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Ucronìa.it

mecha

The Brave Fighter of Legend Da-Garn

Verso la fine degli anni ’80 con la perdita di popolarità della famosa serie Transformers G1 e la cancellazione della prevista serie di OAV basati su Transformers:Zone, la compagnia giapponese Takara, che aveva inventato il franchise a partire da altre due linee di giocattoli dei primi anni ’80, Diaclone e Micro Change, decise di rivolgersi alla Sunrise per proporre un nuovo franchise in grado di rilanciare le serie mecha ormai in declino e le linee di giocattoli correlate.

 

da-garnNascono così le “Brave Series“, 8 serie anime, totalmente slegate fra loro, con 8 diversi protagonisti robotici in grado di trasformarsi o combinarsi con altre macchine. Le serie si concludono nel 1998 col famoso GaoGaiGar e hanno indubbiamente contribuito al ritorno dei super robot giapponesi negli anni ’90.

 

In Italia e in generale fuori dal Giappone le Brave Series, a parte GaoGaiGar, che a differenza delle altre è stata esportata in USA, sono praticamente sconosciute e non sono mai state sottotitolate.

 

In questi giorni The Crows Ita Fansub ha cominciato a produrre i sottotitoli in italiano della terza serie dei Brave: Brave Fighter of Legend Da-Garn prodotta dalla Sunrise e trasmessa in 46 episodi  fra il 1992 e il 1993.

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I Mecha di Napoleone III

I Mecha di Napoleone IIIAvevamo lasciato il Regno d’Italia e i Robot di La Marmora combattere i mostri creati dall’ingegneria genetica dei Nekton, esponenti di una potente razza aliena esiliati sul Pianeta Terra a seguito di un incidente della loro nave madre, e avevamo assistito impotenti all’eroico sacrificio del Capitano Goffredo Gambara e del suo Gigante Alteo per salvare il mondo dalla brama di conquista dei Nekton del Gene Sovrano, alleati con gli Asburgo. Il nuovo romanzo di Alessandro Girola ci catapulta nel 1871 nella Francia, di Napoleone III, sul fronte della Lorena, dove gli invincibili Titani, derivati dai Giganti italiani ma più grandi e potenti devono fronteggiare il Terrasque, il più pericoloso abominio creato dai Nekton per gli Asburgo, un mostro alto più di 60 metri creato per distruggere le difese della Francia.

 

La guerra non volge per il meglio per gli alleati italo-francesi, i Giganti e i Titani riescono a tenere testa agli abomini Nekton ma i costi per la loro costruzione sono proibitivi e le risorse tecnologiche nelle mani degli alleati alieni dell’Italia, i Nekton della Meccanica Evolutiva, sono irrisorie rispetto a quelle della fazione del Gene Sovrano.

 

Per poter riequilibrare le sorti del conflitto l’unica soluzione sembra essere quella di distruggere la nave madre Nekton e gli unici in grado di poter raggiungere l’obiettivo sono gli uomini del Secondo Plotone di Giganti a cui si aggiunge il tenente francese Lene Lie, alla guida del Gigante Tifone.

 

Mentre la missione quasi suicida del Secondo Plotone procede fra mille difficoltà il Terrasque e gli altri abomini creati dai Nekton stanno attaccando il fronte francese e solo il coraggio e il valore dei piloti dei Titani e, in particolare, del Conte  Antoine De Leur, miliardario, playboy, filant….beh sì una specie di Tony Stark risorgimentale e certamente il personaggio più simpatico e meglio caratterizzato del romanzo, riescono a contenere gli assalti degli asburgo.

 

Alessandro Girola in questo “I Mecha di Napoleone III” supera se stesso con un romanzo ucronico-steampunk che lascia il lettore senza fiato per tutta la lettura, sembra quasi un videogioco, non si fa in tempo ad esaurire un livello che arriva un mostro più pericoloso e cattivo del precedente. I dialoghi, poi, sono estremamente serrati e meravigliosamente strutturati, spesso divertenti e sempre adeguati al contesto narrativo. Durante i combattimenti, infine, sembra quasi di essere nell’abitacolo del mecha di sentire gli urti, i suoni e gli odori del combattimento contro gli abomini… Go Nagai non ha mai pensato alla puzza dei suoi mostri meccanici,no.

 

I Mecha di Napoleone III è un ottimo esempio di come, nonostante tutto, la letteratura fantastica sia viva e vitale, anche in questo sfortunato paese dove al successo editoriale del comico del momento o del calciatore miliardario fa da contraltare il vuoto televisivo di trasmissioni ridicole come Masterpiece, un paese dove ai salotti radical chic dei lettori dell’ultimo saggio di Bruno Vespa si contrappongono scrittori come Alessandro Girola che combattono con le unghie e con i denti per ridare una dignità alla letteratura fantastica.

 

Che altro dire di questo romanzo se non di comprarlo, lo trovate nel Kindle Store a soli € 2,68, fatevi un piccolo regalo di Natale, non ve ne pentirete.

 

Veri robot giganti: Beetle

 

Oggi parliamo di robot giganti, non è una novità dite? Beh, ma oggi parliamo di veri robot giganti, nella mia passione per i mecha più volte mi sono imbattuto in Beetle, un prototipo sperimentale degli anni ’50-’60 realizzato per l’US Air Force.

 

BeetleVerso la fine degli ann’50 la Divisione Armi Speciali della U.S. Air Force  era interessata a valutare dei veicoli corazzati schermati dalle radiazioni. Ci furono tre proposte per il progetto: Beetle, Masher (un tank T-51 schermato) e Bat (sulla base di un trattore Coleman).

Nell’interessantissimo documento del 1963, oggi declassificato, dal titolo  “USAF shielded cab vehicles test and evaluation” ci sono tutte le valutazioni e le specifiche dei veicoli (sono poco più di 7Mb ma ne vale la pena). Dei tre prototipi proposti certamente il più interessante, dal punto di vista tecnico, è proprio Beetle.

Beetle è dunque  un vero e proprio mecha, progettato  fra il 1959 e il 1961, per la U.S. Air Force dalle Jared Industries con lo scopo di effettuare manutenzione sui motori della futura  generazione di bombardieri alimentati ad energia nucleare del progetto NEPA (Nuclear Energy Propulsion for Aircraft). Con la cancellazione del progetto NEPA, avvenuta agli inizi degli anni ’60, però, Beetle venne riconvertito per la bonifica dei detriti derivanti da esplosioni nucleari.

 

L’unico prototipo funzionante del progetto Beetle, che fu sviluppato a partire da un carro armato M42 Duster (i cingoli e la parte inferiore), aveva dimensioni imponenti: era lungo circa 7 metri largo 4 e alto 3 (anche se poteva sollevare la cabina di comando e le braccia meccaniche fino a 9 metri grazie a 4 pistoni idraulici). Beetle era dotato di manipolatori sensibilissimi in grado di effettuare le operazioni di manutenzione sui delicati motori atomici del progetto NEPA ma anche di tirare fuori un uovo dal cartone, come dimostrato in un’esibizione in pubblico nel 1962.

Lo scafo del mecha era, ovviamente,  progettato per proteggere il pilota dalle radiazioni atomiche grazie ad una corazza di acciaio di 2,5cm e un’intercapedine di piombo spessa oltre 30cm che rivestivano un abitacolo angusto ma confortevole, dotato di aria condizionata e TV per l’operatore che doveva lavorare in condizioni estreme anche per diverse ore.

 

AbitacoloBeetle, che era spinto da un motore da 500cv in grado di muovere le sue 77 tonnellate fino a 12 km/h, non entrò mai in servizio sia per le mutate condizioni politiche sia per le difficoltà a trasportare in giro per il mondo un mostro gigante ma delicatissimo, dai costi di esercizio elevatissimi e che, già nei test e nelle dimostrazioni, si era dimostrato tutt’altro che affidabile.

 

Oggi per le attività di bonifica di siti nucleari si utilizzano robot molto più piccoli, teleguidati e spesso dotati di intelligenza a bordo; nonostante le sue pecche, però, Beetle  resta, tutt’ora, un capolavoro della tecnica oltre che un affascinante reperto tecnologico di cui sembra si siano perse le tracce. L’U.S. Air Force è molto restia a dare informazioni e nessuno sa in quale sperduto magazzino il povero Beetle sia stato abbandonato ad arrugginire.

 

A questo punto non mi resta che  lasciarvi con una mini-gallery delle immagini della dimostrazione del Beetle pubblicate su  LIFE Magazine del maggio 1962.

 

 

 

Pacific Rim

Pacific Rim narra epiche lotte di mostri giganti e robottoni in un live action che qualunque bambino cresciuto negli anni ’70 e ’80 ha sempre sognato, Pacific Rim nasce con tutti i presupposti per essere il più costoso film pornografico della storia dell’umanità ma Guillermo Del Toro lo ha reso un capolavoro.

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Kyashan, il mito

Kyashan, Il MitoTutti conoscono la storia di Kyashan il ragazzo che ha sacrificato se stesso e si è fatto androide per salvare l’umanità dalla minaccia dei robot impazziti progettati dal padre.

 

Nel 1993 lo studio Tatsunoko & Artmic produce  4 OAV da 30 minuti (raccolti in un unico film da 100 minuti per il mercato americano): Robot Hunter Casshern (ロボット・ハンター・キャシャーン Robotto Hantā Kyashān). Gli OAV approdano in Italia nel 1999,  importati dalla Yamato Video, in un unico DVD dal titolo Kyashan, il Mito.

La nuova serie che anticipa la completa rivisitazione fatta nel 2008 con Casshern Sins è, di fatto, un reboot della serie Kyashan del 1974 ma mantiene tuttavia una maggiore aderenza all’originale rispetto a Sins.

 

Il Dottor Azuma ha costruito delle macchine dotate di intelligenza artificiale con l’obiettivo di aiutare il genere umano e preservare il pianeta e l’ambiente da ogni possibile minaccia. Questi neoroidi, guidati dal programma BK-1 installato in Braiking, analizzano la situazione e decidono di usare la forza per estirpare la vera e più grande minaccia per il pianeta: gli esseri umani.

 

LunaIn breve tempo l’umanità viene soggiogata dalla potenza neoroide, macchine quasi invulnerabili e in grado di aumentare la propria potenza semplicemente evolvendo in modelli successivi. Gli uomini vengono resi schiavi o uccisi e l’imperativo primario di BK-1 può finalmente essere rispettato, il pianeta, senza l’umanità, che ne assorbe le risorse come un cancro, sta cominciando a tornare agli antichi fasti.

 

Ma gli uomini non ci stanno a farsi da parte e nascono delle sacche di resistenza e una vera e propria controffensiva contro i robot utilizzando le armi MF progettate dal Dottor Kazuki, scienziato esperto in cibernetica e amico del dottor Azuma,  con, nel cuore, la speranza che un giorno appaia il salvatore atteso da tutti: Kyashan.

 

Kyashan-Il.MitoPer riparare all’errore commesso il dottor Azuma decide di sacrificare la vita di suo figlio Tetsuya e trasformare il suo corpo in un nuovo tipo di neoroide, un ibrido fra uomo e macchina, l’unica cosa in grado di sconfiggere Breaking. Kyashan compare insieme al suo cane Friender giusto in tempo per salvare Luna Kazuki, figlia del dottor Kazuki e grande amore di Tetsuya Azuma. Da qui iniziano le avventure di Kyashan che insieme a Luna combatte i robot di Breaking fino all’epico scontro finale contro BK-1.

 

La storia di “Kyashan, il mito” è certamente più matura rispetto al vecchio anime del 1974 e qui Breaking non è semplicemente un robot impazzito ma una macchina che esegue la propria direttiva primaria e che forse, in fondo, non ha nemmeno tutti i torti. Il mecha design è certamente più accurato rispetto agli anni ’70 dove le armate di robot sembravano una delle “sorprese della settimana” di Yatterman e non manca un po’ di fan service con le tette di Luna a sballonzolare di quà e di là.

In definitiva un paio d’ore fra nostalgia e divertimento senza l’angoscia latente della serie del 1974 e senza la voglia di tagliarsi le vene provata guardando Casshern Sins.

 

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