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Ucronìa.it

tecnologia

Professioni del passato: il programmatore

Questo è un post di servizio, può andar bene per quei genitori che vogliono fare una scelta ponderata in merito alla scuola o all’università dei propri figli e che hanno, ovviamente, il necessario sale in zucca per comprendere quanto sto per scrivere.

 

C64c_systemIo faccio parte di quella generazione cresciuta durante l’avvento degli home computer e dell’informatizzazione di massa; la tecnologia mi ha sempre affascinato e poter avere un vero computer A CASA MIA è stata una svolta per la mia vita. Imparare a usarlo, a conoscerlo in maniera approfondita è stata una mia passione, un divertimento che mi ha accompagnato negli anni dell’adolescenza. Ho programmato in linguaggi che molti di voi che mi leggono avranno solo sentito nominare e su apparecchi con capacità di elaborazione e di memoria inferiori a quelle di un telefono cellulare di 15 anni fa, mi sono divertito, tanto. Non potevo, quindi, che iscrivermi ad una scuola superiore rivolta fortemente alla programmazione e successivamente, all’università, non potevo che scegliere Scienze dell’Informazione[1] ed è stato a questo punto che mi sono reso conto che non avevo capito un cazzo.

 

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Allunaggio Chang’e 3

Fra il 1958 e il 1959, in piena Guerra Fredda, inizia la corsa alla Luna coi primi successi sovietici e delle sonde Luna 2 e Luna 3 fra settembre e ottobre 1959. Gli Stati Uniti trovatisi a rincorrere nello spazio l’Unione Sovietica, già dopo il lancio dello Sputnik, rispondono nel 1958 con le sonde Pioneer e successivamente con le Ranger ottenendo i primi riscontri solo nel 1965 con le prime foto della Luna a distanza ravvicinata. Intanto Luna 9 dell’URSS, nel gennaio 1966, effettuava il primo allunaggio morbido, obiettivo ripetuto dagli USA pochi mesi dopo con la sonda Surveyor 1, aprendo in questo modo la strada per il trionfo dell’Apollo 11 che il 20 luglio del 1969 portò il primo uomo sulla Luna, seguito da altri cinque sbarchi e 12 essere umani scesi sulla superficie del satellite.  La corsa alla Luna si chiuderà nel 1976 con l’ultimo allunaggio della missione sovietica Luna 24, fino ad oggi.

Lancio

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2012 DA14

IDL TIFF fileA quanto pare il cosmo è pieno di sorprese, sembra che zitto zitto, un asteroide di più di 50 metri di diametro passerà accanto al nostro pianeta poco dopo San Valentino, il 15 febbraio.

 

La cosa che lascia riflettere è che questo asteroide era totalmente sconosciuto fino al 22 febbraio 2012 quando è stato avvistato per la prima volta in Spagna dall’osservatorio di La Sagra, vicino a Granada, nell’ambito di un programma di ricerca sovvenzionato dall’ESA.

Di questo asteroide, ad oggi non si conosce nulla, dalle misurazioni indirette pare abbia un diametro fra i 50 e gli 80 metri,  una massa di 130.000 tonnellate e composizione sconosciuta. L’unica cosa certa è che, secondo i calcoli dell’ESA, non dovrebbe avvicinarsi a più di 28.000 km dal pianeta Terra.

 

Per dare un’idea delle distanze, il valore medio in km che separa la Terra dalla Luna è di  384.403 mentre, per dire, la ISS si trova a soli 400km dalla Terra e i satelliti geostazionari (quelli televisivi ad esempio) si trovano ad una distanza media di 36.000 km.

Ciò fa comprendere che il nostro 2012 DA14, così è stato identificato l’asteroide, passerà a una distanza minore di oggetti messi in orbita dall’uomo e, ribadisco, fino a meno di un anno fa di lui non si sapeva niente; per far riflettere sulla pericolosità di questa situazione, se un oggetto di queste dimensioni fosse fatto di ferro e colpisse la Terra creerebbe un cratere del diametro di 1,5km, se impattasse su una città sarebbe una strage.

 

L’asteroide farà il suo passaggio più ravvicinato intorno alle 20:40 italiane del 15 febbraio e potrebbe essere visibile dall’Europa, anche con un buon cannocchiale.

 

Non sarebbe ora di dare il via a un serio progetto di ricerca degli oggetti a potenziale impatto col nostro pianeta, così giusto per stare un po’ più tranquilli?

Gadget: Sony Ericsson Liveview

liveviewEccomi qui a presentare l’ultimo gadget inutile tecnologico di cui non potevo proprio fare a meno, per lo meno non potevo considerato il prezzo, solo 25 euro da Amazon.it. Si tratta del Liveview di Sony-Ericsson, versione 2011, certo c’è la versione successiva che dicono sia migliore ma costava più di 80 euro.

 

Il Liveview è un oggetto quadrato di 3,5×3,5 cm con, un display touch screen, in grado di interfacciarsi via bluetooth con qualunque dispositivo Android. In pratica, il Liveview montato su un cinturino (in dotazione, per quanto non bellissimo) si collega al vostro cellulare Android ed è in grado, nei limiti del suo piccolo display di notificarvi, avvisandovi con una vibrazione al polso, più o meno tutto quello che vi arriva sul cellulare, dalle chiamate, agli SMS, dai Tweet ai messaggi Whatsapp, fino a Facebook. Ma non è tutto, attraverso il Liveview e con gli appositi plugin si è persino in grado di controllare alcune funzioni dello smartphone. Si può quindi rifiutare una chiamata, rispondere se si ha l’auricolare, utilizzare il lettore multimediale per ascoltare musica leggendo le informazioni dei brani sul display (utilissimo in moto), ma anche far squillare il telefono o scattare una foto a distanza.

 

Dalle recensioni su internet si parla di disconnessioni del bluetooth e di difficoltà di funzionamento dei plugin con Android da Ice Cream Sandwich in poi. In realtà con l’ultimo firmware non mi sono capitate disconnessioni dallo smartphone (Samsung GS2 e ICS) mentre effettivamente ho difficoltà con i plugin Sony di Facebook e Twitter, problema risolto con CustomNotifierPlugin

Anche la batteria, nonostante pochi giorni di utilizzo, sembra avere una durata accettabile. Qualche appunto invece sul cinturino in dotazione che, oltre ad essere bruttino, non consente la ricarica del Liveview senza sganciare fisicamente il display, operazione scomoda e, alla lunga, probabilmente, dannosa per i ganci di plastica.

Nel complesso, per 25 euro, un acquisto più che azzeccato, se non altro a parte il cinturino è un orologio figo. :-)

La fine dei netbook

Torniamo a parlare di tecnologia. Il Guardian ci fa sapere che Asus e Acer (dopo che già Dell, HP e Samsung avevano fatto lo stesso nel 2011) hanno chiuso le proprie linee di produzione di netbook, uno dei dispositivi più versatili ed utili mai realizzati in ambito informatico. L’idea di un portatile di dimensioni ridotte e a basso costo faceva così paura che la Apple e lo stesso Steve Jobs, in procinto di lanciare l’iPad,  hanno mosso una vera e propria guerra contro questi dispositivi.

Se c’è una terza categoria di dispositivi deve essere migliore a fare certe cose rispetto ad un laptop o uno smartphone; altrimenti non ha ragione di esistere. Alcuni hanno detto: ‘È il netbook!’ Il problema è che i netbook non sono migliori a fare niente. Sono lenti, hanno display di bassa qualità, e fanno girare vecchio software per PC. Non sono meglio di un laptop, solo costano di meno. Sono solo laptop economici. E noi non pensiamo che siano una terza categoria di dispositivo”.

Steve Jobs visto da NapoliIl motivo, ovviamente, è da ricercarsi esclusivamente in ambito commerciale, non per niente l’attacco più pesante veniva proprio dal re dei markettari, i netbook, infatti non consentono quasi nessun margine di guadagno a differenza dei tablet, tuttavia i due dispositivi sono profondamente diversi e avrebbero potuto tranquillamente coesistere.

Se è vero che l’utilizzo che viene fatto normalmente di un netbook è quello di navigare su internet, esattamente come un tablet (e, a ben pensarci, come un qualunque laptop) è anche vero che il netbook è decisamente più versatile se si decide di utilizzare applicazioni diverse da un browser o da un giochino se non altro per l’interfaccia utente che permettere di scrivere un documento senza dover ricorrere a strani artifici.

Personalmente sono stato felicissimo dell’introduzione di questi giocattoli, sin dal primo eeePc a 7 pollici con disco SSD della Asus. Il netbook è abbastanza piccolo e leggero da permettermi di infilarlo in uno zainetto, di portarlo agevolmente in aereo, in moto, di tenerlo sotto il sedile dell’auto e mi permette di fare praticamente tutto quello che faccio col PC, di scrivere un documento, di mandarlo per posta, di collegarmi in ufficio o a casa. Il tablet, certo, è più portatile (anche se i 10 pollici alla fine hanno un ingombro simile) ma ha uno scopo diverso. Non è meglio o peggio del netbook, è un’altra cosa. Col tablet posso cazzeggiare su internet, usare le app per Facebook, posso giocare ad Angry Birds Star Wars e tante altre attività ma non potrei scriverci questo articolo, o forse sì ma ha prezzo di tali contorsioni da farmene passare la voglia. A dirla tutta io al mio netbook ci sono affezionato come non mi succedeva dai tempi del mio primo Amstrad 3286 mentre il mio (vecchio) tablet (italo-cinese) che pure fa egregiamente il suo lavoro, giace a fare polvere sulla scrivania, soppiantato dal Kindle, nella sua attività di e-book reader.

C”è da dire, poi,  che in un certo senso i netbook hanno consentito di avvicinare ad internet anche chi non può permettersi di spendere 3-400 euro per un tablet decente e rimangono infinitamente più performanti di qualunque schifezza cinese rimarchiata.

Bah, ce ne faremo una ragione anche di questo, del resto il Betamax fu soppiantato dal VHS… intanto vado a cercarmi un nuovo eeePc sotto-costo e me lo tengo di scorta, non si sa mai :-)

RIP netbook.

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