• g+
  • Tumblr
  • Youtube
  • Linkedin
  • Instagram
  • About.me
  • Ucronìa.it Feed
Ucronìa.it Halloween

curiosità

Urne funerarie come space debris

Se Mike Buongiorno avesse scelto la pista delle stelle al posto di una banale inumazione i famigliari non avrebbero dovuto rincorrere una bara trafugata dal cimitero per tutta la Lombardia, ma avrebbero potuto guardare il cielo, in una notte stellata, e intonare: -Allegriaaaa-

Dal Los Angeles Time arriva la notizia che lo stato americano della Virginia avrebbe in programma di introdurre delle misure volte a supportare l’impresa privata aerospaziale del Mid-Atlantic Regional Spaceport a Wallop Island, sulla costa della Virginia.

Il disegno di legge, in discussione presso l’Assemblea Generale, infatti, prevede una serie di sgravi fiscali da 2.500 dollari fino a  8.000 dollari per le sepolture spaziali, una misura che permetterà, secondo i proponenti, di portare maggiori entrate allo spazioporto che, dopo la sospensione del programma Space Shuttle, si trova a competere in un mercato aerospaziale liberalizzato.

Le prime sepolture nello spazio, che consistono nel mandare in orbita attorno alla Terra dei piccoli campioni delle spoglie cremate del defunto, è iniziata nel 1997.  Poi ci si lamenta delle buste di plastica lasciate nei boschi, meno male che ci sono quelli di PlanetES

Fra coloro che hanno tentato la strada del funerale spaziale devo ricordare il grandissimo James Doohan, lo Scotty di Star Trek, le cui ceneri sono state inviate nello spazio con due lanci, entrambi falliti, tanto da convincere, purtroppo, la famiglia a rinunciare all’insolito funerale.

Return to Flight

Nel giugno 2005 ho comprato questa maglietta in Florida, al Kennedy Space Center. La t-shirt celebrava la ripresa dei voli, da lì a qualche giorno, dello Space Shuttle dopo il disastro del Columbia del 1 febbraio del 2003. Chi mai avrebbe detto che la maglietta sarebbe sopravvissuta al programma STS?!?

Uno squarcio nel vuoto

Inaugurata il 18 maggio scorso questa statua, realizzata dall’artista Oliviero Rainaldi, è stata collocata davanti alla Stazione Termini per commemorare il beato Giovanni Paolo II. Coro di critiche negative, da tutte le parti politiche e sociali, nei confronti di quest’opera d’arte, l’Osservatore Romano ci fa sapere che il lavoro dell’artista

“pecca di una scarsa riconoscibilità e sembra un enorme monumento indistinto più che un immediato e inequivocabile omaggio a Giovanni Paolo II”

In linea di massima io ho scarsissima considerazione per l’arte moderna e considero alcuni disegni di mio figlio decisamente più degni di essere esposti nei musei della maggior parte di quei così detti capolavori(*);  devo ammettere, tuttavia, che Rainaldi con la sua opera ha saputo rappresentare la vera essenza di questo papa.

 

(*) quanto mi stanno sul cazzo quelli che vanno in un museo di arte moderna e stanno lì a contemplare, con espressione saputa, un cumulo di immondizia commentando seriamente la grandezza dell’artista.

La lucina dello stand-by

Nei giorni scorsi tutti i media hanno diffuso l’allarme di Legambiente che, dopo un monitoraggio di un campione di apparecchiature elettriche compiuto insieme al Politecnico di Milano, avrebbe concluso che gli apparati elettrici in stand-by consumano spesso come se fossero accesi e in generale lo stand by si mangia l’11% dei consumi annui di una famiglia. Dopo aver quantificato che un PC accesso 24 ore al giorno consuma 130 euro l’anno e che la maggior parte delle apparecchiature non rispettano le normative europee sullo stand-by  hanno offerto come soluzione quella di utilizzare dei sistemi per consentire di spegnere gli apparati connessi alla rete anche se non è espressamente previsto dal costruttore (uso di ciabatte con interruttore per disalimentare tutto) oltre a quella di leggersi le etichette per valutare il reale consumo degli elettrodomestici evitando di acquistare apparecchi esosi di energia specie in questo periodo di saldi.

Beh io oltre a leggere le etichette però so fare anche i conti, così quando ho comprato il frigorifero, ormai qualche anno fa, proprio leggendo le etichette fra un frigorifero in Classe A+ ed uno in Classe B ho appositamente preso quello in Classe B perché calcolatrice alla mano mi sono reso conto che, ipotizzando come costante la resa energetica teorica dichiarata dai due elettrodomestici,  e considerando la differenza di prezzo e il risparmio energetico ottenuto avrei raggiunto il punto di pareggio dopo più di 15 anni, anche inserendo nel calcolo l’incremento del costo dell’energia legato all’inflazione prevista e senza considerare gli interessi. (Certo avrei fatto del bene all’ambiente scegliendo il classe A+ ma in quel momento non era il mio interesse primario)

Tornando allo stand-by due anni fa ho fatto una rilevazione dei consumi delle apparecchiature casalinghe, in realtà ho scritto questo post solo oggi perché cercavo le tabelle di quelle rilevazioni per pubblicarle, ma non le ho trovate, del resto anche Legambiente non pubblica che i risultati finali dello studio fatto. Tornando ai miei controlli casalinghi ho scoperto delle cose interessanti. Prima di tutto la zona TV, hi-fi, videogame, DVB, VCR, DVD, switch, WDTV consuma (mensilmente) da sola più degli elettrodomestici “pesanti” (lavatrice, lavastoviglie, frigorifero, forno elettrico, microonde) che ovviamente hanno dei picchi di consumo più elevato; questa francamente è stata una sorpresa. In secondo luogo ho scoperto che il costo dei due miei PC accessi 24 ore al giorno per un mese con tutte le periferiche collegate è di circa 15 euro (quindi 180 euro all’anno per 2 PC pure vecchi, con casse, monitor, scanner, 8 hard disk esterni, stampante), ovviamente se tengo acceso uno o due PC 24 ore al giorno avrò pure i miei motivi… dicevo dello stand by: misurando il consumo della zona TV in stand by effettivamente si notava uno abnorme spreco di energia. Analizzando poi i singoli apparati ho appurato che la causa del consumo era il VCR cinese che accesso o spento consumava da solo più di tutti gli altri apparati messi insieme. Eliminato il VCR, eliminato il problema con un risparmio in bolletta di 30 euro a bimestre. I restanti apparati erano appena rilevabili in stand by. Il TV (a tubo catodico) per esempio in stand by per dodici ore consuma come se fosse acceso 2 minuti. Con le rilevazioni sullo stand by mi sono fermato qui, dal momento che ciò mi è stato sufficiente per non considerare nemmeno minimamente l’ipotesi di spegnere le apparecchiature elettroniche con una ciabatta. Anche considerando che, ad esempio, switch, DVB, WDTV, Playstation sono tutti dotati di un sistema operativo e non sono certissimo che disalimentarli a caldo faccia loro tanto bene. Non vorrei che per risparmiare 30 centesimi a bimestre debba spendere 100 euro in assistenza.

Ovviamente questo post nasce dalla mia esperienza personale e non certo da uno studio serio condotto su un numero elevato di apparecchi che ha invece un valore statistico; tuttavia tant’è per quanto riguarda la mia situazione.

Globalizzazione cinese

Leggevo oggi della polemica tutta padana nei confronti di Luca Zaia ex-ministro dell’agricoltura (no il ministero non è stato abolito) e oggi Presidente della Regione Veneto che, udite udite, sarebbe andato a mangiare dal cinese per capodanno. Luca Zaia, proprio lui il leghista famoso per aver combattuto strenuamente (e inutilmente) contro la commistione della cultura tradizionale agroalimentare (padana) e i prodotti etnici provenienti dagli sporchi immigrati indo-arabo-negro-cinesi comunisti e musulmani ce lo ritroviamo a mangiare involtini primavera ad un self service asiatico da 15 euro al buffet.

Certo lui è libero di andare a mangiare un po’ dove gli pare e in alcuni ristoranti cinesi si mangia anche discretamente bene, però la notizia fa tanto ridere, ancor di più se si vanno a leggere i commenti  dai suoi sostenitori di partito (beh almeno di quelli che sanno scrivere) che si trasformano in  contorsionisti dialettici quando cercano di giustificare, in ogni modo,  il comportamento anti-padano del loro prode.

Per restare in tema “Paese del Drago”, oggi pomeriggio sono stato proprio in un negozio cinese di quelli  che vende chincaglieria importata a prezzi non (ancora) del tutto italiani. Quando entro in certi posti devo stare attento ad andarci coi soldi contati; sono infatti capace di uscirne con tante di quelle cazzate a led da illuminare una festa di paese e con  tutta una serie di gadget USB dal dubbio gusto e dalla scarsa utilità. Questa volta mi sono limitato ad una scatola di fusibili per la macchina ed un gomitolo di spago racchiuso in un fantastico contenitore per tagliarlo. E proprio qui viene il bello… osservando bene questo mio “oggetto del desiderio” leggo MADE IN ITALY!!?! Diavolo, non leggevo quella scritta, su un manufatto umano, da almeno dieci anni, non so probabilmente anche la dicitura è un tarocco cinese, un po’ come il logo CE sui giocattoli che per alcuni è una certificazione europea mentre per altri vuol dire China Export, certo che ritrovare il made in Italy in uno store asiatico mi ha fatto ridere più di Zaia che mangia gli spaghetti di soia.

Archivi


I più letti