Ma io davvero mi chiedo, quando parlate di transizione ecologica come pensate di farla?

Se tutto va bene entrerà in esercizio a fine anno-primi del 2022 il primo parco eolico offshore italiano in un’area vicina al porto di Taranto ma esterna allo scalo, per un investimento di circa 80 milioni di euro di fondi privati su uno specchio di mare di 131.000 mq  a 2 chilometri e mezzo dalla costa.

L’impianto è costituito da 10 turbine da 3 MW ciascuna con 30MW potenza nominale installata per una produzione stimata è di 55.600 MWh l’anno in grado di servire il fabbisogno di 18.500 famiglie.

Il progetto prevede fondazioni monopalo con un diametro di 4,5 metri, lunghezza totale di circa 50 metri, per 400 tonnellate di acciaio su cui saranno installate le torri da 80 metri e i rotori da 135 metri di diametro.

Niente di trascendentale, solo un piccolo, quasi insignificante, passo avanti nella transizione verso fonti rinnovabili ma ovviamente, come per tutto, c’è sempre un fronte del NO.

Gruppi di psicopatici cominciano a riunirsi su Facebook e Telegram per dire NO al disastro ambientale provocato da dieci turbine in mezzo al mare, a Taranto, dico a TARANTO una delle città più inquinate d’Italia, in un porto che ha visto sversare milioni di tonnellate di rifiuti tossici, industriali, civili e militari.

Eh ma è un danno per il paesaggio (in mezzo al mare?), poi sai la fauna ittica (che sicuramente prolifererà non essendo più consentito il transito navale), poi c’è l’inquinamento acustico (a due chilometri dalla costa), eh ma il turismo (il primo parco eolico off-shore italiano) e gli uccellini che vengono maciullati dalle pale… signori miei siete fuori come balconi. Ora io concordo che sia una goccia nel mare, un investimento quasi inutile, ma la verità è che qualunque cosa si faccia è sempre un problema di NIMBY, il rinnovabile sì, ma non a casa mia!

Il fatto è che vi meritate solo una centrale nucleare su per il culo, ma di prima generazione.

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