«Dobbiamo iniziare a dare nuovi messaggi culturali: dobbiamo dire ai nostri giovani che se non sei ancora laureato a 28 anni sei uno sfigato, se decidi di fare un istituto professionale sei bravo e che essere secchioni è bello, perchè vuol dire che almeno hai fatto qualcosa».

Queste parole, del vice-ministro Michel Martone, durante un incontro dedicato all’apprendistato hanno scatenato un putiferio pari ai “bamboccioni” di Padoa-Schioppana memoria. Ora io non ho intenzione di interpretare il pensiero di Martone, mi sono laureato a trent’anni e non mi ritengo particolarmente sfigato(1), tuttavia penso, come Martone, che in questo paese ci sia bisogno di un profondo rinnovamento culturale. Sì, perché oggi il messaggio che passa è che l’uomo di successo, la persona da imitare, sia il coglione palestrato protagonista del reality show di moda nel momento o la troietta rifatta che l’ha mollata a un calciatore abbronzato in cambio di un mese di gossippara notorietà: questo messaggio è SBAGLIATO. Questi personaggi sono SFIGATI e nel mio mondo sarebbero dei paria e non godrebbero dei diritti civili, in primo luogo della facoltà di esprimersi col voto in un contesto democratico (2). Cosa accade invece? Succede che lo “sfigato” è quello che ha studiato, che alla serata UNZ UNZ preferisce la compagnia di un libro, che alla cocaina predilige  un piatto di spaghetti, che usa l’auto come mezzo di trasporto e non come estensione del proprio pene. Lo sfigato oggi è chi si fa il culo per tirare avanti in questo paese sempre più depresso, chi non cerca scorciatoie, chi paga le tasse, chi si assume le proprie responsabilità. Per anni, come popolo, abbiamo avuto una guida che non solo ha personificato lo stereotipo dell’italiano arruffone e incompetente, ma ne ha fatto un modello da seguire trovando, in questo, terreno fertile nell’ignoranza e nella mediocrità assunte a status sociale.

Oggi lo sport nazionale, sui giornali e su internet, è quello di fare le pulci alla vita di Martone per rivelarne gli scheletri nell’armadio. Personalmente devo dire che l’atteggiamento e il modo di porsi del vice-ministro (ma anche la sua faccia) non mi ispira alcuna simpatia, tutt’altro, ma se il suo obiettivo, se le sue parole, serviranno non dico a scardinare ma almeno a dare una spallata a questo sistema culturale,  se quello che questo governo vuol fare è tentare di ristabilire i ruoli, di chiamare le cose col proprio nome, beh per quanto mi riguarda io sono totalmente d’accordo. Smettetela, dunque, di fare i permalosi, voi che avete dovuto studiare e lavorare, che avete avuto due figli durante il percorso di studi, che siete rimasti orfani durante l’università e che siete incazzati perché vi hanno incluso negli sfigati in quanto sopra-soglia e cerchiamo invece di migliorare tutti insieme questo paese.

(1) non mi pento di essermi laureato a 30 anni, anzi. Non ho giustificazioni per questo, avrei potuto laurearmi due-tre, forse quattro anni prima, non dovevo studiare e lavorare ed economicamente non me la passavo nemmeno malaccio; se però avessi abbreviato i tempi non avrei fatto tante cose che ho amato, non avrei letto tanti libri, non avrei imparato molto di quello che poi mi è servito dopo e oggi sarei profondamente diverso, probabilmente peggiore.

(2) OK, emarginare qualcuno perché stupido e impedirgli di votare non è propriamente democratico, ma qui è anche ora di pensare di riformare la democrazia.

Mattinata infernale, fai presto di là, un incontro di qua, corri che abbiamo una riunione e ci si mette pure il blocco dei tir. Arrivano le due, beh vado a pranzo nel ristorante di un distributore di benzina, non fate quella faccia, si mangia bene di solito e poi oggi non c’era nemmeno la benzina, con l’Italia bloccata dagli autotrasportatori, tutti hanno pensato di fare il pieno per anticipare un po’ di liquidità ai gestori di carburante. Dicevo: di solito si mangia bene… di solito.

Entro mi siedo, arriva il proprietario, comincia a sciorinare tutta una serie di pietanze, io non lo ascolto, stavo pensando al mio Blackberry: avevo appena installato Google Sync per sincronizzare Calendar, la cosa sembrava anche funzionare ma dopo pochi minuti il telefono è diventato incandescente, davvero, non si poteva tenere in mano.

io: <<Cosimo, qual’è la prima che hai detto?>>
Cosimo: <<Arrosto in umido>>
io:  <<OK, vada per l’arrosto e una birra>>

per un attimo ho pensato, – ehi Angelo, hai ordinato l’arrosto in umido, qui, sarai mica scemo?- poi sono tornato a pensare al Blackberry.

Arriva la birra… finisce la birra… arriva la ragazza con l’arrosto in umido

io: <<Per favore portami un’altra birra>>

mangio il mio arrosto in umido, arriva la seconda birra, l’arrosto era davvero in umido, era sotto un dito di brodaglia, mentre penso che ho un’altra, noiosissima riunione fra mezz’ora, ad un certo punto mi rendo conto di aver mangiato tutto il mio arrosto e che faceva anche discretamente schifo, meno male che c’era la birra; mi rivolgo alla cameriera…

io: <<Scusa, ragazza con le tette grosse di cui non mi ricordo mai il nome>>
la ragazza con le tette grosse: <<Daniela>>
io: <<OK Daniela, sapresti dirmi cosa ho mangiato?>>
Daniela: <<Arrosto in umido>>
io: <<Ah, OK, ma arrosto di cosa?>>
Daniela: <<Boh, penso vitello>>
io: <<Sicura? Ma cucinate anche cani, qui?>>
Daniela: <<Ehm, non saprei>>
io (sorridendo): <<Beh allora fila in cucina e chiedi, visto che ci sei mi porteresti, per favore, anche un caffè?>>

Dopo cinque minuti

Daniela: <<Ciccino, era pollo e tacchino!>>
io: <<Ma dai… almeno se mi dicevi che era gatto potevo bullarmi con gli amici, ci avrei fatto un post sul blog, l’avrei scritto nel curriculum, ma pollo e tacchino, come lo faccio il post adesso? Ehi ma mi hai chiamato ciccino?>>
Daniela: <<Sì, ciccino>>
io: <<OK, allora il post ci esce ma comunque l’arrosto faceva schifo>>

sorridendo e sorseggiando il caffè :-)

 

Eccomi qui a parlare dell’ultima fiamma, è il caso di dirlo, del Dottore, come quale Dottore? Ho capito cercavi le tettone e devi esserti perso.

 

Dicevo eccomi a parlare dell’ultima compagna di viaggio di Doctor Who a partire dalla quinta stagione:  Amelia Jessica “Amy” Pond. Il Dottore incontra Amelia da bambina, subito dopo l’undicesima rigenerazione, le promette di ritornare in cinque minuti, ma il Tardis, a volte, si sa… così il Dottore ritorna sì, ma dopo dodici anni, giusto in tempo per farsi aiutare dalla ventunenne Amy a salvare la Terra dagli ataraxi e andare via solo per tornare di nuovo dopo due anni ed invitarla a viaggiare con lui.

 

Beh, dopo la parentesi di Donna Noble, Amy è esteticamente uno spettacolo per la vista anche se, forse, Karen Gillan, la bellissima rossa scozzese venticinquenne che interpreta la compagna del Dottore, non è sempre all’altezza del ruolo. Comunque se vi piacciono le rosse e volete la conferma che, sotto il regno di Elisabetta II, le donne si truccano male e si vestono peggio, non perdetevi questa galleria.

 

Così recita un antico adagio, probabilmente di origine siciliana; una cosa simile amava dire Giulio Andreotti quando affermava che -il potere logora chi non ce l’ha-. La vicenda nota del Comandante De Falco e del Capitano Schettino, le registrazioni sputtanate dai media delle comunicazioni fra la nave e la Capitaneria di Porto nei drammatici momenti successivi al naufragio della Costa Concordia, sono, come tanti altri aspetti di questa storia, una metafora della nostra società.

Il Comandante De Falco è diventato, dopo quella sera, una sorta di eroe nazionale, di lui ci è piaciuto il tono perentorio con cui impartiva gli ordini al “vile” Capitano Schettino, tutta Italia si è sentita partecipe di quel momento di rivalsa, una sorta di nemesi della drammatica situazione politico-sociale in cui versa il nostro paese.

Cosa è successo veramente? Il Comandante De Falco è un ufficiale di marina, è addestrato, condizionato se vogliamo, ad agire con una logica diversa da quella che avrei io o un comune cittadino, De Falco, ad un certo punto si è reso conto della situazione e ha assunto il comando per fare quello per cui è addestrato: portare a casa un risultato, in questo caso per  salvare delle vite. In questa storia, però, l’ambientazione non è una nave da guerra o una caserma, De Falco si è trovato di fronte quello che era poco più che un civile che, incredibilmente, dal suo punto di vista, non ha nemmeno lontanamente pensato di obbedire agli ordini, ma che da perfetto pusillanime, preso fra il rischio di lasciarci la buccia e quello di finire nei casini, ha cominciato ad accampare scuse e ad inventarsi scenari sempre più improbabili.

Comandare è meglio che fottere, è purtroppo vero nel nostro Paese, dove il ruolo di comando, non è una condanna, non significa mettere le proprie capacità al servizio degli altri, in un Paese dove nessuno ha mai il coraggio di assumersi le proprie responsabilità, anzi dove il sistema è strutturato proprio per fare in modo che le responsabilità siano talmente diluite, talmente condivise che quando ci sono degli illeciti è impossibile individuare un vero colpevole e al limite si parla di associazione a delinquere. No, comandare non è affatto bello, non vuol dire solo prestigio e una cospicua busta paga, da un grande potere derivano grandi responsabilità, diceva il nonno di Peter Parker :-), non tutti hanno al forza di sostenere il fardello di assumere decisioni che riguardano la vita (e in alcuni casi la morte) di altri individui, quasi nessuno è realmente preparato per farlo, per lo meno è così nel MIO mondo.

Ci lascia ieri, Carlo Fruttero che insieme a Franco Lucentini ha costituito uno dei più splendenti binomi della letteratura italiana, la premiata ditta Fruttero & Lucentini per oltre 50 anni ha firmato saggi giornalistici, traduzioni, antologie e romanzi, soprattutto gialli, opere indimenticabili come la Donna della Domenica o A che Punto è la Notte. Io ricorderò sempre F&L come curatori del più importante periodico di Fantascienza italiano, Urania di Mondadori che è stato da loro diretto dal 1961 al 1986 portando e adattando per l’Italia delle opere incredibili di autori fino ad allora, qui da noi, sconosciuti, come Ballard, Disch, Lovecraft, Matheson, Sheckley, Brown e Frederik Pohl, trasformando Urania, con l’aiuto di Karel Thole,  in una rivista più sofisticata che rimaneva, tuttavia, vicina al lettore e innalzando la fantascienza ad un livello meno fanciullesco, trasformandola in un prodotto più adulto anche se di nicchia.

Carlo Fruttero aveva 85 anni ed è morto nella sua casa di Roccamare, a Castiglione della Pescaia (dopo la scomparsa di Lucentini nel 2002 suicidatosi gettandosi nella tromba delle scale sfiancato dalla lunga malattia) Fruttero era la penna, lo stile del duo e oggi salutiamo per sempre la & più luminosa della letteratura italiana.