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L’anno scorso, di questi tempi, davo la ferale notizia della chiusura degli stabilimenti Borsci e di conseguenza della fine di un liquore, il famoso elisir San Marzano, che io ho sempre visto in casa da quando son nato e che quindi era, per me, una sorta di certezza; c’è mancato poco che mi aggiudicassi una bottiglia su E-Bay a 48 euro, tanto era lo sconforto. Oggi, mentre ero in giro per il classico shopping natalizio, Monica mi fa notare sugli scaffali la classica e mitica bottiglia di San Marzano. Io strabuzzo gli occhi, tanti sono stati i tentativi di imitazione, anche grafici, in questi mesi; questa volta no, era proprio il San Marzano. La Borsci Industria Liquori S.r.l., scopro ora, qualche mese fa è stata acquisita da un’azienda di Ostuni, la Telcom S.p.A.  leader nel settore della trasformazione del materiale termoplastico e di proprietà della famiglia Casale. Nonostante siano ancora in atto una serie di tira e molla sulla proprietà del marchio è ripresa la produzione  del mitico elisir San Marzano, dal gusto unico e inconfondibile, creato nel 1840 da  Giuseppe Borsci.

Per la cronaca a me il San Marzano non è che piaccia particolarmente, però come ho detto prima per me è una sorta di pilastro :-)

«Mandiamo i bamboccioni fuori di casa» diceva  con estrema brutalità e molta ironia l’allora ministro del tesoro Padoa-Schioppa davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato durante i lavori per la Legge Finanziaria del 2007. Da quel momento il termine “bamboccione”, riferito ad un ragazzo/a che ha superato di gran lunga l’età per andare via di casa ma che rimane a crogiolarsi nel lettone di mamma e papà, è diventato un comune modo di dire che su innesta benissimo nella realtà italiana  anche prima dell’attuale “crisi” economica, ma sopratutto nell’attuale crisi di fiducia nel futuro.

Sui bamboccioni sono state fatte migliaia di analisi sociologiche tentando di raffrontare la tendenza dei “giovani” a rimanere a casa il più al lungo possibile con la situazione socio-economica italiana; se è pur vero che il precariato nel lavoro gioca un ruolo importante nel fenomeno così come lo giocano i costi degli affitti e delle case è pur vero che la verità è molto più semplice. I genitori di oggi non sono come i nostri nonni, forse per reazione ad un modello di educazione repressiva degli anni cinquanta i genitori dei bamboccioni  non si preoccupano minimamente di mandare i propri figli fuori di casa a calci nel culo e sono tutt’altro che scontenti della situazione, anche quando si lamentano. D’altro canto non vedo alcun motivo per un ragazzo di andare a vivere da solo dal momento che nella maggior parte dei casi sta in una casa comoda, non deve sottostare ad alcuna regola,non ha problemi col cibo, con la lavanderia, ha il digitale terrestre, Sky col pacchetto della sua squadra preferita, la TV da 50 pollici, tutto questo senza spendere un euro. Per quale motivo uno dovrebbe essere così idiota da andare via di casa, per senso di giustizia? Per voglia di indipendenza? Ovviamente è più che naturale, per un ragazzo, rimanere a casa dei genitori ed è altrettanto evidente che la colpa di questa situazione non è del “bamboccione” ma dei suoi genitori, deboli e paurosi che hanno generato un figlio ancora più debole e totalmente incapace di confrontarsi con qualunque coetaneo di un altro paese. Magari il bamboccione avrà una migliore preparazione, una cultura più ampia ma è sostanzialmente un vigliacco e per riuscire a superare le sue paure, per diventare una persona, se mai ci riuscirà, dovrà fare uno sforzo immane. D’altro canto ci sono pure quelli che rimangono bamboccioni tutta la vita, quelli che non riescono a separarsi dai propri genitori nemmeno dopo essere andati via di casa, dopo aver avuto un figlio, magari due o tre, quelli che comprano casa nello stesso quartiere se non nello stesso condominio dei genitori, quelli che continuano a farsi preparare la pappa dalla mamma, quelli che le camicie me le sa stirare solo mia madre, quelli che non sono mai andati alla posta a pagare le bollette, quelli che utilizzano i nonni come un asilo nido, quelli che pensano che il sacrificio sia pagare una baby sitter per tenere i bambini quando la propria madre ha deciso, anatema, di prendersi un week-end di vacanza. Ancora una volta, responsabili di tutto ciò sono i genitori, che magari si lamentano, ma che amano continuare a sentirsi utili, amano esercitare un ruolo nella vita dei propri figli, pensano di poterli ancora guidare in un mondo profondamente diverso da quello in cui loro stessi sono cresciuti. Un’analisi dura, impietosa, la mia, che riguarda, generalizzando ovviamente, l’assoluto fallimento educativo di un’intera generazione, ma ho scritto queste righe solo per chiarirmi alcuni concetti, solo per cercare di capire se sono realmente riuscito a scampare da un modo di essere che non vorrei mi appartenesse, per riuscire a capire se c’è il rischio di ricaderci, per ricordare a me stesso  quale deve essere l’atteggiamento da tenere con i miei figli per agevolare loro realmente il percorso che li porterà a diventare persone.

Ivan solleva la sciarpa a coprirsi meglio il collo. È una notte fredda e pulita, buona per pensare. E lui ha molte cose su cui riflettere.

Così il prologo di Sweet Dreams un romanzo a puntate che Giusy De Nicolo sta pubblicando nel suo blog purtroppo facendo penare i  lettori con i suoi tempi di pubblicazione, ma è lei la scrittrice…

Ma andiamo con ordine. Prima di tutto chi è Giusy De Nicolo? Allora: principalmente Giusy è una giovane scrittrice emergente, si dice così, tarantina che ad oggi ha pubblicato un romanzo “Porcaccia un Vampiro” di cui ho già avuto modo di parlare qui. Ma Giusy De Nicolo è anche una mia amica d’infanzia e, se pure con una luuuuuunga pausa, ci conosciamo, si può dire, da trent’anni. Ora questo potrebbe significare che i miei elogi sperticati nei suoi confronti siano frutto della mia amicizia con lei; invece no, la verità è che io già a sei anni mi circondavo solo di gente in gamba, non per niente, per anni ho avuto fama di essere asociale, andato via da Taranto non era mica facile trovare un amico in gamba come lei. In secondo luogo di che parla Sweet Dreams? Beh il romanzo parla di vampiri, società segrete, nerd sfigati e tanto altro che non è il caso di svelare perché vi invito ad andarvelo a leggere. Un cosa posso assicurare, che vi piaccia il fantasy oppure no, che vi piacciano i vampiri oppure no, è un piacere leggere Sweet Dream se non altro perché  Giusy scrive in maniera divina, come io non saprò mai fare e di questo sono profondamente “invidioso”. Sweet Dreams, dunque, come anche “Porcaccia un Vampiro” andrebbe letto anche solo per il piacere “estetico” della scrittura.

P.S. no, non sono stato pagato

Anche quest’anno, pure in anticipo, è partita la sfacchinata natalizia con la “messa in opera” dell’albero di Natale. Questa volta però la cosa assume anche un nuovo significato perché ormai Pierpaolo ha più di tre anni ed è totalmente immerso nell’atmosfera natalizia… stamattina mentre si era tutti all’opera con pacchi e pacchetti (trasportati dal box di mio padre a casa alle due del mattino per poter avviare i lavori appena il piccoletto si fosse svegliato) il folletto sussurra:-Sento il profumo di Natale- :-)

Lo scorso Natale mi hanno regalato uno di quei pacchetti prepagati da cui è possibile scegliere una notte in albergo/bed & breakfast. Il pacchetto scadeva a dicembre 2010 quindi era quasi ora di utilizzarlo. Francamente non ne avevo nessuna voglia, in questo periodo, ma Monica mi chiama giovedi in ufficio e mi dice io prenoto per il week-end (del suo compleanno). Far fare certe cose alle donne non è mai una buona idea, io lo so, ma la pigrizia, da sempre ha la meglio sulla mia razionalità e dunque ha prenotato lei.

Il fatto che abbia richiesto un lettino da campeggio per il bambino e le abbiano risposto che non avevano quel genere di “attrezzatura”  avrebbe già dovuto farle suonare un campanello di allarme specie insieme alle suite con tessuti leopardati presenti sul sito dell’albergo e al fatto che servivano la colazione SOLO in camera, ma evidentemente non è stato così; non è servito nemmeno vedere la hall dell’albergo con la moquette viola, ha cominciato a capire solo quando entrata nella stanza ha visto la tariffa ad ore…

Tuttavia devo dire che siamo stati davvero bene, l’ambiente era molto raffinato e lo staff di una descrizione incredibile e la tipa del servizio in camera uno schianto, poi le suite sono spettacolari per chi come ha un’anima tremendamente kitsch.

Giuro che appena si sistemano un paio di faccende ci torniamo con uno spirito leggermente diverso ;-P

La foto non c’entra nulla, ma mi sono reso conto che come un imbecille non ho fatto nemmeno una foto dell’albergo.