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Beh avrete notato che questo blog ha avuto una battuta d’arresto negli ultimi mesi… più probabilmente non se n’è accorto quasi nessuno,  in realtà penso che se non scrivo, semplicemente, nessuno legge; non credo di avere così tanti follower affezionati (beh qualcuno sì in realtà, ma pochi).

 

Semttendola di divagare, dicevo che è un po’ che non scrivo. I motivi da addurre sarebbero tanti, ma l’unica verità è che ho poca voglia di curare il blog anche se avrei diverse cose da raccontare: potrei parlare, per esempio, dell’ultimo Star Wars o di quanto siano stupidi i grillini, potrei tessere le lodi della bellissima ministro Boschi o scrivere di alcuni romanzi indie letti come l’ottimo Grexit Apocalypse e, chissà, lo farò anche nei prossimi giorni o forse no, non lo so; quello che voglio fare, invece, è parlare di mio padre giusto per non lasciare un post su Facebook che poi si perderà inevitabilmente nell’oceano di cazzate che caratterizza e, in fondo, rende interessante l’esperienza social.

 

20151225_082428Perché parlare di mio padre proprio oggi, il giorno di Natale? Semplice, perché lui ha avuto la sgradevole idea di morire il 23 dicembre lasciando i figli e, come si suol dire, una vedova inconsolabile. Mio padre stava male da tempo, niente di mortale in verità, una forte artrite che insieme alla sua innata pigrizia l’ha costretto ad una scarsa mobilità e ad abbandonare ogni scampolo della sua già scarsa vita sociale (sì era abbastanza asociale come persona, ma pure io se è per questo) per abbandonarsi al letto e alla poltrona, accompagnato dalla colonna sonora di una televisione sempre più trash e sempre meno capace di insegnare qualcosa di positivo. No, non stava bene, fisicamente e anche psicologicamente, avvitatosi in una spirale che l’ha reso sempre meno indipendente e di conseguenza sempre più insofferente alla vita stessa, è morto male, dopo una stupida caduta, due fratture e una serie di infezioni che hanno fiaccato per sempre il suo sistema immunitario già debilitato dalla malattia; non credo volesse morire e nessuno credeva che morisse così, senza poter dare la colpa ad un demone maligno o a qualcun’altro, ma è morto e basta.

 

Io ho amato mio padre, a lui devo la passione per la lettura, per i fumetti, è grazie a lui che sono  chi sono e non un altro, con lui ho giocato da bambino, con lui guardavo Space 1999 in un vecchio TV Phonola in bianco e nero,  era lui che mi portava in giro, mi accompagnava a scuola che mi ha insegnato una serie di valori; oddio gli devo anche un po’ di quella pigrizia che mi impedisce, ad esempio, di portare avanti questo stupido blog e quella paranoia che spesso non mi fa dormire di notte per quello che, il più delle volte, si rivela poi una cazzata, anche se, ricordatelo, la paranoia può salvarvi la vita o quanto meno il culo in certe occasioni.

 

Insomma se non ci fosse stato mio padre ora sarei un uomo diverso come diversa sarà la strada che prenderò per il fatto che è stato costretto a lasciarci così presto, insomma tutte queste parole solo per dire: ciao papà

 

ovvero quando Kafka ti fa una pippa.

tre
Monica ha perso il suo cellulare, di nuovo… OK, in sé questa non sarebbe una situazione drammatica se non fosse l’atteggiamento maniaco-compulsivo di mia moglie di fronte a sciocchezze di questo tipo. Dello smarrimento/furto in se, personalmente mi importa meno di zero, fra l’altro era anche un cellulare muletto con il 3G che si bloccava ogni due per tre, quindi chi se ne frega. Certo è interessante notare che viviamo in un mondo dove, se uno smarrisce un telefono, chi lo ritrova, invece di restituirlo, ti manda anche un SMS ironico ringraziando per il regalo di Natale, ma tant’è, siamo al Sud Italia, e qui la mentalità arraffona, mafiosa, provinciale la fa da padrone e non mi aspetto niente di diverso da queste persone(quasi tutte) che sono ormai irrecuperabili in un qualunque consesso sociale; c’è poco da dire, se la stessa cosa fosse successa da Roma in su o anche in un qualunque altro Paese civile, le probabilità di recuperare il telefono sarebbero state decuplicate, ma, credo  di averlo già detto, c’è poco da fare salvo sperare nell’apocalisse o comunque tirarsene fuori, mollare tutto e andarsene, cosa che, se non farò io, inviterò i miei figli a fare appena possibile.

Ma lo scopo del post non era parlare dell’ineluttabile destino del Meridione d’Italia avviato ormai in una strada che Alessia Marcuzziporterà alla sua autodistruzione, quanto di denunciare la situazione kafkiana che si è venuta a creare per il semplice smarrimento di uno stupido cellulare.

Appena ci accorgiamo che il cellulare era sparito, mentre Monica presa dal panico comincia a ripercorrere inutilmente i suoi passi nella vana speranza di trovarlo mollandomi i marmocchi, io, con passeggino al seguito,  mi reco in un negozio Tre di un Centro Commerciale per sostituire la SIM e, sorpresa, è necessaria la denuncia alle autorità competenti.

Faccio presente che

1) mia moglie è ormai diventata professionista nello smarrimento di cellulare e che solo 1 mese fa non è stata necessaria nessuna denuncia;

2) quando mi presenterò dai Carabinieri per denunciare lo smarrimento di un cellulare non vorranno accettare, giustamente la stupida  e inutile denuncia.

Niente da fare gli irremovibili commessi precari della Tre non accettano di farmi la sostituzione.

Allora decido di bloccare la SIM per telefono chiamando il numero verde e rimandare tutto all’indomani.

frassicaLa mattina presto mi reco presso la Stazione dei Carabinieri più vicina dove un tizio vestito di nero con delle strisce rosse sui pantaloni mi accoglie dicendomi che i Carabinieri non possono accettare la denuncia di smarrimento. Dopo averlo pregato, tuttavia, si mostra meno irremovibile dei commessi precari di sopra e comincia a scrivere la denuncia… per circa mezz’ora.

Terminato e firmato il lunghissimo verbale, mentre già ottimisticamente immagino di aver risolto, il tizio vestito di nero mi fa: – dovrebbe tornare nel pomeriggio o domani mattina perché la denuncia deve essere controfirmata dal comandante – e io che pensavo che ogni carabiniere potesse accettare una inutile denuncia di smarrimento, mah! (No, non si può fare la denuncia via internet, cioè sì ma sempre in caserma poi tocca andare)

Decido di accelerare i tempi e mi reco in un altro Centro Commerciale dove già mi avevano sostituito la SIM un mese fa, arrivo lì e…

commesso: –  nessun problema ma ho solo micro SIM

io: – OK tanto ho un adattatore

mi chiede i documenti, gli passo patente e codice fiscale e… no il codice fiscale non è più valido adesso ci vuole la tessera sanitaria (sappiate che per sostituire una SIM telefonica in Italia ci vuole la tessera sanitaria), inutile dire che un mese fa era sufficiente il buon vecchio codice fiscale.

OK, vado a casa recupero la tessera sanitaria ma decido di andare al negozio Tre del giorno prima sperando in un commesso con una scadenza di contratto più lunga. Chiedo e …

commesso: – mi serve la denuncia di smarrimento ma se vuole le faccio una semplice sostituzione SIM

io: – certo chi se ne frega

commesso: – ma se ha bloccato la SIM mi serve la denuncia, lei doveva venire prima da noi

io: – potevate dirmelo ieri quando sono venuto QUI prima proprio per questo motivo

dopo qualche ora torno dai Carabinieri, sì un attimo che abbiamo smarrito la sua denuncia… trovata la denuncia finalmente torno al negozio Tre.

io:- Buongiorno si ricorda di me?

commesso(lo stesso della mattina): – sì, sistemiamo tutto subito

e mi sostituisce la SIM senza nemmeno guardare la denuncia, ho dovuto praticamente costringerlo a farsi una copia; era talmente scazzato che gli ho chiesto di vendermi una nuova SIM dati per la chiavetta e mi ha detto di ritornare a metà gennaio che le avevano finite…

Comunque questo paese va così, tuttavia, parafrasando il buon Alex Drastico,  mi sento di fare un augurio al ladro, perché di ladro si tratta, che adesso ha in mano il mio telefono:

Sono abbastanza incazzato! Non c’è più, me l’hanno fregato… mi ricordo era una bella giornata, si sentiva l’aria natalizia volevo festeggiare, mi sveglio come tutti i pomeriggi, tranquillo mangio, esco, vado in giro, metto le mani in tasca e….
Niente! Non c’è niente! Dove di solito stava il mio telefonino…
Vuoto!
Nulla!
Deserto!
Ho pensato: “Ma che?”, “Ma come?”, “Ma chi cazzo”… “Mi hanno fregato il mio telefonino!”
Ora… listen to me… Io giuro il Signore che spererei che tra di voi ci fosse il ladro così ché possa sentire di persona quanto ho da dirgli…

CORNUTO! Sappi che quello era il mio telefonino…

Tu puoi nasconderlo, puoi cambiarci la SIM, puoi sostituire la cover, puoi venderlo o tenerlo, puoi farci quello che vuoi, ma resta sempre il mio telefonino ed a ricordartelo saranno le mie maledizioni forever…
Le maledizioni ti si attaccheranno alla batteria del mio telefonino, al display e sotto la tastiera, nella fotocamera posteriore ed in quella anteriore così che si accendano mentre stai trombando con la tua amante e facciano un filmato 3D… nell’antenna che invierà il filmato a quel cesso di tua moglie. Una volta che sarai tornato a casa e avrai visto la sua faccia ti sorgerà il dubbio che qualcuno ti abbia maledetto… Io!
Le maledizioni ti si attaccheranno al T9 che ti cambierà le parole mentre scrivi gli SMS e quando avrai scritto al tuo capo che è uno stronzo capirai che sarebbe stato meglio non mettere più il naso tra i cazzi miei e in più prego madre natura di infradiciarti di grappoli di emorroidi… di farti sputare sangue ogni mattina appena alzato, di spappolarti gradualmente il fegato, di farti sordo, muto, ma non per sempre, minchia! Che la voce ti venga sporadicamente e per pochi secondi nei quali tu spari delle cazzate immani che verranno trasmesse dal mio telefonino…
Era il mio telefonino, cornutazzo!
T’accechi un occhio e ti renda daltonico l’altro… ti doti di un olfatto dove ovunque tu percepisca solo odore di merda… che ti doti di una gobba e se già ce l’hai, che in questo caso te la accentui, così che l’unica cosa che tu riesca a vedere sarà i tuoi coglioni!
Ed in fine… che uno stormo di piccioni incazzati ti scambino per l’assessore all’ecologia riempiendoti integralmente di scagazzate così che tu debba chiamare un impresa di pulizie col mio telefonino però coperto di merda e quando lo farai la batteria esploderà  e il letame che ti ricopre prenderà fuoco incendiando te, la tua casa e tutti i tuoi averi, compreso il telefonino, che resta MIO.
Buone conversazioni… Cornuto!

Settembre, il mondo artificiale vacanziero si infrange contro l’adamantina realtà: la vita quotidiana torna con tutti i suoi fastidi e le noiose sofferenze, la crisi torna prepotente a terrorizzare le notti dell’umanità, il modello standard risorge implacabile dal suo momentaneo oblio per tornare a nutrirsi delle anime dei suoi adepti.

La verità amara è che nessuno di noi può sfuggire a questo triste fato, ma ciò non vuol dire che almeno non ci si possa provare.

Ma andiamo con ordine, questo post prende spunto, da alcune discussioni fatte qualche giorno fa con alcuni amici e si concentra sulla definizione di Modello Standard su cui si basano le nostre vite elaborata da Davide Mana.

. da quando sei in grado di parlare, ti viene detto di tacere e ascoltare
. devi studiare
. se vuoi puoi “toglierti la soddisfazione” di prenderti una laurea, tanto non ti servirà
. poi ti trovi un lavoro onesto
. e ti fai una famiglia
. poi lavori per i quattro decenni successivi per guadagnarti una vita che spendi lavorando
. poi arrivi alla pensione, e te la godi
. poi muori
. ai tuoi figli tocca lo stesso destino… e così per l’eternità. Sarà bellissimo.

Il modello standard, quello che è stato propugnato con poche variazioni, a tutti noi dai nostri genitori e dalla società, in realtà non è immutabile ma cambia di generazione in generazione, solo che è sempre un passo indietro rispetto alla realtà e mentre tutti noi consciamente o meno cerchiamo di tendere ad esso, il bastardo muta e ci fotte. Ogni modello standard, infatti contiene in sé una promessa di felicità, vivi una vita di merda e ci sarà per te un tempo in cui potrai goderne i benefici, una promessa che, nel modello attuale, sappiamo non potrà essere mantenuta, non in questi termini almeno, ma che nonostante tutto ci induce a proseguire verso la strada dell’autodistruzione.

Perché?

Perché il modello standard è una convenzione sociale accettata e propugnata iterativamente e l’uomo è un animale sociale. Prendi la strada giusta e non sgarrare, se no poi te ne facciamo pentire (cit.) perché se qualcuno prova a uscire dal modello standard, se si prova a dire:

– no, io non mi accontento del lavoro di merda sottopagato nella fabbrichetta che si regge sul nero –

la società lo rimette subito in riga prima redarguendolo e poi emarginandolo, costringendolo a tornare sui corretti binari, fino a riportarlo nella massa di pecoroni belanti che in fila per tre marciano verso il baratro.

Eppure dovremmo tutti renderci conto che le cose sono cambiate, che questo modello standard, ammesso che sia realmente il paese dei balocchi che ci hanno prospettato, non è più perseguibile perché il mondo cambia in fretta e c’è la crisi, sì c’è la crisi di un modello economico-sociale che ha fatto il suo tempo; qualunque cambiamento corrisponde ad una crisi, alla crisi proprio del modello standard che  implodendo in se stesso lascia per strada i cadaveri di coloro che, irretiti dalle sue promesse di felicità, in esso hanno investito la propria vita, e genera gli zombie di quelli che nel modello ci credono ancora.

Non c’è una via di uscita facile dalle crisi che purtroppo non sono economiche ma di sistema e che possono solo essere cavalcate e in alcun modo contrastate, l’unica cosa giusta da fare è accettare il cambiamento e dice bene Alex Girola, parlando di lavoro, quando afferma

In un’epoca di grandi cambiamenti è auspicabile cercare di sfruttare al meglio le proprie risorse. Se abbiamo dei talenti è ora di sfruttarli. Se possediamo delle capacità che possono essere vendute, coniugando piacere e lavoro, è il momento di tentare questa strada.

Ma distaccarsi dal modello standard equivale a combattere prima contro un condizionamento interno e poi contro una società, per forza di cose conservatrice per preservare se stessa; non è una cosa facile e il più delle volte ti ritrovi di fronte a quello che ti fa capire che  “per guadagnare soldi devi fare qualcosa che odi, spezzarti la schiena e arrivare a sera possibilmente stravolto di fatica e sudato. Rigorosamente dalle 9.00 alle 17.00, altrimenti non è lavoro” (cit.).

Quasi che non fosse giusto cercare un lavoro appagante, un lavoro in cui ci si diverte, come se fosse sbagliato cercare di vivere intensamente le proprie passioni e di essere felici adesso e non, forse, poco prima di morire.

Io sono stato fortunato, ho cominciato a lavorare immediatamente dopo la laurea, a due passi da casa, facevo il programmatore, pagato non malaccio per gli standard meridionali; scrivere software è una cosa che mi è sempre riuscita dannatamente bene ma è anche un lavoro alienante, a tal punto che dopo nemmeno un anno mi sono rotto i coglioni e ho cominciato a cercare altro. La cosa divertente è che sono rimasto nel modello standard, non ho detto: Mollo tutto! E faccio solo quello che mi pare , ma ho semplicemente cercato di meglio e alla fine ho trovato rimanendo ancora nel modello standard, un lavoro migliore, pagato molto meglio e che mi consente entro dei limiti abbastanza  ampi di essere creativo. Nonostante tutto sono stato biasimato  dalla famiglia e dalla società  perché chi lascia la via vecchia per la nuova… 

Il vero problema del modello standard, però, non sono i vecchi che avrebbero tutte le ragioni di mantenere inalterato lo status quo, bensì i giovani, coloro a cui il futuro è stato negato che non solo non riescono a rinnegare il modello ma nemmeno ad accettare che il mondo possa funzionare (e che per millenni l’abbia fatto) in maniera diversa. Piccoli arrivisti disposti a calpestare prima se stessi, i propri sogni e le proprie passioni e poi gli altri pur di ricavarsi una piccola nicchia in cui prosperare, anche se, in realtà, nel sarcofago che si sono creati all’interno del modello standard c’è spazio a mala pena per la sopravvivenza; esseri insignificanti disposti a truffare, mentire e svendere se stessi per un i-Phone e un piatto di lenticchie, persone per le quali l’unica cosa importante sono i soldi e non come te li sei procurati.

Io, l’ho già detto, sono dentro al modello standard, sono stato condizionato a ricercarlo e ne sono consapevole, ci sono dei giorni in cui rimpiango di aver fatto certe scelte,  giorni in cui provo, in un certo senso, invidia per chi ha perseguito strade diverse, in certi casi più impervie, ma ci sono giorni, invece, in cui mi ricordo di essere fortunato, perché in realtà le mie scelte sono state consapevoli e non del tutto lontane dalle mie passioni e dai miei desideri ma sopratutto perché posso condividere sogni, emozioni e desideri con la mia compagna a cui, oltre tutto, mi legano simili apirazioni e identici punti di vista.

Ora, vi prego, tornate alla vostra crisi, tornate al governo ladro e alle tasse ingiuste, ricominciate pure a piangervi addosso perché voi siete le vittime mentre il carnefice è sempre qualcun altro.

Poco prima di Natale è iniziata la mia avventura con la lettura digitale, l’idea era di utilizzare per qualche mese un tablet cinese come e-book reader per vedere se l’esperienza di lettura fosse sufficientemente appagante.

Devo ammettere che al di là di ogni più rosea aspettativa leggere i libri sul tablet è stata davvero un’esperienza piacevole, a parte il leggero fastidio della retroilluminazione (utilissima però per leggere a letto) e l’impossibilità di leggere all’aperto. Fra le altre cose nel frattempo ho cambiato il Blackberry con un Galaxy con uno schermo sufficientemente grande  da permettermi di leggere libri, il che è una grossa comodità specie quando sei fuori casa.

Il vero limite, per quanto mi riguarda, della lettura sul china-tablet e sul cellulare è la maledetta batteria, è sempre scarica quando serve! La sera, quando mi viene voglia di leggere, me li ritrovo entrambi inutilizzabili, poi diciamolo il tablet cinese fa schifo anche solo come e-book reader, comunque nonostante tutto, da Natale avrò letto non più di 3 libri in cartaceo e quindi mi pare giunto il momento di eliminare tutti i problemi che affliggono i tablet e passare alla fase 2: acquistare un vero e-book reader.

In realtà non è stata una scelta granché ponderata, avevo bisogno solo di una scusa qualunque con me stesso e quale migliore pretesto del trovarmi in campagna, controvoglia, con una connessione ad internet simile a quella di Telecapodistria dalla Puglia nel 1978 e un sole accecante, per poter decretare l’indispensabilità dell’acquisto di questo nuovo, meraviglioso, gadget.

Perché proprio il Kindle? Beh non c’è bisogno di fare molte ricerche per stabilire che come rapporto costi/prestazioni sia quanto di meglio in circolazione, nonostante la limitazione relativa al formato e-pub(anche se Calibre fa miracoli [*]) e la mia naturale avversione agli ecosistemi chiusi  [**] come quello di Amazon.

A dirla tutta la spinta definitiva me l’ha data lo sconto di 10 euro praticato da Amazon grazie al codice promozionale gentilmente regalatomi dall’amico di Base Giacomo Dacarro che mi ha permesso di avere il giocattolino a soli 89 euro.

E proprio mentre io sto cliccando sul pulsante “paga” ,  Amazon rende noto che nel Regno Unito la vendita di e-book ha superato quella dei libri cartacei del 14%, un traguardo impensabile nei soli due anni di diffusione dello store Amazon. Ovviamente in italia per raggiungere un simile risultato ci vorranno decenni dato che da noi sono più i libri di cassetta, acquistati come status symbol per essere riposti in libreria, di quelli effettivamente letti; del resto  non fa granché figo mostrare dei file agli amci e va anche considerato che in italia si legge solo in italiano e il numero di ebook nella lingua di Dante è, effettivamente, ancora troppo basso.

Beh che dire, la prima impressione col Kindle è decisamente buona anche se  non ho ancora avuto modo di provarlo a pieno. Posso solo dire che rispetto al tablet è leggerissimo e molto meno affaticante per la vista anche se devo lasciare accesa la luce del comodino. A questo punto credo che visto il ridotto spazio disponibile smetterò di alimentare la mia vena collezionistica per comprare solo libri in formato digitale a meno ovviamente dei libri che di volta in volta scoverò dalle varie bancarelle (quelli presi in passato già costituiscono il 50% delle centinaia di volumi che affollano casa mia).

[*] è stata una figata pazzesca prendere l’e-book dell’antologia Ucronie Impure curata da Alessandro Girola, e con due ckick utilizzare Calibre per trasformarla in mobi e fargliela mandare direttamente sul Kindle.

[**] quando parlo di ecosistemi chiusi non mi riferisco a stupide battaglie fra open e closed source ma all’atteggiamento odioso e  disdicevole di aziende che raggiunta una certa quota di mercato tendono a realizzare formati proprietari e a chiudersi al resto del mondo nell’illusione, più volte smentita dalla storia, che possano così diventare leader incontrastati del mercato. E’ il caso, ovviamente, di Apple e in parte anche di Amazon.

Lo scopo di questo post, oltre che  rendervi edotti del fatto che ho preparato la migliore grappa alla ciliegia che abbia mai assaggiato è, in realtà, quello di ricordarmene la ricetta per il prossimo anno.

Ingredienti:
Kg 1 di ciliege (molto mature)
l 1 di grappa bianca
g 400 zucchero

Preparazione:
Mettere le ciliege lavate e lo zucchero in un contenitore di vetro a chiusura ermetica e lasciare riposare in un luogo esposto al sole per una settimana.
Agitare il contenitore 1-2 volte al giorno.
Dopo una settimana aggiungere la grappa e conservare al buio.
Agitare il contenitore  1-2 volte al giorno
Dopo una settimana  travasare il liquido in bottiglia usando una garza per filtrare.
Servire ghiacciato.

Facile no? Ho conservato, poi, buona parte delle ciliege utilizzate  in un barattolo aggiungendo il 50% di grappa e il 50% di alcol per poterle gustare, sotto spirito, in inverno.

Alla fine, ho ottenuto circa 1,7 litri di liquore che si può bere subito, servito freddo. La quantità di alcol è di circa il 25% quindi non è particolarmente forte, il sapore dolce di ciliegia e il basso contenuto alcolico lo rende ideale anche per le signorine ;-)

Prossimamente, se viene bene anche la metà di questo, vi parlerò della variante Vodka all’Amarena, intanto stasera contatterò il mio spacciatore di ciliege, 1 litro e mezzo è poco :-)

AGGIORNAMENTO: Mi sono procurato le materie prime e prevedo di produrne altri 2,5 litri

AGGIORNAMENTO 2: Anche la variante Vodka all’Amerana ha ottenuto un successo insperato, propongo, sempre per ricordarmene la ricetta (con le amarene cambiano alcune proporzioni)

Ingredienti:
Kg 1,5 di amarene
l 1,5 di vodka
g 1000 zucchero

Preparazione:
Mettere le amarene lavate e lo zucchero in un contenitore di vetro a chiusura ermetica e lasciare riposare in un luogo esposto al sole per una settimana.
Agitare il contenitore 1-2 volte al giorno.
Dopo una settimana aggiungere la vodka e conservare al buio.
Agitare il contenitore  1-2 volte al giorno
Dopo una settimana  travasare il liquido in bottiglia usando una garza per filtrare.
Servire ghiacciato.