Ho iniziato la giornata con la notizia della morte  a 79 anni di  Sergio Bonelli, una notizia che devo ammettere mi ha rattristato. Non starò qui a tessere le lodi del genio Sergio Bonelli come stanno facendo un po’ tutti sulla rete, in un certo senso, ho sempre identificato Bonelli con mio padre (e anche lui non se la passa bene in questi giorni) e comunque mi ricorda l’infanzia; mi tornano in mente le estati passate ad imparare a leggere sugli albi di Tex di Galep/Nolitta, sui volumi di Zagor e nelle pagine di Mister NO.

C’è poco da dire su Bonelli è stato un buon autore e un editore lungimirante, anche se forse nell’ultimo periodo avrebbe dovuto mollare un po’. La Bonelli Editore, di fatti, ha monopolizzato l’editoria del fumetto italiano involontariamente ostacolando lo sviluppo di correnti alternative e se pure gli scrittori e i disegnatori di Bonelli sono innegabilmente bravi, che che se ne dica, le storie sono troppo ancorate ad alcuni schemi che non dipendono tanto dal filo conduttore della sceneggiatura quanto da un’impostazione “bonelliana” che trasforma Nathan Never in un Mister No del tardo 21esimo secolo e porta Tex Willer dentro le storie di  Martin Mystere. Se pure pian piano si è cercanto di innovare introducendo una certa continuity nelle storie, qualche ammiccamento sessuale come in Legs Weaver e limitando il maschilismo, i fumetti di Bonelli non sono riusciti ad attrarre le giovani generazione e, a parte qualche trentenne rincoglionito che si è fatto irretire dalla moda di Dylan Dog negli anni ’90, a comprare gli albi Bonelli sono tutti ultra trentacinquenni. I giovani, in fumetteria, praticamente (e giustamente) comprano solo comics americani e manga giapponesi.

La morte di Sergio Bonelli, comunque, lascerà il segno nella cultura e nell’editoria italiana: se segnerà una rinascita del fumetto nostrano o la sua definitiva dipartita sarà solo il tempo a dirlo.

P.S. Per un po’ ho cercato la copertina di un albo che meglio rappresentasse Sergio Bonelli autore ed editore ed immancabilmente erano albi di Tex, ma tutti stanno pubblicando immagini di Tex e siccome gli albi di Mister NO sono rimasti a casa di mio padre mi sono deciso a pubblicare l’immagine del fumetto che meno rappresenta  la Sergio Bonelli Editore: Legs Weaver (che infatti è stato chiuso prematuramente e per me inspiegabilmente visto che ancora vegeta quella porcata di Dylan Dog)

2 commenti
    • Angelo
      Angelo dice:

      No, su Tex ha scritto anche come Nolitta. In particolare all’inizio per distinguersi dal padre. Il primo Tex di Sergio Bonelli (Caccia all’uomo) fu proprio firmato Gianluigi Bonelli/Guido Nolitta

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