tecnologia

7 miliardi

Da ieri sulla Terra siamo in sette miliardi! Ora le Filippine e l’India si stanno contendendo la paternità del settemiliardesimo nato, resta il fatto che siamo sei miliardi di individui di troppo.

Quando sento l’allarme per la crescita demografica zero in italia mi viene sempre da sorridere, che sia una dei pochi segnali d’intelligenza dell’italico popolo? Il fatto è che l’essere umano, in maniera, in un certo senso, artificiale, si trova all’apice della catena alimentare e questo è un problema: l’uomo non ha predatori e si può riprodurre in maniera indiscriminata. Questo vantaggio, purtroppo, doveva essere riservato ad una specie animale “intelligente” quale non si è dimostrata quella umana.

Il pianeta Terra, semplicemente, non ha le risorse sufficienti a sostenere nemmeno un quinto della popolazione mondiale con un tenore di vita simile a quello occidentale, certo possiamo pensare di modificare radicalmente tutti i modelli di produzione e consumo cercando di utilizzare la tecnologia per compensare il divario con l’attuale sistema produttivo; resta il fatto che siamo troppi e che, con tutti gli accorgimenti che possiamo escogitare, se dovessimo distribuire equamente le risorse non solo  saremmo tutti ben sotto la soglia di povertà (secondo le attuali definizioni) ma in pochi decenni consumeremmo le risorse energetiche e ambientali del pianeta (per conferma basta darsi una scorsa al Living Planet Report del WWF). Allarmismo il mio? No, mica sto dicendo che il mondo finirà domani, sto solo dando una giustificazione per il divario fra i paesi occidentali e quelli del terzo e del quarto mondo. E’ ovvio prima o poi le genti affamate si incazzeranno(come successo in Africa quest’anno) e prima o poi le cose dovranno seguire una rotta diversa (e l’attuale crisi economica è un sintomo di quello che avverrà) resta il fatto che l’”intelligenza”, quella caratteristica che ha portato l’uomo all’apice della catena alimentare non è stata sufficiente per imporgli una certa cautela demografica e questo finiremo per pagarlo democraticamente tutti in un modo o nell’altro.

Censimento 2011

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Nascita di Gesù a Betlemme
Mt 1:18-25 (Mi 5:1-2; Is 7:14; 9:5) Gv 1:14
In quel tempo uscì un decreto da parte di Cesare Augusto, che ordinava il censimento di tutto l’impero. Questo fu il primo censimento fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi registrare, ciascuno alla sua città.
Dalla Galilea, dalla città di Nazaret, anche Giuseppe salì in Giudea, alla città di Davide chiamata Betlemme, perché era della casa e famiglia di Davide, per farsi registrare con Maria, sua sposa, che era incinta.
Mentre erano là, si compì per lei il tempo del parto; ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito, lo fasciò, e lo coricò in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.

Certo che un tempo il censimento era un bel casino, se capitava il periodo sbagliato si finiva per partorire in una grotta al freddo e al gelo. In questo tempo, per fortuna, non è più così e Giuseppe può inserire il suo codice fiscale e compilare il questionario on-line mentre attende l’uscita  di Maria dalla sala parto.

Oggi, anche io, ho perso impiegato 15 minuti della mia vita a compilare il questionario del 15esimo Censimento Generale della Popolazione e delle Abitazioni 2011; sinceramente mi è sembrata un’occasione persa da parte dell’ISTAT, se da un lato molte risposte erano già disponibili negli archivi anagrafici da dove avrebbero potuto essere più agevolmente e con maggior precisione estrapolate dall’altro mancavano tutta una serie di domande sulle abitudini degli italiani. Per il nostro paese, nel prossimo futuro, sarà indispensabile pianificare un progetto armonico riguardo la mobilità dei cittadini e questa sarebbe stata l’occasione giusta per raccogliere quei dati fondamentali sulla domanda di mobilità che oggi le aziende di trasporto NON hanno e faticano a reperire, stessa cosa per quanto riguarda il digital-divide. Sinceramente a me è capitato il questionario “breve”, pare che esista anche una versione “lunga” e non so se questa abbia una maggiore penetrazione all’interno delle abitudini degli italiani ma, francamente, penso che alcuni quesiti avrebbero dovuto essere rivolti a tutti.

Un cenno riguardo al problema di rallentamenti e blocchi i primi giorni di compilazione del questionario on line. Tutti i giornali hanno riportato la notizia del “crollo” del “cervellone” dell’ISTAT come di una cosa ridicola, da terzo mondo, ecc… Ma dico io, è mai possibile che gli italiani sono così italioti che devono compilare il questionario il primo giorno della sua messa on line e pensate che i “tecnici” dell’ISTAT siano tutti dei poveri cretini e che non abbiano saputo dimensionare il sistema? Ma per favore, io sono stra-sicuro, che l’analista che ha curato il sistema abbia messo per iscritto che dopo un certo numero di connessioni KABOOM! Sono altrettanto certo che lo stesso analista abbia parlato coi responsabili del progetto dicendo loro signori il sistema è dimensionato bene, tuttavia dal momento che gli italiani sono degli imbecilli, non ho dati certi anche se lavoro per l’ISTAT, è possibile che si connetteranno tutti il primo giorno mandando tutto a puttane: se volete dimensionare il tutto per un picco che potrebbe verificarsi ci vogliono altri X euro. Il responsabile del progetto, che in vita sua ha già avuto a che fare con gli analisti di sistema, ha pensato, fra se e se, OK di solito questi analisti buttano sempre  la mani avanti e il casino succede una volta su dieci, se anche capita chi se ne frega lo gestiremo, intanto risparmiamo quei soldi. Dopo di che avrà scritto al suo responsabile che, nell’improbabile caso di un picco di connessioni potrebbe capitare un blocco dei sistemi ma la cosa farà risparmiare X euro e via edulcorando la realtà fino al ministro di riferimento. Ora vi chiederete chi ha sbagliato? Nessuno (a parte gli italioti), è stupido dimensionare un sistema informatico NON critico in previsione di picchi che si verificheranno in un tempo par a 1/60 del suo funzionamento, si sarebbe solo dovuto organizzare una contromossa mediatica nel caso si fosse verificato un casino del genere, cosa che come al solito non è stata fatta. Comunque, a parte questo, l’applicativo era fatto benissimo , era a prova di imbecille e per compilarlo ci sono voluti davvero pochi minuti.

P.S. Oggi al centro commerciale ho visto delle hostess per il censimento (le censimentine?) non ho capito la loro utilità ma non mi sono avvicinato a chiedere per non perdere tempo e sopratutto perché erano cesse.

 

Steve Jobs, adieu

Lo so che oggi l’hanno fatto in tanti, tuttavia non voglio esimermi da ricordare la morte di Steve Jobs. I giornali, le TV, internet è piena di elogi per il genio, per l’uomo che avrebbe rivoluzionato l’informatica moderna. Sciocchezze, Steve Jobs era un visionario precursore e un grande uomo d’affari, era il sogno di ogni tecnico, era l’uomo che ha saputo vendere le sue passioni e i suoi sogni alla massa.  Steve Jobs non era un genio, non ha inventato nulla, non ha inventato il PC, non ha inventato i lettori mp3, lo smartphone e nemmeno il tablet ma ha il grande merito di averli resi usabili e sopratutto appetibili al grande pubblico, ha il merito indiscusso di aver contribuito a rivoluzionare le abitudini e i costumi del mondo intero con i suoi bellissimi gadget. R.I.P.

Decomissioning

“First, here at the Kennedy Space Center where every shuttle mission and so many other historic human space flights have originated, we’ll showcase my old friend, Atlantis” Charles Bolden, NASA Administrator

Finché lo shutdown non vi separi

Monica Messa liked this post

Ho ritrovato questa notizia di qualche tempo fa sul Telegraph. Era maggio del 2010 quando presso un ristorante nel parco di Hibya, a Tokyo, una coppia di ragazzi sta celebrano il proprio matrimonio. La curiosità è che ad officiare il rito, non c’è un parroco cattolico, non c’è un prete shintoista e nemmeno un ufficiale dell’anagrafe ma un robot modello I-Fairy riprogrammato per l’occasione. L’I-Fairy è un robot antropomorfo studiato per fare da guida nei musei e nelle fiere scientifiche. La sposa, Satoko Inoue, lavora per la Kokoro Company, l’azienda che produce questo particolare modello di androide mentre suo marito Tomohiro Shibata è un docente di robotica presso il Nara Institute of Science and Technology; i due si sono incontrati proprio perché Tomohiro si era rivolto alla Kokoro per comprare un I-Fairy.

L’I-Fairy receptionist robot è stato presentato nel  gennaio del 2010 al Consumer Electronics Show di Las Vegas, Nevada .

Della Kokoro ho già parlato per un altro robot antropomorfo, l’affascinante Android-F. Probabilmente questo matrimonio è una trovata pubblicitaria, di sicuro, però, ci mostra la fiducia dei giapponesi per la tecnologia e per un futuro dove, magari, gli “androidi” saranno insieme a noi e miglioreranno la nostra vita.

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