Dalla fine degli anni ’90, in maniera ininterrotta, quelli che dai nostri salotti occidentali definiamo talebani, di fatto un’organizzazione politica e militare, a ideologia fondamentalista islamica, controlla il territorio dell’Afghanistan.

Certo dopo i fatti tragici dell’11 settembre 2001, a seguito dell’invasione militare statunitense, il disconoscimento da parte degli altri paesi arabi e il congelamento dei beni dell’organizzazione a livello internazionale, il potere politico del regime talebano si è di molto ridimensionato, ma di fatto la loro influenza sulla società afghana non si è mai attenuata. A nulla sono serviti i miliardi di dollari stanziati per “esportare la democrazia”, a nulla sono servite le associazioni umanitarie a vario titolo presenti sul territorio afghano e bisognose di una scorta armate per operare, sono bastati pochi accordi internazionali e la volontà degli USA di spostare i costi su altro genere di appalto militare per tornare esattamente come nel 2001, con in più una nuova spada di Damocle nei territori mediorientali derivante dagli interessi della Cina su quei teritori.

Ma questo non importa, la cosa importante è che adesso, sigh, le donne non potranno più frequentare l’università di Kabul, non potranno indossare bikini e minigonna, adesso non potremo più esportare il nostro linguaggio inclusivo, fatto di asterischi e alfabeto ebraico, insieme a una democrazia che nessuno ha cercato.

La parte divertente della giostra di indignazione che si legge sui social è che la presa di Kabul da parte dei taleban* (hai visto mai qualcuno si offenda) non ha spostato di una virgola le condizioni umanitarie del popolo afgano, costretto a vivere sotto il giogo di un regime la cui oppressione sulla società non è mai venuta meno. Gli americani hanno avuto per vent’anni il controllo di Kabul e del governo fantoccio afgano, ma fuori dalla capitale l’oppressione religiosa, le violenze, gli stupri non si sono mai fermati, ma tanto -lontano dagli occhi, lontano dal cuore-. L’importante è sentirsi, OGGI, parte del club dei buoni indignandosi di fronte ai racconti farlocchi di quello che verrà, sperando che adesso i talebani diventino moderati (ROTFL) e si possa dialogare con loro, salvo poi provare ripovazione di fronte alle immagini dei collaborazionisti (beh dal punto di vista talebano lo sono, eh), ben consci di ciò che gli aspetta, cadere dal carrello di un aereo o lanciare i figli oltre il filo spinato, senza curarsi minimamente del fatto che anche questa è colpa di chi per vent’anni non ha saputo vedere e che oggi ciancia di diritti umani violati dalla guerra, ma quale guerra? Qui non c’è nessuna guerra.

A riprova di tutto ciò un piccolo episodio di questi giorni vede il club dei buoni scagliarsi in forze dal divano, contro una vignetta, l’immagine del post, che in maniera sublime riassume tutto quanto ho sopra; perché, ragazzi miei, fatevene una ragione il problema dei diritti umani è formale e non sostanziale.

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