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Gadget: Sony Ericsson Liveview

liveviewEccomi qui a presentare l’ultimo gadget inutile tecnologico di cui non potevo proprio fare a meno, per lo meno non potevo considerato il prezzo, solo 25 euro da Amazon.it. Si tratta del Liveview di Sony-Ericsson, versione 2011, certo c’è la versione successiva che dicono sia migliore ma costava più di 80 euro.

 

Il Liveview è un oggetto quadrato di 3,5×3,5 cm con, un display touch screen, in grado di interfacciarsi via bluetooth con qualunque dispositivo Android. In pratica, il Liveview montato su un cinturino (in dotazione, per quanto non bellissimo) si collega al vostro cellulare Android ed è in grado, nei limiti del suo piccolo display di notificarvi, avvisandovi con una vibrazione al polso, più o meno tutto quello che vi arriva sul cellulare, dalle chiamate, agli SMS, dai Tweet ai messaggi Whatsapp, fino a Facebook. Ma non è tutto, attraverso il Liveview e con gli appositi plugin si è persino in grado di controllare alcune funzioni dello smartphone. Si può quindi rifiutare una chiamata, rispondere se si ha l’auricolare, utilizzare il lettore multimediale per ascoltare musica leggendo le informazioni dei brani sul display (utilissimo in moto), ma anche far squillare il telefono o scattare una foto a distanza.

 

Dalle recensioni su internet si parla di disconnessioni del bluetooth e di difficoltà di funzionamento dei plugin con Android da Ice Cream Sandwich in poi. In realtà con l’ultimo firmware non mi sono capitate disconnessioni dallo smartphone (Samsung GS2 e ICS) mentre effettivamente ho difficoltà con i plugin Sony di Facebook e Twitter, problema risolto con CustomNotifierPlugin

Anche la batteria, nonostante pochi giorni di utilizzo, sembra avere una durata accettabile. Qualche appunto invece sul cinturino in dotazione che, oltre ad essere bruttino, non consente la ricarica del Liveview senza sganciare fisicamente il display, operazione scomoda e, alla lunga, probabilmente, dannosa per i ganci di plastica.

Nel complesso, per 25 euro, un acquisto più che azzeccato, se non altro a parte il cinturino è un orologio figo. :-)

Kindle

Poco prima di Natale è iniziata la mia avventura con la lettura digitale, l’idea era di utilizzare per qualche mese un tablet cinese come e-book reader per vedere se l’esperienza di lettura fosse sufficientemente appagante.

Devo ammettere che al di là di ogni più rosea aspettativa leggere i libri sul tablet è stata davvero un’esperienza piacevole, a parte il leggero fastidio della retroilluminazione (utilissima però per leggere a letto) e l’impossibilità di leggere all’aperto. Fra le altre cose nel frattempo ho cambiato il Blackberry con un Galaxy con uno schermo sufficientemente grande  da permettermi di leggere libri, il che è una grossa comodità specie quando sei fuori casa.

Il vero limite, per quanto mi riguarda, della lettura sul china-tablet e sul cellulare è la maledetta batteria, è sempre scarica quando serve! La sera, quando mi viene voglia di leggere, me li ritrovo entrambi inutilizzabili, poi diciamolo il tablet cinese fa schifo anche solo come e-book reader, comunque nonostante tutto, da Natale avrò letto non più di 3 libri in cartaceo e quindi mi pare giunto il momento di eliminare tutti i problemi che affliggono i tablet e passare alla fase 2: acquistare un vero e-book reader.

In realtà non è stata una scelta granché ponderata, avevo bisogno solo di una scusa qualunque con me stesso e quale migliore pretesto del trovarmi in campagna, controvoglia, con una connessione ad internet simile a quella di Telecapodistria dalla Puglia nel 1978 e un sole accecante, per poter decretare l’indispensabilità dell’acquisto di questo nuovo, meraviglioso, gadget.

Perché proprio il Kindle? Beh non c’è bisogno di fare molte ricerche per stabilire che come rapporto costi/prestazioni sia quanto di meglio in circolazione, nonostante la limitazione relativa al formato e-pub(anche se Calibre fa miracoli [*]) e la mia naturale avversione agli ecosistemi chiusi  [**] come quello di Amazon.

A dirla tutta la spinta definitiva me l’ha data lo sconto di 10 euro praticato da Amazon grazie al codice promozionale gentilmente regalatomi dall’amico di Base Giacomo Dacarro che mi ha permesso di avere il giocattolino a soli 89 euro.

E proprio mentre io sto cliccando sul pulsante “paga” ,  Amazon rende noto che nel Regno Unito la vendita di e-book ha superato quella dei libri cartacei del 14%, un traguardo impensabile nei soli due anni di diffusione dello store Amazon. Ovviamente in italia per raggiungere un simile risultato ci vorranno decenni dato che da noi sono più i libri di cassetta, acquistati come status symbol per essere riposti in libreria, di quelli effettivamente letti; del resto  non fa granché figo mostrare dei file agli amci e va anche considerato che in italia si legge solo in italiano e il numero di ebook nella lingua di Dante è, effettivamente, ancora troppo basso.

Beh che dire, la prima impressione col Kindle è decisamente buona anche se  non ho ancora avuto modo di provarlo a pieno. Posso solo dire che rispetto al tablet è leggerissimo e molto meno affaticante per la vista anche se devo lasciare accesa la luce del comodino. A questo punto credo che visto il ridotto spazio disponibile smetterò di alimentare la mia vena collezionistica per comprare solo libri in formato digitale a meno ovviamente dei libri che di volta in volta scoverò dalle varie bancarelle (quelli presi in passato già costituiscono il 50% delle centinaia di volumi che affollano casa mia).

[*] è stata una figata pazzesca prendere l’e-book dell’antologia Ucronie Impure curata da Alessandro Girola, e con due ckick utilizzare Calibre per trasformarla in mobi e fargliela mandare direttamente sul Kindle.

[**] quando parlo di ecosistemi chiusi non mi riferisco a stupide battaglie fra open e closed source ma all’atteggiamento odioso e  disdicevole di aziende che raggiunta una certa quota di mercato tendono a realizzare formati proprietari e a chiudersi al resto del mondo nell’illusione, più volte smentita dalla storia, che possano così diventare leader incontrastati del mercato. E’ il caso, ovviamente, di Apple e in parte anche di Amazon.

Tablet italo-cinese

Poco prima di Natale, cazzeggiando a Mediaworld, trovo il classico scatolone con le offerte e dentro un tablet 7 pollici a 80 euro. Da un po’ di tempo avevo (e ho) in mente di comprarmi un e-book reader, ma non avendo idea del fatto che l’avrei o meno usato ho sempre rimandato. Preso dallo sconforto delle prossime festività natalizie mi sono detto beh costa poco e lo prendo, lo schermo sarà anche retroilluminato ma posso provare a vedere com’è leggere gli e-book al cesso e male male lo uso per farci girare i cartoni per Pierpaolo.

Il tablet che è una tavoletta made in China, importata in Italia dalla Intreeo, monta Android 2.2 Froyo e si chiama Lenny Tab MID-WL7 Series. Prima d’ora non avevo mai utilizzato uno di questi cosi e a prima vista il giocattolo sembrava molto carino. Dopo averci perso una giornata con i relativamente pochi smanettamenti permessi da Android 2.2 preinstallato ho concluso che l’Android market non avrebbe mai funzionato, il wireless ha una portata massima di 5 metri  e, cosa peggiore, la sensibilità del touch istiga a prenderlo a martellate. Dopo una breve ricerca su internet mi sono reso conto che non era il mio un modello particolarmente sfigato, ma erano tutti così, del resto per 80 euro…

Tuttavia tutti questi problemi a me parevano più che altro di natura software e così googlando vien fuori che esistono delle mod di Android, diciamo delle versioni di Android modificate da smanettoni per le esigenze più svariate. Beh l’informatica è fatta anche di queste cose. Butto il tablet nel cassetto e penso fra me che non avrò mai tempo e voglia di mettermi a installare sistemi operativi “alternativi”.

Questa mattina mi sveglio di pessimo umore complice la precedente giornata di merda e Befana o non Befana, parenti o non parenti, decido, invece, che lo faccio oggi… ogni tanto mi prende così. Dunque fra una pulizia della vasca dei pesci rossi, un pranzo infinito (ho approfittato per dormire sulla sedia mezz’ora fra un secondo e l’altro), il montaggio di una gru giocattolo (sì una gru da cantiere, filo-comandata) alta un metro e venti, il trasloco dei vestiti dismessi dal piccolo e il montaggio del seggiolone sono riuscito a caricare sul Lenny Tab, Uberoid, appunto una mod di Android.

Che poi in realtà la cosa in sé richiederebbe pochi minuti ma ho dovuto fare un po’ di tentativi per trovare la versione corretta da installare. Alla fine di tutto adesso il Lenny Tab è tutta un’altra cosa, il Market funziona, il touch è più reattivo e il wireless ha avuto un notevole miglioramento (non arriva a quello del netbook ma è accettabile) e insomma per 80 euro ne è valsa la pena, anche perché sarà pure retroilluminato, stancherà gli occhi, e magari non potrò leggere col sole ma di notte non devo accendere l’abat-jour :-)

[spoiler show=”Guida all’installazione di Uberoid” hide=”Chiudi Guida all’installazione di Uberoid”]

Riporto una piccola guida per l’intallazione di Uberoid utilizzando Windows, va detto che quanto segue non è un lavoro da “acher”, al contrario, ma se avete il cuore debole e nessuna conoscenza informatica è meglio evitare, anche perché quasi certamente la sostituzione del firmware invaliderà la garanzia. In ogni caso l’installazione di Uberoid cancella ogni programma e configurazione precedentemente fatta sul Lenny Tab, incluso il software preinstallato come Joyplus Office

1) Scaricare Uberoid dal sito TechKnow (richiede registrazione) io ho utilizzato la versione 11 beta 3, la versione 10.1 stabile non funzionava granché bene
2) Decomprimere il file di Uberoid da qualche parte (utilizzare per questo WinRAR o similare)
3) Procurarsi una microSD vuota e formattata metterla nell’apposito lettore per PC (se non lo si ha si può tentare con un cellulare)
4) Lanciare il file changer.bat dalla cartella in cui è stato decompresso Uberoid
5) All’apertura del menu in emulazione DOS (vedi figura) bisogna scegliere il numero della ROM associato alla versione del tablet (il Lenny Tab, ovviamente non c’è nell’elenco, io dopo un po’ di tentativi sono riuscito a farlo andare con la n.30)


6) Procedere alla scrittura sulla microSD indicando la lettera che Windows ha associato al lettore SD. Attenzione ad indentificare la lettera corretta, SDTools propone tutti i dischi presenti sul PC, ho verificato che non formatta il disco scelto prima di copiare Uberoid, ma non si sa mai :-)

7) Al termine della procedura inserire la microSD nel tablet e avviarlo

Il Lenny Tab si aggiornerà da solo in circa 10 minuti, alla fine chiederà di rimuovere la microSD e si riavvierà (attenzione a non rimuovere la microSD durante la procedura).

Dopo il riavvio apparirà una schermata con degli esagoni in movimento che potrebbe rimanere per un tempo anche lungo, non è il caso di preoccuparsi.

Preciso, ovviamente, che questa procedura funziona sul mio Lenny Tab e potrebbe essere diversa, magari, sul Lenny appartenente a un diverso stock, in particolare per la scelta della ROM da associare al modello di tablet, punto 5). Le ROM 7, 10, 11, 20 e 30 sembrano in generale andare (anche se con Uberoid 10.1 a me funzionava solo la 30 molto male)  ma alla fine il tablet potrebbe non funzionare del tutto, quindi non mi assumo responsabilità. In ogni caso se il Lenny si dovesse bloccare (a me è capitato una volta sugli esagoni) reiterare il processo dal punto 3) scegliendo una ROM diversa.

Alla fine di tutto il caro Lenny Tab dovrebbe aprirsi con una schermata simile alla seguente (vabbè questa è un po’ personalizzata ma la sostanza non cambia)


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Getta-Acquario

L’altro giorno, ad una fiera, Pierpaolo ha “insistito” perché gli comprassi dei pesci rossi. Vuoi che era domenica e la domenica siamo (quasi) tutti più buoni, vuoi che la durata di un pesce rosso comprato in fiera si attesta intorno alle 48 ore gli compro due simpatiche bestiole. Dopo 15 giorni trascorsi a cambiargli l’acqua tutte le mattine e a improvvisarmi “nutrizionista di pesci rossi”, i maledetti animali non ne volevano proprio sapere di tirare le cuoia, anzi erano più vispi e “simpatici” che mai. Allora decido di trasferirli in un mini acquario (due euro di carassius auratus auratus e più di cinquanta fra vasca e ammennicoli vari) , il Getta-Acquario di Pierpaolo.

Che poi in realtà quello che passa più tempo a guardare i pesci è Gabriele che rimane ipnotizzato a vedere scivolare nell’acqua le simpatiche bestiole. Il rischio per me, amante di gadget inutili (è cos’è più inutile di  un acquario?), adesso, è quello di entrare in un tunnel da cui uscirò molto più povero :-)

Steve Jobs, adieu

Lo so che oggi l’hanno fatto in tanti, tuttavia non voglio esimermi da ricordare la morte di Steve Jobs. I giornali, le TV, internet è piena di elogi per il genio, per l’uomo che avrebbe rivoluzionato l’informatica moderna. Sciocchezze, Steve Jobs era un visionario precursore e un grande uomo d’affari, era il sogno di ogni tecnico, era l’uomo che ha saputo vendere le sue passioni e i suoi sogni alla massa.  Steve Jobs non era un genio, non ha inventato nulla, non ha inventato il PC, non ha inventato i lettori mp3, lo smartphone e nemmeno il tablet ma ha il grande merito di averli resi usabili e sopratutto appetibili al grande pubblico, ha il merito indiscusso di aver contribuito a rivoluzionare le abitudini e i costumi del mondo intero con i suoi bellissimi gadget. R.I.P.

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