In questi giorni, mentre imperversano le notizie sulla guerra in Ucraina, serpeggia un dibattito sul mercato del lavoro e su come la pandemia, la crisi ma, soprattutto, un forte cambiamento nel paradigma culturale e socio-assistenziale del paese stanno incidendo sull’instabile equilibrio che per anni ha caratterizzato i processi di incontro fra domanda e offerta del lavoro.No, il reddito di cittadinanza non è la causa, è solo parte del problema. Se il RdC assolvesse al suo compito di fornire un reddito di sussistenza a coloro che non possono essere più produttivi, temporaneamente o indefinitamente, non sarebbe un gran danno ma quello che si è riusciti a creare (e si sapeva) non è altro che un sistema di integrazione del reddito da lavoro nero. Perché dovrei accettare uno stipendio da 1.500 euro lordi quando a te, imprenditore, conviene darmene 700 in nero, che io andrò ad integrare con i miei 500 euro di reddito di cittadinanza, e vissero tutti felici e contenti? E da qui nasce la Great Resignation all’amatriciana, le Grandi Dimissioni.
Branchi di giovani fancazzisti laureati in corsi di studi sempre più semplici e inutilmente specialistici, con meno competenze della neoassunta segretaria 22enne bionda e rifatta (amo gli stereotipi), non trovano, giustamente, lavoro da nessuna parte ed emigrano nella parte produttiva del Paese dove si ritrovano impiegati come muratori del terziario e del terziario avanzato (programmatori, scribacchini di procedure di sicurezza, consulenti tributari, analisti di bilancio, cose così) guadagnando 1500 euro al mese e spendendone 500 di affitto, vivendo in tre più due cani in un bilocale e cibandosi di scatolette di LIDL (meno costose di quelle Cesar che danno ai pelosetti).
Siamo alla fine del XX secolo: il mondo intero è sconvolto dalle esplosioni atomiche… ehm non ancora, dicevo siamo nel 2020 e il mondo intero e sconvolto da una pandemia di un virus sconosciuto e proprio quando i nostri giovani fancazzisti pensavano di essersi finalmente realizzati, in una vita fatta di coinquilini e rapporti occasionali, (voluti eh, cosa pensate), bullandosi, al ritorno a casa in vacanza, con gli amici rimasti a zappare la terra, BOOM: da domani sei in smart working.
Ah lo smart working, che bellezza…. ad un certo punto il nostro giovane fancazzista si accorge che il suo lavoro è diventato fare una call al giorno dalla spiaggia fra un TicTok e una timbratura virtuale, mentre gli accreditano lo stipendio sul conto corrente. Ma anche le pandemie finiscono e nemmeno il tempo di sponzarsi nelle cristalline acque di Gallipoli ecco che ti arriva il 2021 e: insomma, ragazzi sarebbe ora di tornare in presenza almeno due giorni a settimana.
Cooosaaaa? E rinunciare alle lasagne al forno della nonna, al mare, al sole, ai TikTok?!? No no, great resignation, io nel bilocale con la puzza di cani bagnati non ci torno, me ne sto nella cameretta con mamma che fra un lavoretto e l’altro alla fine metto pure qualcosa da parte, poi c’ho l’amico di zio Nicola, quello lì, Pierpaolo, quello che c’ha il CAF che ha detto a papà che fa risultare che abito alla casa al mare e mi arriva pure il reddito di cittadinanza, no no, io a Bergamo ci torno minga neh.



























