Apprendo adesso la notizia che la UE starebbe per aprire una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per via del provvedimento che sancisce il divieto, entrato in vigore nel 2011, di distribuire i famosi sacchetti di polietilene comunemente utilizzati per riporre la spesa nei supermercati.
Come ho più volte avuto modo di osservare, vietare l’utilizzo di uno strumento comodissimo oltre che riutilizzabile, recuperabile per via energetica e riciclabile solo perché gli italiani sono un popolo maleducato e perché nei boschi e sulle spiagge, dove i famosi sacchetti verrebbero abbandonati e procurerebbero danni all’ambiente, non esistono, spesso, per chilometri contenitori per la raccolta dei rifiuti è una solenne sciocchezza che serve solo a tacitare le coscienze.
In breve il provvedimento italiano non sarebbe conforme alle normative europee per due motivi. Il primo di carattere sostanziale, in pratica il provvedimento vieterebbe l’utilizzo di un imballaggio perfettamente conforme alla a direttiva 94/62 su imballaggi e rifiuti dei medesimi, fra l’altro commercializzati nel resto dell’UE, impedendo, di fatto anche la libera circolazione delle merci nel mercato comune. Il secondo motivo, poi sarebbe di carattere formale e riguarderebbe la mancata notifica a Bruxelles di una normativa tecnica, obbligatoria ai sensi della direttiva 98/34. In sostanza il provvedimento è oggi annullabile anche attraverso un semplice ricorso al tribunale ordinario e di conseguenza a breve ritroveremo i sacchetti di plastica nei supermercati.
Ancora una volta gli ambientalisti della domenica, di fronte ad un problema serio, rispondono con soluzioni inapplicabili, complesse, che hanno gettato un intero comparto economico sull’orlo del fallimento a fronte di NESSUN reale vantaggio per quell’ambiente che vorrebbero preservare, ma, al contrario peggiorando la situazione dal momento che il divieto di commercializzazione dei sacchetti di plastica, al di la dell’irrazionale pretesa di cambiare le abitudini sociali costringendo la gente a portarsi le borse da casa, ha di fatto creato il business dei sacchetti biodegradabili, che hanno un costo ambientale infinitamente maggiore dei sacchetti di polietilene.
La cosa divertente, poi, è che avevano anche cercato di far passare, riuscendoci con l’opinione pubblica, il provvedimento come un adeguamento ad una fantomatica normativa europea, pur sapendo che già nel 2007 la Francia era stata bloccata da Bruxelles per un’iniziativa analoga. Spero che adesso invece di cercare la strada dei divieti si torni al percorrere quella dell’educazione civica e del riciclaggio(*) per preservare l’ambiente, ma come al solito, ne dubito.

(*) ricordo ancora una volta che i sacchetti di plastica sono riciclabili al 100%

9 commenti
    • Angelo
      Angelo dice:

      certo che non sarebbe una cattiva idea, ma richiede un cambiamento delle abitudini che si può ottenere solo in maniera graduale e non con un provvedimento di legge, di fatti dopo un entusiasmo iniziale per la novità (quando la GDO l’anno scorso ha eliminato i sacchetti di polietilene( si sono ricominciate a vendere buste riciclabili quasi nella stessa quantità di quelle di plastica, segno che il consumatore, “non educato” si è semplicemente rotto le scatole di portarsi la busta da casa e ha ricominciato a comprare sacchetti, inquinando due volte.

      Nella sostanza, dunque, la campagna mediatica per portarsi la borsa da casa è andata a vantaggio solo della GDO che ha cominciato a produrre borse in polipropilene e marchiate con logo del centro commerciale; borse vendute a caro prezzo e che quando riutilizzate trasformano il cliente in un veicolo pubblicitario e borse riciclabili monouso vendute a prezzi assurdi.

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  1. Sara
    Sara dice:

    Mi viene da chiedermi però, tutti i sacchetti di plastica che vengono utilizzati per la spazzatura? Quelli finiscono nelle discariche e non vengono riciclati…

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    • Angelo
      Angelo dice:

      Non solo finiscono nelle discariche in maniera indifferenziata, ma sono un costo sia economico che ambientale. E’ indubitabile che prima la gran parte dei sacchetti di plastica del supermercato venivano riutilizzati per la spazzatura; oggi oltre a dover produrre sacchetti eco-compatibili che utilizzano invece della plastica, sostanzialmente, fibra vegetale, procurando quindi un altro tipo di danno all’ambiente, tocca comprare i sacchetti di polietilene per la spazzatura, che ovviamente non sono biodegradabili e non vengono riciclati.

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    • Annalisa
      Annalisa dice:

      Sig. ra Sara, guardi che i sacchi colorati sono sempre plastica, la stessa degli shopper in polietilene. Quindi dove sarebbe la novità per l’ambiente?
      L’unica novità è che in Italia basta mettere le parole BIO o ECO davanti ad altre per pulirsi la coscienza.
      Cosa succederà a Napoli o in altre zone d’Italia dove ci sono problemi con i rifiuti, quando non ci sarà più il sacco in polietilene a contenere l’ammasso di immondizia indifferenziata? Arriverà il colera o comunque una grave situazione igienico sanitaria.
      Continuo dicendo che tutti i dati in circolazione li ha immessi Legambiente, non le sembra che siano “di parte”?
      La GDO può aggiornarsi con i bio shopper, mentre i piccoli negozi no, quelli sono ormai tagliati fuori e si lamentano di non voler gli shopper bio perchè puzzano e si rompono.
      Una legge SERIA avrebbe tenuto quantomeno conto della tipologia di negozio: le ferramenta o le enoteche NON possono mettere la roba nello shopper bio e non spendono le cifre richieste per buste di stoffa.
      Questa NON legge, perchè NON ESISTE una legge al momento, ha provocato solo danni.

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      • Angelo
        Angelo dice:

        Penso che Sara fosse d’accordo quando si chiedeva, appunto, dei sacchetti di plastica usati nella spazzatura. Io ovviamente concordo con tutte le tue osservazioni; fra l’altro non avevo mai pensato a cosa potesse succedere a Napoli se per i rifiuti fossero stati utilizzati contenitori altamente biodegradabili… grazie ottimo spunto di riflessione.

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        • Annalisa
          Annalisa dice:

          Allora mi scuso con lei, avevo interpretato male il senso del suo commento :)

          In effetti nessuno si è posto il problema della spazzatura, tranne noi addetti ai lavoro, che sappiamo bene le caratteristiche tecniche dei prodotti.
          Il problema resta che ad un mese dal comunicato stampa, inteso come legge dai media, nessuno sa dire a noi produttori cosa possiamo o non possiamo produrre..
          Una legge all’italiana che sta avendo degli effetti disastrosi!

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    • Angelo
      Angelo dice:

      Bah, se sei contento di pagare salato delle buste che si autodistruggono dopo dieci secondi o di portarti dietro le sporte da casa come faceva mia nonna negli anni ’30 o sei masochista o sei il solito ambientalista d’accatto.
      In entrambi i casi la tua opinione è poco o nulla rilevante anche perché non aggiunge nessun contenuto informativo alla discussione e forse è meglio così.

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