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Ucronìa.it

astronautica

Di Rosetta, dello Spazio e dell’umana meschinità

Mentre su questa miserabile palla di fango gente sempre più meschina si contorce e si azzuffa in una deprecabile pantomima di sopravvivenza imprecando contro la sfortuna, il fato ed il governo senza fare mai uno straccio di autocritica ma invocando, anzi,una propria presunta superiorità morale per il semplice fatto di consumare indegnamente ossigeno, l’umanità, nonostante tutto, continua a fare passi avanti dimostrando che l’eccellenza di pochi riesce a disinnescare la mediocrità conservatrice e retrograda dettata dall’ignoranza, dalla superstizione e dalla scarsa intelligenza della maggior parte. Il 12 novembre 2014, il lander Philae è atterrato in corrispondenza del sito J sul lobo più piccolo della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko dopo un viaggio di oltre 10 anni iniziato il 2 marzo 2004 con il lancio della sonda Rosetta con un vettore Arianne 5G.

Philae_on_the_comet_Front_view

 

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Allunaggio Chang’e 3

Fra il 1958 e il 1959, in piena Guerra Fredda, inizia la corsa alla Luna coi primi successi sovietici e delle sonde Luna 2 e Luna 3 fra settembre e ottobre 1959. Gli Stati Uniti trovatisi a rincorrere nello spazio l’Unione Sovietica, già dopo il lancio dello Sputnik, rispondono nel 1958 con le sonde Pioneer e successivamente con le Ranger ottenendo i primi riscontri solo nel 1965 con le prime foto della Luna a distanza ravvicinata. Intanto Luna 9 dell’URSS, nel gennaio 1966, effettuava il primo allunaggio morbido, obiettivo ripetuto dagli USA pochi mesi dopo con la sonda Surveyor 1, aprendo in questo modo la strada per il trionfo dell’Apollo 11 che il 20 luglio del 1969 portò il primo uomo sulla Luna, seguito da altri cinque sbarchi e 12 essere umani scesi sulla superficie del satellite.  La corsa alla Luna si chiuderà nel 1976 con l’ultimo allunaggio della missione sovietica Luna 24, fino ad oggi.

Lancio

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17F19DM Polyus

Assemblaggio PolyusMentre gli U.S.A. del Presidente Reagan annunciavano l’avvio del progetto “Star Wars” ovvero dello Strategic Defense Initiative (SDI) che si proponeva di usare sistemi d’arma dislocati sulla Terra e nello spazio per difendere gli Stati Uniti da eventuali attacchi con missili balistici armati di testate nucleari, l’URSS si preparava a lanciare il primo prototipo del veicolo Polyus, quella che si presume fosse una piattaforma di armi orbitale in grado anche di difendersi da attacchi ASAT (Anti-satellite weapons).

 

Siamo in piena Guerra Fredda, il timore (motivato) degli URSS era che il progetto “Star Wars”  da un lato  nascondesse la minaccia di attacchi dall’orbita e dall’altro interrompesse il cosidetto concetto di distruzione mutua assicurata che prevedeva che qualunque attacco nucleare di una delle due superpotenze sarebbe stato totalmente distruttivo per entrambe le parti in causa, impedendo di fatto a entrambe le fazioni di schiacciare il pulsante rosso per prima.

 

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Curiosity Mars Landing e stolti disfattisti

Questa mattina alle 5.14 UTC (7.14 ora italiana) il Mars Science Labotratory “Curiosity” è atterrato su Marte, nel cratere Gale, pronto per compiere la sua missione di investigazione della superficie marziana alla ricerca di forme di vita passate o presenti.

Il rover Curiosity è un veicolo lungo tre metri e pesante circa 900kg in grado di muoversi sul pianeta rosso in perfetta autonomia, grazie anche ad un generatore termoelettrico a radioisotopi (sì un motore nucleare), alla velocità massima di 90 metri al secondo, trasportando ben 80 kg di strumenti scientifici.

Vista la distanza da Marte, Curiosity, non poteva essere telecomandato dal centro di controllo e questo ha causato notevoli problemi anche in fase di ingresso nell’atmosfera marziana. Curiosity, infatti, è decisamente più pesante di qualsiasi cosa sia mai stata mandata in giro per Marte; dunque è stato studiato un sistema di atterraggio molto complesso che ha previsto l’utilizzo di uno scudo termico per rallentare la velocità, di paracadute e di un vero e proprio modulo di atterraggio.

La fase di atterraggio sul suolo marziano, effettivamente, è stata la parte più delicata della missione, fino ad ora,  proprio perché totalmente affidata all’intelligenza della sonda e senza alcun intervento dalla Terra. La NASA, tuttavia, ha saputo sfruttare questa storia dell’atterraggio difficile riuscendo a generare un hype per questa missione come non di vedeva da tanto, troppo tempo, si sono persino dati a Twitter per far parlare la sonda di se con gli “internauti”.

Ovviamente come per tutti i grandi traguardi che l’Uomo riesce a raggiungere ci sono sempre i disfattisti (ai quali voglio rivolgermi), quelli che:

eh, con due miliardi di euro(tanto si ipotizza il costo complessivo della missione Curiosity) si potevano aiutare tante famiglie colpite da questa profonda crisi.

Stolti(stolto è un modo più politically correct per dare a qualcuno del coglione), questi ragionamenti idioti hanno contribuito a generarla la vostra ridicola crisi.

Non cercherò di spiegarvi che i due miliardi di euro, che sono comunque una cifra ridicola considerando il genere di missione, sono un investimento; un investimento in ricerca scientifica e tecnologica, quella stessa che vi permette di andare in giro con quel cazzo di cellulare marchiato con la mela, o pensate forse che Steve Jobs abbia avuto i progetti dal Capitano Kirk in vacanca a San Francisco nel 1986?

Voglio invece soffermarmi su una cosa che capirete ancora meno: rispetto all’umanità la vostra singola esistenza (sì anche la mia) non conta un cazzo. L’Uomo nella sua accezione più magnifica è riuscito in poche centinaia di anni ad abbandonare le grotte, in cui si rifugiava per timore dei predatori, e a raggiungere la vetta della catena alimentare, fino alle stelle. Un simile risultato è dovuto esclusivamente alla curiosità e al “sense of wonder“(inteso nello stesso modo di quello indotto da un’opera letteraria fantascientifica) nei confronti della scoperta, quel senso di meraviglia di fronte al quale due miliardi di euro per vedere la prima immagine del rover appena atterrato su Marte, dopo un viaggio di otto mesi e dopo aver percorso 560 milioni di chilometri per attraversare mezzo sistema solare, SONO SOLDI SPESI BENE.

Sì lo so che non capite di cosa parlo, infatti siete parte del problema e come tali… beh andreste estirpati.

Mate-Demate Device

hanno fatto il giro del mondo le suggestive immagini  del Discovery che, ancorato sul NASA 905, uno dei due  Boeing 747 SCA (Shuttle Carrier Aircraft), ieri ha volato, per l’ultima volta, nei cieli di Washington D.C. sorvolando i principali monumenti prima di atterrare al Dulles International Airport di Washington D.C. e unirsi all’esibizione permanente presso lo Steve F. Udvar-Hazy Center dello Smithsonian National Air and Space Museum.

Non è raro imbattersi in un immagine di un Orbiter agganciato ad un B747-SCA. L’idea di utilizzare questo sistema di trasporto nasceva dall’esigenza  di testare le doti aerodinamiche dell’Orbiter; l’OV-101 Enterprise, infatti non è mai uscito dall’atmosfera terrestre non essendo dotato di motori e scudo termico ma è stato utilizzato negli Approach and Landing Test (ALT) nel 1977 portato in volo proprio da un B747-SCA . Successivamente i due SCA sono stati utilizzati per trasportare gli orbiter dopo le missioni che prevedevano il rientro alla base di Edwars in California e non al kennedy Space Center (Cape Canaveral) in Florida.

Ma vi siete mai chiesti come fanno a mettere un bestione di più di 70 tonnellate su un aereo progettato per il volo di linea? La risposta a questa domanda si chiama MDD, Shuttle Mate-Demate Device (MDD).

L’MDD è un gigantesco sistema di gru in acciaio utilizzato per sollevare gli orbiter da terra nelle fasi successive all’atterraggio, dopo una missione, per compiere le necessarie operazioni di manutenzione, oltre che per le operazioni di aggancio e sgancio dai B747-SCA

La costruzione del primo MDD è stata terminata alla fine del 1976  per essere utilizzato nelle fasi di mate-demate del prototipo Enterprise Orbiter durante i test ALT nel 1977.

L’impianto MDD è costituito da due torri di circa 30 metri con delle piattaforme di lavoro posizionate circa ogni sei metri. L’MDD è dotato di tre sistemi di carrucole: due vengono agganciate alla poppa dell’orbiter ed uno alla zona anteriore mediante una trave. Ogni sistema di carrucole è in grado di sollevare 45 tonnellate rendendo l’MDD capace di sostenere un peso complessivo di 120 tonnellate.

L’MDD fu progettato dalla Connell Associates Inc. di Coral Gables e i tre esemplari furono costruiti da George A. Fuller Co., Chicago, al costo di 1,7 milioni di dollari l’uno. Il primo MDD fu installato presso la base di Edwards per i controlli post-volo e l’aggancio dell’orbiter allo SCA, il secondo al Kennedy Space Center, per lo sgancio dell’orbiter e la preparazione post volo. Il terzo MDD fu installato presso la base di Vanderberg in California, dove è presente anche una piattaforma di lancio per gli Space Shuttle mai utilizzata.

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