’invasione. Otha partecipa, dunque, al progetto di un micidiale robot da combattimento e si occupa personalmente di addestrare i piloti. Nasce così il Gunbuster, un robot meccanico alto oltre 200 metri pronto a sfidare le armate nemiche: il Gunbuster viene affidato a  Noriko Takaya, la figlia dell’ammiraglio Takaya e a  Kazumi Amano, pilota con incredibile talento e determinazione, scelte fra i migliori cadetti di tutte le scuole per piloti di mecha da combattimenti del mondo.

L’attacco alla Terra arriva insapettato, senza una dichiarazione; con gli alieni non si può discutere, essi agiscono come anticorpi della galassia e il loro obiettivo è esclusivamente l’annientamento del genere umano, reo, ai loro occhi, di essere un virus troppo invasivo. All’umanità non resta quindi che cercare di difendersi da sciami di mostri giganteschi che attaccano a milioni, a miliardi e lo fa in tre epiche battaglie nel corso di circa 25 anni, durante i quali la tecnologia terrestre subirà una crescita straordinaria, fino ad arrivare, nell’ultimo epico scontro, ad ingabbiare Giove in una bomba in grado, esplodendo,  di creare un  gigantesco buco nero al centro della galassia per sterminare la minaccia extraterrestre.

Gunbuster richiama per molti versi Evangelion a partire dall’ineluttabilità della minaccia aliena e proseguendo con lo sviluppo psicologico della piccola Noriko che richiama i drammi interiori di Shinji Hikari; anche qui abbiamo la nostra Asuka nei panni del pilota di mecha sovietico Jung Freud e, come nella miglior tradizione di Anno, i piloti adolescenti, fra l’altro, inspiegabilmente solo femmine.

Nell’anime è centrale il concetto di dilatazione temporale; le vicende che si snodano lungo un arco narrativo di 25 anni durano per la giovane Noriko pochi mesi e significheranno per lei la perdita progressiva dei suoi amici, del suo mondo e dopo l’ultima battaglia quando, insieme ad Amano, la sua signorina, si ritroverà proiettata 12000 anni nel futuro, il dire addio a tutto ciò che le era caro.

L’anime è pieno di fanservice con tette sballozzolanti e continui richiami sessuali a partire dal perizoma delle uniformi delle cadette. Il Gunbuster è una macchina straordinaria, probabilmente uno dei mecha più potenti mai visti in un anime,  per alcuni aspetti richiama Getter Robot (le Buster Machine, il Buster Beam) peccato che non ci sia stato il tempo, nella serie, per approfondirne le peculiarità.

La serie si trova in DVD ma esclusivamente in lingua giapponese coi sottotitoli, pare che GAINAX abbia perso le tracce audio e l’ultimo OAV è quasi completamente in bianco e nero e per molte parti fatto da un susseguirsi di tavole disegnate, esattamente come il finale di Evangelion.

In definitiva un bel anime robotico! Esattamente quello che ci vuole per passare degnamente una domenica pomeriggio, peccato per l’ultimo episodio.

Cyborg, androidi e post-umani

Giornali,  TV ma anche romanzi e saggi tendono ad utilizzare come sinonimi  due termini, genericamente derivati dalla letteratura fantascientifica, parlo di “cyborg” e “androide” che oltre ad avere un significato diverso hanno  un differente impatto culturale e antropologico sull’immaginario collettivo.

Il cyborg è un organismo cibernetico derivante dalla fusione di elementi artificiali ad un organismo biologico. Il termine che deriva dalla contrazione delle parole cybernetic organism viene coniato in ambito medico, nel 1960, da Manfred E. Clynese Nathan S. Kline in merito ai loro studi sulla sostenibilità della vita umana in ambienti extra-terrestri grazie all’apporto di integrazioni cibernetiche per adattare il corpo umano alle nuove condizioni.

L’androide  è un essere artificiale con sembianze umane che può anche integrare elementi biologici esclusivamente finalizzati a renderlo più esteticamente simile all’essere umano (è il caso del Terminator T-800 che è ricoperto da un’epidermide con le stesse caratteristiche di quella umana, compreso l’odore, ma che nonostante questo NON è un cyborg) Il termine androide deriva dal greco ανδρός che significa “uomo” e pare sia in uso dal 1200. Del resto la stessa suggestione di organismi meccanici simili all’uomo può essere fatta risalire alle leggende ebraiche sui Golem.

L’idea della possibile esistenza di un organismo artificiale antropomorfo è in un certo senso vecchia come l’uomo. Un androide prima di tutto non è vivo, da un certo punto di vista non ha un’anima e questo lo rende un giocattolo, pericoloso, a volte distruttivo, ma che  rimane un oggetto per il quale è difficile provare dei sentimenti. Certo la fantascienza è piena di racconti su androidi talmente umanizzati da destare un moto di angoscia e un senso pietà, Asimov si è persino inventato la robopsicologia, ma in ultima istanza un robot è una creazione non una creatura, si può averne paura certo, si può soffrire del complesso di Frankenstein, ma non è difficile, non è “immorale” pensare di sterminare una macchina, un mostro animato ma senz’anima.

Il mostro non trovava un posto nella società umana e, nella sua disperazione, si rivoltava contro lo scienziato e coloro che gli erano cari. Uno a uno i parenti dello scienziato (inclusa sua moglie) vengono uccisi e alla fine anche lo scienziato muore. Il mostro si allontana verso l’ignoto, presumibilmente per morire nel rimorso. (Isaac Asimov nella prefazione a “Il Secondo Libro dei Robot”)

Nella storia di Mary Shelley viene raccontato il terrore del creatore di essere sopraffatto dalla sua creatura, certo il mostro era di carne e sangue non era un robot di plastica e metallo ma la sua ribellione è uguale a quella di Skynet e dei Terminator di James Cameron, la creatura migliore del creatore, il creatore geloso della creatura alla fine un conflitto e la selezione naturale che fa il resto. Se però la creatura rimane un essere antropologicamente “inferiore”, se pure con una buona dose di sciovinismo, la questione si complica quando la creatura è uno di noi, un cyborg, un post-umano. Oggi la tecnologia  si è imposta in campo medico sia con l’introduzione di protesi per la sostituzione di una componente fisiologica “guasta” che per un utilizzo meramente estetico. Organi artificiali, protesi bioniche, esoscheletri neurali la tecnologia evolve sempre più verso la possibilità di creare un vero e proprio cyborg, verso la possibilità di fondere carne e metallo in un organismo nuovo, “più forte, più veloce”. Fondere carne e metallo, questa stessa espressione restituisce il senso di angoscia di fronte al timore di una nuova specie di post-umani che non sono macchine, non sono creature, ma che sono esseri umani potenziati per essere migliori ma diversi, con tutte le implicazioni che questo essere “diversi” comporta.

La letteratura ha affrontato il tema dei cyborg con due diversi approcci. Negli anni ’70-’80  il miglioramento cibernetico dell’uomo non era mai ricercato ma era il risultato di un incidente o di un sacrificio per un bene supremo; negli anni ’80-’90 con l’avvento del filone cyberpunk la trasformazione del corpo, l’introduzione di appendici meccaniche nella carne nasceva dal tentativo di superamento della condizione umana, dall’anelare ad uno stato post-umano. Nel cyberpunk, tuttavia, raramente si trova, negli autori, un compiacimento per la condizione post-umana, anzi quasi sempre l’umanità è più decadente e mai il miglioramento fisico è andato di pari passo col miglioramento sociale. Oggi la condizione post-umana, in un certo filone “transumanista” è, in un certo senso, auspicata ed è usata come trampolino di lancio per innalzare la mente ad un livello spirituale più elevato; come a volersi liberare del problema della vecchiaia, della debolezza, della fragilità dell’essere umano per poter aspirare a trascendere la stessa umana condizione.

Le nostre case, intanto, sono piene di ammennicoli sempre più intelligenti, robot per cucinare, per pulire, per lavare, nessun androide, nessuna paura, non ancora, ma certo quando sento parlare di queste robe qui vengo assalito da un certo senso di inquietudine.

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Getta-Acquario

L’altro giorno, ad una fiera, Pierpaolo ha “insistito” perché gli comprassi dei pesci rossi. Vuoi che era domenica e la domenica siamo (quasi) tutti più buoni, vuoi che la durata di un pesce rosso comprato in fiera si attesta intorno alle 48 ore gli compro due simpatiche bestiole. Dopo 15 giorni trascorsi a cambiargli l’acqua tutte le mattine e a improvvisarmi “nutrizionista di pesci rossi”, i maledetti animali non ne volevano proprio sapere di tirare le cuoia, anzi erano più vispi e “simpatici” che mai. Allora decido di trasferirli in un mini acquario (due euro di carassius auratus auratus e più di cinquanta fra vasca e ammennicoli vari) , il Getta-Acquario di Pierpaolo.

Che poi in realtà quello che passa più tempo a guardare i pesci è Gabriele che rimane ipnotizzato a vedere scivolare nell’acqua le simpatiche bestiole. Il rischio per me, amante di gadget inutili (è cos’è più inutile di  un acquario?), adesso, è quello di entrare in un tunnel da cui uscirò molto più povero :-)

Black Getter Robot

Il Black Getter si vede in TV, la prima volta, nell’anime Getter Robot: The Last Day.

Ryoma durante il combattimento contro il (perfido in The Last Day) dottor Saotome, dopo un’esplosione a deutoni si ritrova perso nel cosmo e catapultato 13 anni nel futuro. Si risveglia sulla Luna nel cockpit di un Getter 1 abbandonato dopo il primo scontro con gli invasori. Ripresosi dal terribile shock, Ryoma, decide di riparare il Getter 1 e lo potenzia installandogli artigli, una maschera a protezione del pilota e modificandone la forma delle corna. Dopo gli “aggiornamenti” il Getter 1 ne viene fuori più forte che mai anche se non è in più in grado di trasformarsi.

Ryoma torna così sulla Terra per sconfiggere gli Invasori e il perfido Dottor Saotome; durante il rientro nell’atmosfera il Getter 1 perde la sua caratteristica colorazione rossa e diventa nero,  appunto il Black Getter, cattivo e incazzato un po’ come il personaggio di Ryoma in questoo universo Getter alternativo.

Uchû senkan Yamato – Space Battleship Yamato

Qualche tempo fa avevo preannunciato l’uscita di Space Battleship Yamato, il live movie di uno degli anime più famosi degli anni ’70, Uchū Senkan Yamato. 

Questo anime, il primo di science fiction, realizzato da Leiji Matsumoto fu trasmesso sulla TV Svizzera Italiana nei primi anni ’80 riadattando la versione distribuita sul mercato statunitense con nomi di fantasia made in USA. Così il capitano Jūzō Okita diventa Avatar e Susumu Kodai diventa Derek Wildstar (fra l’altro in italiano pronunciato esattamente come si scrive).

Furono prodotte tre serie La ricerca di Iscandar (26 episodi, 1974)L’Impero della Cometa (26 episodi, 1978)Le guerre di Polar (25 episodi, 1981) tutte trasmesse nel nostro paese; in seguito furono prodotte cinque pellicole cinematografiche d’animazione e il live movie del 2010 che riprende le vicende della prima serie: la Terra dopo un conflitto col pianeta Gamilas nel 2199 è totalmente devastata dalle radiazioni e solo un dispositivo,  offerto dalla regina Starsha del pianeta Iskandar, denominato Cosmo DNA, è in grado di riportare l’atmosfera e il suolo del pianeta alle condizioni originarie. L’unico problema è che il pianeta Iskandar dista dalla Terra qualcosa come 148.000 anni luce e che il nostro pianeta ha solo un anno di vita prima di essere devastato in maniera irrecuperabile. Niente paura, Iskandar fornisce anche i piani per un motore in grado di fornire l’energia sufficiente ad effettuare i balzi interstellari; viene recuperata, così, la nave da battaglia Yamato affondata durante la Seconda Guerra Mondiale e modificata in modo da poter viaggiare nello spazio e diventare una vera e propria astronave, l’”Astronave Argo”. La Argo è equipaggiata da varie batterie di cannoni a raggi oltre che dal  cannone a onde moventi un arma micidiale in grado di emettere un potentissimo raggio di energia che si sprigiona da una bocca di fuoco  al centro della nave. Per emettere il raggio la Argo deve collegare al cannone il motore interstellare (bella la sequenza animata in cui si vede il motore connesso al cannone) e il consumo di energia è tale che la nave ne resterà priva per un’ora, La nave Argo è equipaggiata inoltre con varie squadriglie di caccia leggeri in grado di combattere nello spazio. La Argo viene affidata ai “Guerrieri delle Stelle” con al comando il capitano Avatar(Ammiraglio Juzo Okita). Altri personaggi sono Derek Wilstar(Sasumu Kodai, che diventa capitano nella 2a serie), Mark Venture (Daisuke Shima), dr. Sane (dr. Sado), Nova (Yuki Mori). Ovviamente il viaggio della Argo non sarà facile e sarà ostacolato dal Leader Supremo Desslock. Tuttavia la nave riuscirà nella sua missione anche se alla fine il capitano Avatar soccomberà e Derek Wilstar prenderà il comando.

Il film del 2010  non è molto diverso dalla trama originale della prima serie. Siamo sempre nel 2199, dal pianeta Iskandar giunge una capsula con i piani per la costruzione di una nave alimentata da un motore ad onde moventi in grado di compiere balzi interstellari. La capsula racchiude in se la promessa di ripulire il mondo dalle  radiazioni generate dalle bombe dell’impero di Gamilas, apparso dal nulla 5 anni prima, per attaccare la Terra (si scoprirà in seguito che le bombe sono solo un metodo di Gamilas-formazione del nostro pianeta per adattarlo alle loro forme di vita in fuga dal proprio pianeta morente).

La Terra e ormai alo stremo e Iskandar è l’ultima speranza dell’umanità, ridotta ad elemosinare cibo, fra le macerie e la distruzione. Viene costruita, così,  l’astronave Yamato, riprendendo il nome della famosa corazzata della Marina Imperiale Giapponese affondata dagli americani nel 1945, che viene lanciata verso il pianeta Iskandar alle coordinate del messaggio presente nella capsula. Sulla Yamato si arruola, fra i volontari, Sasumu Kodai, più che altro per conoscere il capitano Okita, secondo lui responsabile della morte del fratello durante una battaglia contro i Gamilas su Marte.

La Yamato si fa strada fra salti interstellari e battaglie con i Gamilas, a colpi di cannone a onde moventi, fino al pianeta Iskandar solo per scoprire che Iskandar e Gamilas sono due facce della stessa medaglia, due correnti di pensiero nate in una forma di vita altamente interconnessa su un pianeta morente. Iskandar è disposta ad accettare il proprio destino di morte, Gamilas vuole impossessarsi della Terra e adeguarla alla propria forma di vita. Iskandar darà, dopo una dura battaglia fra i Gamilas e i Terrestri, ai superstiti della Yamato, gli strumenti per salvare la Terra. La Yamato, così, dopo essersi sacrificata insieme al suo capitano Sasumu Kodai(che durante il viaggio aveva preso il posto di Okita malato terminale) nella sua ultima battaglia con Gamilas e con Deslar alle porte della Terra porterà a termine la sua missione di distruggere gli alieni e riportare il nostro pianeta agli antichi fasti.

Beh guardare questo film non è stato facile, dura 130 minuti e per me è difficile stare tranquillo per due ore consecutive. Nonostante, dunque, l’abbia guardato “a puntate”, se non ci si aspetta un capolavoro, il film è godibilissimo e anche gli effetti speciali tutto sommato non sono malaccio; il fatto stesso di poter vedere la Yamato combattere in un film mi ha fatto rimanere tutto il tempo con un sorrisino idiota stampato sulla faccia. Ovviamente non esiste (ancora?) una versione italiana del film.

Il film è stato diretto da Takashi Yamazaki e scritto da Leiji Matsumoto.

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