Se sono in libreria e vedo il nome di una donna associato al termine vampiro generalmente passo oltre; questa volta non fate questo mio errore.
Cos’è “Porcaccia un vampiro”?
“Porcaccia un vampiro” è sicuramente un romanzo con un “non morto” fra i protagonisti principali; detto questo non ho nessuna definizione di genere perchè è molto più semplice dire cosa NONè “Porcaccia un vampiro”. NON è (ringraziando gli dei di Kobol) un gothic romance come vanno tanto di moda adesso, NON è un romanzo fantasy, NONè science fiction, NONè un romanzo poliziesco, NON è un thriller, NON è una spy story. “Porcaccia un vampiro” racconta una storia, così come l’ha immaginata l’autrice e lo fa con un umorismo del tutto singolare, una storia che racchiude tutto quello che ho detto non essere il romanzo. Si tratta, alla fine, del racconto della vita di un normale studente universitario, in una normale città di provincia, con i normali problemi di tutti i giorni: pochi soldi, niente donne, tanti guai e poche prospettive; un ragazzo che, a un certo punto, si trova catapultato in un universo inverosimile dove accadono cose apparentemente più grandi di lui, cose che lo portano a scoprire se stesso fino a rivelargli una verità sepolta così bene da apparire irreale anche a se stesso. Andrea non è quello che sembra, non è quello che ha cercato di essere. Andrea è un uomo sorprendente e coraggioso di cui anche un immortale vissuto per oltre 400 anni può innamorarsi.
Leggere “Porcaccia un Vampiro” è un dovere per tutti gli amanti del fantasy e delle suggestioni gotiche ispirate dalle leggende, dalle superstizioni sui vampiri e dal romanzo di Stoker ma, come ho detto, non è un romanzo di genere è può essere letto anche dai fruitori di letteratura cosidetta mainstream.
Reperire “Porcaccia un vampiro” in libreria non è molto semplice trattandosi del primo romanzo di un’autrice semi-sconosciuta, Giusy De Nicolo, pubblicato da una piccolissima casa editrice (Mammaeditori) , ad ogni modo si può acquistare on-line su IBS e ne vale la pena.
Giusy De Nicolo, che adesso sta realizzando Sweet Dream, un romanzo a puntate pubblicato online sul suo blog, ha anche realizzato un godibilissimo book trailer di “Porcaccia un Vampiro”, invito tutti a guardarlo e a lasciare un commento solidale a Luca, il marito di Giusy, protagonista del video.



Correva l’anno 2001, internet non era ancora, definitivamente, un mass media ma era già piuttosto popolata, non c’erano ancora i Social Network, ma le cose non erano poi tanto diverse da oggi ed anche se la percentuale di bimbiminkia in giro senza badante sul web non era minimamente paragonabile a quella di oggi, c’era già una discreta rappresentanza di imbecilli fascistoidi illiberali. Voglio ricordare oggi la storia di una degli hoax meglio riusciti di tutti i tempi (anche meglio di John Titor) e sopratutto della reazione inconsulta che ha suscitato all’epoca. Parlo di bonsaikitten.com; per chi non ne avesse mai sentito parlare, riassumo in breve, che si trattava di un sito sulla “nobile” arte dei gatti bonsai. Gatti fatti crescere in un contenitore di vetro in modo da deformarli fino a far loro prendere la forma del contenitore, con tanto di foto e spiegazioni varie su come realizzare l'”opera”. La burla, messa in piedi da alcuni studenti del MIT (del resto il gatto nel dodecaedro doveva pur voler dire qualcosa), all’epoca fu smentita abbastanza velocemente anche da fonti autorevolissime (vedi la rivista Wired), del resto le immagini erano inequivocabilmente taroccate, ma la notizia ha continuato a circolare per mesi e a riempire di indignazione newsgroup, forum e finanche i giornali. Che cosa chiedevano tutti? Ovviamente l’oscuramento immediato di bonsaikiten.com e di tutti i siti che, nelle varie lingue, avevano riproposto la stessa burla, questo anche anni dopo che il sito era stato definitivamente chiuso. Il fatto è che dopo quasi dieci anni le cose, sono semplicemente peggiorate, e se prima si chiedeva la chiusura di un sito sull’onda emotiva dell’indignazione popolare oggi si parla addirittura di una legge che consenta la chiusura di blog, siti, gruppi su social network che inneggino a questo o a quello e dopo i fatti accaduti al PdC, che hanno visto nascere gruppi su Facebook santificanti l’assalitore, le cose rischiano di precipitare fin troppo velocemente. Il punto è che pur essendo io d’accordo che la libertà di dire cretinate termina dove inizia l’apologia di reato, deve essere fondamentale ricordare che siamo ancora in uno stato dove la responsabilità penale è personale e dove se qualcuno commette un reato sia nel mondo reale che su un social network può e deve essere perseguito per quel reato e non si deve condannare, o peggio, oscurare il medium (altrimenti si dovrebbe definitivamente oscurare la TV, ma questo è un altro discorso). Non occorre inventare altre fattispecie di reato, non serve pensare a nuove misure per arginare il fenomeno, il codice penale è già li bello e pronto, basta utilizzarlo, se poi quello che da fastidio è che internet amplifichi i discorsi da bar trasformando le cazzate in movimenti politici, beh credo che l’intervento sia da fare nella testa della gente.