Si narra che fra il 5-6 gennaio, la notte dell’Epifania, a Bari, oltre alla classica vecchina con i doni nella bisaccia, vada in giro una vecchia strega armata di falce, con un candelabro con tre candele accese in testa e un libro nella sacca, con i nomi di coloro che sarebbero morti in quella tragica notte.

Anni fa, saranno stati i primi anno del secolo,  avevo un amico con un blog in cui trattava gli argomenti più svariati con un diverso punto di vista e una estrema ampiezza di vedute. In ogni articolo, però, lui piazzava diverse foto di pornostar con delle tette enormi, totalmente decontestualizzate, tipo Lisa Ann qui  per intenderci.

Quando gli chiesi: «scusa ma perché in post sull’indipendenza energetica dell’Etiopia mi piazzi una foto di Ava Devine?», lui mi risposte: «per allontanare i farlocchi»

Ora, la parola farlocco è sostanzialmente un termine gergale che assume un significato diverso a seconda della zona d’Italia.

farlocco m sing

individuo sprovveduto, ingannabile,  distratto

(per estensione) oggetto falso, taroccato, comunque di poco valore

Il mio amico è di origine emiliana e penso che intendesse qualcosa tipo imbecille in malafede. Negli anni ho sempre avuto a mente questa cosa e ho sempre pensato che un’immagine trasgressiva decontestualizzata aiutasse davvero a tenere lontano gli imbecilli.

Oggi purtroppo la platea di scimuniti che imperversa sui social è tale che non li allontani nemmeno con il buon vecchio DDT, tu puoi anche pubblicare una foto di Alison Tyler, ma loro devono per forza intervenire per esprimere la “propria” opinione mainstream, generalmente petalosa, su qualunque argomento e devono farlo, quasi sempre, travisando le tue parole o, peggio, affibbiando alle tue parole il significato preconcetto che gli serve come scusa per scatenare una guerra ideologico/dialettica.

Questo modo di fare, quando si trattano argomenti come le questioni di genere o l’inclusività, due dei trend topic del nuovo ventennio, non risparmia nessuno, nemmeno i loro stessi miti. E’ il caso di Alessandro Barbero, storico, accademico e scrittore italiano, specializzato in storia del Medioevo e in storia militare, noto ai più come eccellente divulgatore che imperversa sul web grazie ad alcuni podcast e ai video di alcune sue lezioni che, su Youtube, hanno ottenuto  centinaia di migliaia di visualizzazioni.

Barbero negli ultimi anni è diventato il mito della sinistra pseudointellettuale, lo avevano già messo a capo della rivoluzione bolscevica, perdonandogli persino alcune critiche ragionate sull’impiego indiscriminato del green pass fino a quando ha osato toccare, lui uomo bianco, eterosessuale, la questione di genere. Apriti cielo! Non vorrà mica fare mansplaining[1] Lo  hanno messo al rogo, perché all’indice non era abbastanza, ne hanno chiesto la rimozione dalle cariche pubbliche, l’eliminazione dalla RAI.

Ma che avrà mai detto il buon Barbero per essere disconosciuto da tutti i suoi fan?

Ora, è chiaramente un mio limite, a me Barbero annoia terribilmente, mi infastidisce il suo tono di voce e ogni volta che tento di ascoltarne un podcast irrimediabilmente mi addormento, tuttavia in questa occasione si è limitato, su domanda specifica, a dichiarare una ovvietà, a dire cioè che a causa delle evidenti differenze strutturali fra uomini e donne, le donne partono svantaggiate nel tentativo di emergere in un mondo creato su misura per gli uomini, aggiungendo che questo stato di cose potrà cambiare quando una nuova generazione di uomini verrà educata in maniera consapevole[2]. Il povero professore è stato così educato da porre la questione anche in maniera interrogativa[3].

Di fronte a una dichiarazione così banale, oserei dire democristiana, che nemmeno Brooklyn Chase, qui, avrebbe il coraggio di smentire, frotte di difensori del politically correct si sono lanciati in una campagna social denigratoria nei confronti di Alessandro Barbero, non dico senza leggere l’intervista, ma nemmeno senza leggere i titoli delle varie testate online che l’hanno riproposta,  fermandosi alle parole – le donne mancano di quell’aggressività, spavalderia e sicurezza di sé – e utilizzandole per passare da accuse di sessismo a quelle di propugnatore di disvalori.

Barbero nell’intervista non ha sbagliato niente, le sue parole sono state equilibrate, espresse con perfetta padronanza della lingua italiana e, sopratutto, di una banalità sconcertante eppure sono tre giorni che maniche di disadattati, sedicenti intellettuali, sentendosi traditi dal loro professore preferito, già assurto a icona social, ne stanno chiedendo la rimozione da ogni consesso civile, affibbiandogli colpe che nemmeno a Mengele dopo la Seconda Guerra mondiale.

A questo punto del post è, ovviamente indispensabile tornare ad “allontanare i farlocchi“, questa volta usando la foto di Angela White, perché con questa gente non si può pensare di intraprendere un dibattito o intavolare una discussione, queste persone si sono autoindottrinate sull’altare del politicamente corretto e non accettano alcun tipo di visione laterale, il mondo è bianco o nero, e dovrebbe essere solo bianco come un fiocco di neve, non esistono domande, non si cercano confronti. Non vorrete mica davvero perseguire le pari opportunità? No, dobbiamo appiattire qualunque differenza, uomini e donne, bianchi e neri, accademici ed operai, umani ed animali tutti uguali in una visione del mondo che deve rigettare la bellezza della diversità, che non può ammettere che ci siano vincitori e vinti. Un universo inclusivo ma più noioso del Paradiso di Dante[4].

[1] L’altra stupidaggine che si sta diffondendo negli ultimi tempi è che nessuno dovrebbe parlare di ciò di cui non ha una specifica competenza. Quindi solo i medici possono disquisire di medicina ma non di virologia, di quello può parlare solo Burioni e al limite Massimo Galli che tanto ormai è in pensione, di storia devono parlare gli storici, di arte possono discutere gli storici dell’arte (ma non Sgarbi) e di donne non possono parlare gli uomini se no è mansplaining.
[2] Che poi a dirla tutta, questa storia di educare gli uomini in maniera “consapevole”, detta da un professore sulla sessantina, bianco e probabilmente eterosessuale mi sa tanto di altro tradimento
[3] «Io sono uno storico e quindi il mio compito è quello di indagare il passato e non presente o futuro, di fronte all’enorme cambiamento di costume degli ultimi cinquant’anni, viene da chiedersi come mai non si sia più avanti in questa direzione. Ci sono donne chirurgo, altre ingegnere e via citando, ma a livello generale, siamo lontani da un’effettiva parità in campo professionale. Rischio di dire una cosa impopolare, lo so, premette il docente, ma vale la pensa di chiedersi se non ci siano differenze strutturali fra uomo e donna che rendono a quest’ultima più difficile avere successo in certi campi È possibile che – in media – le donne manchino di quell’aggressività, spavalderia, sicurezza di sé che aiutano ad affermarsi? Credo sia interessante rispondere a questa domanda. Non ci si deve scandalizzare per quest’ipotesi, nella vita quotidiana si rimarcano spesso differenze fra i sessi. Uscire da questo schema potrebbe essere solo una questione di tempo, basterà allevare ancora qualche generazione di giovani consapevoli e la situazione cambierà»
[4] Ho comprato la Divina Commedia a fumetti di Go Nagai, è meravigliosa, prima o poi ne parleremo anche qui.

 

 

 

L’autunno, più o meno da sempre, porta con sé delle temperature civili, la meravigliosa festa di Halloween e il circo. Nei mesi di novembre e dicembre, negli spiazzi di parcheggi di periferia, nelle varie cittadine italiane, sorgono i tendoni variopinti delle varie famiglie circensi con i loro spettacoli stantii, i carri carichi di animali esotici e, da qualche anno, il codazzo di indignate polemiche animalare per l’uso e lo sfruttamento delle povere bestie per il divertimento di grandi e piccini.

Diciamoci la verità, al di là di ogni altra considerazione, il circo con o senza animali, ha fatto il suo tempo, vedere un elefante salire sullo sgabello con un ombrello nella proboscide è uno spettacolo tanto antico quanto triste e se è innegabile che, in molti casi, i circensi trattino gli animali quasi come membri della famiglia, se non altro perché come in tutte le culture nomadi o contadine, contribuiscono a dare loro di che vivere, più volte sono stati segnalati maltrattamenti sugli animali come, appunto, in tutte le culture nomade o contadine. 

Il progresso, lo sappiamo, dovrebbe portare a un’evoluzione della civiltà e con essa l’umanità dovrebbe tendere a minimizzare lo sfruttamento di qualunque essere vivente, tuttavia certe conquiste  non possono essere imposte da nessuno, tantomeno da una minoranza chiassosa, ma passano attraverso la maturazione di una coscienza collettiva che riconosca il giusto ruolo di ogni organismo vivente (no, non tutti gli esseri viventi sono uguali, ci sono proprio delle differenze strutturali, come dice Alessandro Barbero parlando di uomini e donne, ma questa è un’altra divertentissima storia).
 
Pensare di forzare il progresso con le imposizioni su questioni simboliche, come può essere appunto il circo rispetto al reale sfruttamento di tutti gli esseri viventi, può portare solo a contrapposizioni di natura ideologica ma non risolve, nei fatti, nulla o quasi. Il circo esiste perché esiste chi ci va, e sono tanti, molti di più dei rissosi animalari che fanno casino davanti ai tendoni, con buona pace di qualche sindaco che, cavalcando l’onda dell’indignazione social, talvolta emette ordinanze tanto stupide quanto illegittime. La soluzione quindi non è vietare, non lo sarà mai, nonostante un certo fascismo del politicamente corretto, la soluzione è sempre quella di cercare di progredire verso un futuro migliore, più umano ed inclusivo direbbero quelli del club dei buoni ad oltranza, e questo è un processo relativamente lento, che richiede pazienza, corretta informazione e studio.
 
Arroccarsi nella posizione più facile, “via gli animali dal circo”, nella migliore delle ipotesi risolverebbe il problema di qualche decina di animali esotici in parte del mondo occidentale (animali che comunque, con tutta probabilità, dovrebbero essere abbattuti o chiusi in uno zoo) di sicuro non aiuterebbe a raggiungere quelle necessarie conquiste di civiltà che consentano di trattare tutte le forme di vita per il loro ruolo nell’ecosistema rispettandone gli istinti e le peculiarità, senza volerle ridurre nella stessa nicchia ecologica degli esseri umani, antropomorfizzandole con una violenza infinitamente più forte della loro sottomissione ai bisogni ludici o comunque non necessari dell’essere umano
 
 

Guardate questa foto: la nostra piccola eroina svedese utilizza un megafono a batterie, ripresa da diversi cellulari, plastica, metalli rari, batterie, energia di CED sparsi per il pianeta…(1) ma lo fa a fin di bene, ne sono certo, almeno dal suo punto di vista.

Ragazzi miei, in questi giorni avete manifestato, il giorno prima per il clima e il giorno dopo perché rivendicate il (sacrosanto) diritto di essere trasportati a scuola dal più alto numero possibile di giganteschi mezzi pubblici che se, magari, inquinano sempre meno, comunque inquinano e di sicuro riscaldano, intasano il traffico. In ogni caso di muovere il culetto non se ne parla, al peggio c’è sempre la mamma col SUV, disponibile a scarrozzarvi fin dentro l’atrio della scuola, andare a piedi o in bicicletta non è nelle vostre corde, al limite il monopattino a batterie che è sempre trendy. Ricordate il vostro mitologico nonno che attraversava campagne e colline, per chilometri con le scarpe rotte, sfidando il freddo e la neve, solo per andare a scuola? Oppure solo mio nonno era così stronzo da volermi fare sentire in colpa?
 

Se fa appena caldo, pretendete l’aria condizionata, se fa appena freddo pretendete il riscaldamento, passate le vostre giornate fra tv, consolle, tablet, computer e smartphone, mangiate cibo confezionato in imballaggi di plastica, cibo fuori stagione che proviene spesso dall’altra parte del mondo, trasportato su gigantesche chiatte in enormi container o in aerei cargo per fare prima. Vi nutrite con quantitativi esagerati di carne a meno che non vi dichiariate vegani, in quel caso non andate su pasta e fagioli, no: dovete mangiare veggie burger, prodotti industrialmente e realizzati con proteine vegetali, legumi, cereali, verdure, glutine di frumento, addensanti e addizionati con vitamina B12, che necessitano di più risorse al kg di un allevamento di mucche al pascolo.

Siete in assoluto la generazione più energivora della storia, avente un’impronta ambientale 10 volte maggiore di quella dei vostri genitori, la vostra stessa protesta viene diffusa con mezzi che hanno costi ambientali incalcolabili.

Badate bene, E’ GIUSTO COSI’ ma esattamente contro chi state protestando? Chi dovrebbe aiutarvi se non voi stessi oppure, come sempre, Not In My Back Yard?
Se poi si tratta di fare sega a scuola, sarò sempre dalla vostra parte.
 
(1) Il ciclo di vita di uno smartphone si aggira intorno ai due anni e costruire un nuovo telefono richiede materiali rari che da soli rappresentano 85%-95% delle emissioni di CO2 per i suoi successivi due anni di vita.

Parliamo della rabbia tra marito e moglie. Come sapete negli ultimi sette giorni ci sono stati sette delitti, sette donne uccise presumibilmente da sette uomini. A volte è lecito anche domandarsi: però questi uomini erano completamente fuori di testa, completamente obnubilati oppure c’è stato anche un comportamento esasperante e aggressivo anche dall’altra parte? È una domanda, dobbiamo porcela per forza, siamo in un tribunale e dobbiamo esaminare tutte le ipotesi

Così Barbara Palombelli dal palcoscenico di Forum, pluridecennale trasmissione televisiva, più farlocca di un episodio di Suits e oggi da lei condotta. 

Ora del pensiero della giornalista Palombelli poco mi importa, non mi interessa analizzare le sue parole per capire cosa realmente volesse dire, come ha detto giustamente un’amica, però, l’osservazione della Palombelli è lecita, ben prima di essere “giusta” o “sbagliata“.

La vita reale è ben più complessa di uno scenario in cui la donna che subisce violenza è una vittima inerme, questo non significa giustificare la violenza o cercare attenuanti di fronte ad un atto vile e criminale ma ciò non comporta nemmeno che non si possa più ragionare sui singoli casi, che non si possa più indagare se il più “debole” possa aver usato (o meno) ad un certo punto degli strumenti per ribaltare i rapporti di forza. Dobbiamo limitarci a provare pietà per la vittima, e a condannare senza appello il carnefice.

Nel 2021, fino ad ora, sono 65 le donne morte ammazzate a causa della violenza dei propri uomini e la questione va affrontata da ogni punto di vista, anche quello delle donne che non perdonano, che accusano, che colpiscono, sentendosi nel giusto, senza badare ai traumi e al dolore che causano, non alla ricerca di una scusante ma di qualunque fattore da attenzionare per prevenire il femminicidio.

Oggi non è più lecito fare osservazioni o sollevare domande che vadano contro la dittatura del pensiero unico politicamente corretto. Barbara Palombelli è stata vittima, nelle ultime 24 ore, di una campagna social diffamatoria senza precedenti per aver detto, magari, una sciocchezza, per aver posto, alla fine,  una domanda assolutamente lecita, lecita perché in uno stato di diritto funziona esattamente così. Opinionisti social, giornalisti, politici, tutti accomunati da una visione stereotipata e semplicistica della società, hanno sparato ad alzo zero contro una donna con una violenza terribile, una violenza che affonda le radici nello stesso humus che spinge un uomo a picchiare, violentare, uccidere una donna: la prevaricazione.

Io stesso ho pensato di tornare a rifugiarmi qui, non tanto perché intimorito dalla violenza social di quattro disagiati, quanto perché sto invecchiando, forse nemmeno tanto bene, e sono spossato dall’azione di discutere con i troppi snowflakes dai modi gentili ma dall’animo torbido.