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Ucronìa.it

cucina

Chez Hamadi

Continuo sulla scia dei post culinari per segnalarvi un posto dove andare a mangiare.  Devo ammettere che scrivendo in italiano, effettivamente, il ristorante che citerò non è proprio dietro l’angolo per la maggior parte dei miei 15 lettori, il locale, infatti, si chiama Chez Hamadi e si trova a Parigi, nel Quartiere Latino, in una piccola traversa di Boulevard St. Germain, esattamente al 12 di rue Boutebrie. Io ci sono capitato quasi per caso e come molte volte accade la casualità mi ha riservato delle ottime sorprese.

Chez Hamadi è un ristorante tunisino gestito da Hamadi, appunto, un signore sulla settantina, con un atteggiamento abbastanza diffidente nei confronti dei turisti e, tuttavia, assolutamente cordiale. Il locale è piccolo, angusto, tutt’altro che alla moda ed è frequentato quasi esclusivamente da tunisini, come tunisino è l’unico cameriere.

Il motivo per cui ci scrivo questo post è per dire che qui ho mangiato il miglior cous cous della mia vita e ho speso una cifra veramente ridicola per la cena completa, intorno ai 15 euro compreso antipasto, dessert e vino rosso. Se vi trovate dunque a Parigi, dalle parti di Notre Dame e amate la cucina etnica questo è il locale che fa per voi.

Ah, attenzione, ovviamente,  il vecchio Hamadi  non accetta carte di pagamento :-)

Manger du lapin

La settimana in vacanza a Parigi mi ha fatto tornare in mente un’abitudine che dalle mie parti va sempre più rarefacendosi: mangiare coniglio. Come si vede in foto il coniglio arrosto allo spiedo è molto diffuso in Francia[1] tanto da vendersi in forma quasi di take-away da noi (per lo meno in Puglia), invece, sta cominciando a subentrare quella sorta di timore reverenziale nei confronti degli animali d’affezione[2] per cui è blasfemo anche il solo pensiero di mangiare un gatto, mentre chiedere al macellaio carne di cavallo è diventato come domandare all’edicolante una rivista porno.

Ma torniamo ai conigli, da bambino i miei nonni allevavano galline e conigli in giardino essenzialmente per scopi alimentari. Posso confermare che quello che si dice sulla prolificità di quelle bestiacce è vero, ogni volta che tornavo dai nonni, circa ogni 15 giorni per il week-end, c’erano nuovi coniglietti e ogni volta la nonna mi faceva trovare il coniglio ripieno al forno. Per essere del tutto onesto non è che mi faccia impazzire la carne di coniglio, anche trattato per giorni conserva sempre quel gusto di selvaggina, tuttavia rimane un sapore di infanzia che mi è tornato in mente in questo viaggio.

Per il prossimo venerdì, visto che sono a cena da lei, ho chiesto a mia madre di prepararmi il coniglio ripieno, non lo mangerò, boh, da 15 anni. Nel frattempo le ho chiesto la ricetta, non si ricordava le dosi, ma il succo è questo:

– Battere il coniglio disossato su una tavolazza e cospargelo di sale e pepe.
– Preparare un impasto con pane, uova, mortadella tritata, carne tritata mista di vitello e maiale, sale e pepe.
– Disporre l’impasto al centro della carne di coniglio e arrotolare tutto serrandolo con dello spago da cucina.
– Mettere il coniglio ripieno in una teglia insieme alle cosce e alle patate, cuocere al forno, a 180 gradi, per circa un’ora.

Bon appétit.

 

[1] personalmente non riesco proprio a considerare il coniglio un animale domestico, io continuo a vederlo come una gallina, una mucca o un maiale, fonte di cibo insomma.

[2] a Parigi ci sono girarrosti dappertutto con conigli, anatre e, sopratutto, polli.

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