Voglio essere cremata, le mie ceneri mischiate alla polvere da sparo di un fuoco d’artificio e sparate in cielo sulle note di My way di Sid Vicious , così che amici e colleghi, ormai imbottiti di alcol come gli stoppini di una molotov, esclamino estasiati:”Alexandra Zahradnik ha fatto il botto”

Comincia così l’ultimo romanzo della strabiliante giovane scrittrice Giusy De Nicolo, per l’occasione J.Tangerine.

Il secondo romanzo, dopo il successo di “Porcaccia un Vampiro”, anch’esso edito da Mamma Editori, è appena uscito ed è già acquistabile qui. Se vi state chiedendo se questo post sia parte di une mera operazione commerciale, potete anche andare a farvi fottere. Se invece volete leggere qualcosa di diverso dalle classiche porcate da top ten dei centri commerciali, beh procuratevi prima  Porcaccia e poi Apocalypse Kebab e nel frattempo gustatevi questo book trailer. A presto la recensione ;-).

Ci lascia ieri, Carlo Fruttero che insieme a Franco Lucentini ha costituito uno dei più splendenti binomi della letteratura italiana, la premiata ditta Fruttero & Lucentini per oltre 50 anni ha firmato saggi giornalistici, traduzioni, antologie e romanzi, soprattutto gialli, opere indimenticabili come la Donna della Domenica o A che Punto è la Notte. Io ricorderò sempre F&L come curatori del più importante periodico di Fantascienza italiano, Urania di Mondadori che è stato da loro diretto dal 1961 al 1986 portando e adattando per l’Italia delle opere incredibili di autori fino ad allora, qui da noi, sconosciuti, come Ballard, Disch, Lovecraft, Matheson, Sheckley, Brown e Frederik Pohl, trasformando Urania, con l’aiuto di Karel Thole,  in una rivista più sofisticata che rimaneva, tuttavia, vicina al lettore e innalzando la fantascienza ad un livello meno fanciullesco, trasformandola in un prodotto più adulto anche se di nicchia.

Carlo Fruttero aveva 85 anni ed è morto nella sua casa di Roccamare, a Castiglione della Pescaia (dopo la scomparsa di Lucentini nel 2002 suicidatosi gettandosi nella tromba delle scale sfiancato dalla lunga malattia) Fruttero era la penna, lo stile del duo e oggi salutiamo per sempre la & più luminosa della letteratura italiana.

Arrivo discretamente in ritardo a parlare di “Prometeo e la Guerra – 1935”, il primo romanzo di una trilogia scritta da Alessandro Girola. Normalmente non scrivo un post su ogni libro che leggo, anche se dovrei, ma questo romanzo, in un certo senso segna una svolta nel mio modo di fruire dell’esperienza letteraria, ma andiamo con ordine.

“Prometeo e la Guerra – 1935” è un romanzo ucronico con alcuni elementi steampunk che si sviluppa a partire dall’assunto che la Grande Guerra è stata vinta dagli stati dell’Europa Centrale, in particolare dall’Impero Austro-Ungarico e dalla Germania, che ha annesso gran parte della Francia e del Belgio, che la Gran Bretagna sia ridotta ad uno stato satellite, avviato verso una deriva fascista, e che  l’Italia sia smembrata in stati e staterelli, che farebbero l’invidia degli odierni padani.

L’elemento che scatena questa ucronia è la verità sul romanzo più famoso di Mary Shelley. Il mostro di Frankestein, infatti, non è un mito letterario; in questo romanzo di Girola non solo il “mostro” è realtà ma viene prodotto in serie per essere usato come macchina da guerra da parte dell’impero Austro-Ungarico. I “Prometeo”, o più volgarmente gli “Assemblati”, così sono chiamati questi nuovi “mostri”, sono degli uomini ottenuti dalla fusione chirurgica di parti di diversi cadaveri, realizzati per essere più forti e condizionati ad essere docili e mansueti a meno di non essere impiegati in battaglia.

Il romanzo è ambientato nel dopoguerra, fra gli stati “rappacificati” in un nuovo precario equilibrio e racconta le vicende di un l’antropologo, Enrico Laddavero, e del Tenente Clelia Fagan dei Servizi di Sicurezza asburgici chiamati a risolvere il caso dell’omicidio di un parlamentare del Lombardo-Veneto, attribuito a un Prometeo, che, se non chiarito nel più breve tempo possibile, porterà inevitabilmente ad un incidente diplomatico con pesanti ripercussioni sull’esistenza stessa degli Assemblati, che nonostante non siano impiegati in battaglia da un ventennio, con la loro stessa esistenza hanno contribuito (e continuano a farlo) a mantenere in equilibrio il nuovo ordine mondiale.

Prometeo e la Guerra – 1935 è un romanzo davvero piacevole e che scorre velocemente fra le dita(*) lasciando quasi senza fiato il lettore. Se proprio dovessi attribuirgli un difetto è che l’ambientazione ucronica e le trovate fantascientifiche e steampunk sono talmente affascinanti da distogliere dalla narrazione che, in un certo senso, passa in secondo piano.

Molto bella, in particolare, l’appendice finale dove vengono spiegati i rapporti di forza dei vari Stati e l’evoluzione dell’ordine mondiale dopo la guerra del 15-18. Forse questa appendice andrebbe  letta persino prima del romanzo stesso.

Quando dico che “Prometeo e la Guerra -1935” scorre velocemente fra le dita(*) sto utilizzando un modo di dire sempre più vetusto; questo romanzo, infatti, è disponibile solo  come eBook e NON esiste in formato cartaceo ed è stato il primo libro elettronico che io abbia letto su un lettore dedicato. Per leggere questo libro in formato epub, in realtà, non ho usato un ebook reader ma un tablet con un apposito lettore installato e devo dire che l’esperienza non è stata affatto dissimile da quella di leggere un “vero libro” con in più la possibilità di fare annotazioni (senza imbrattare le pagine), di tenere il segno semplicemente mandando a nanna il tablet e di tenere spenta la luce di notte. Certo i libri di carta sono affascinanti, caldi, profumano e bla bla bla… ma in una microSD da 16 gb ci stanno 10 volte i libri che affollano ogni angolo di casa mia :-)

Tornando al romanzo di Alessando Girola, come tutti i suoi ebook, è scaricabile gratuitamente dal suo blog Plutonia Experiment e in questo caso, Vi assicuro, gratuità è tutt’altro che sinonimo di mancanza di qualità.

I buoni scrittori toccano spesso la vita. I mediocri la sfiorano con una mano fuggevole. I cattivi scrittori la sforzano e l’abbandonano. Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive.
(da Fahrenheit 451 di Ray Bradbury)
Ogni periodo storico ha avuto il suo rogo di libri, reale o virtuale; specie in tempi di cambiamento c’è sempre stato qualcuno che ha pensato che leggere un libro induca a pensare e che pensare faccia male allo status quo. Dai roghi di libri in Cina nel III Secolo A.C., ai libri bruciati dai nazisti nel 1933, perché contrari allo spirito tedesco, passando per l’Inquisizione del medioevo e per i vari indici dei libri proibiti della chiesa cattolica c’è, da sempre, nella storia dell’uomo, questo reiterarsi della pratica di impedire alle idee “sovversive” di diffondersi; e, nel contesto,  per sovversivo si intende quell’individuo che invece di stare stravaccato su un divano con il mano il telecomando a guardare fiction di dubbio gusto e reality show molto improbabili decide di fermarsi a leggere un libro che non sia l’ultimo best seller sulle barzellette di Zelig.
Nel 2011 il rogo dei libri dovrebbe essere un retaggio di altri tempi, ormai le idee possono essere veicolate velocemente e senza censura attraverso internet; ancora oggi, tuttavia, accade che l’assessore alla Cultura della Provincia di Venezia dichiari:

«Scriverò agli assessori alla Cultura dei Comuni del Veneziano perché queste persone siano dichiarate sgradite e chiederò loro, dato anche che le biblioteche civiche sono inserite in un sistema provinciale, che le loro opere vengano ritirate dagli scaffali: è necessario un segnale forte dalla politica per condannare il comportamento di questi intellettuali che spalleggiando un terrorista».

con riferimento agli scrittori firmatari dell’appello di Carmillaonline in favore di Cesare Battisti. (L’articolo è reperibile qui ). Io non voglio entrare nel merito delle accuse rivolte al “terrorista dei NAR”, non ho le conoscenze sufficienti per valutare a fondo la questione e devo dire che quello che ho letto cercando di approfondire non mi ha aiutato a chiarire le idee, tutt’altro. Del resto sono passati quaranta anni e il contesto storico-politico attuale è profondamente diverso rispetto a quello in cui agiva Cesare Battisti, sarebbe dunque inutile cercare di comprendere le motivazioni di una condanna, probabilmente sensata in quel momento, il cui fantasma ritorna oggi ad agitare le coscienze solo per movimentare uno scenario politico che ha bisogno di nuovi mostri. Una cosa è certa, le parole dell’assessore veneto, involontariamente, rappresentano oggi lo specchio di un’italia che, al di là dei problemi che agitano le notti del nostro  premier, procede sempre più velocemente verso l’autodistruzione socio-culturale; ci mancava solo l’indice di proscrizione per gli autori sgraditi (*). Ogni volta che penso che non possa andare peggio vengo puntualmente smentito.

(*) per inciso fra gli autori all’indice abbiamo Valerio Evangelisti, i Wu-Ming, Tiziano Scarpa, Giuseppe Genna, Sandrone Dazieri, Gianfranco Manfredi, in pratica i pochi autori italiani che ho avuto il piacere di leggere ultimamente ;-)

Quando il regime ordinò che in pubblico fossero arsi
i libri di contenuto malefico e per ogni dove
furono i buoi costretti a trascinare
ai roghi carri di libri, un poeta scoprì
– uno di quelli al bando, uno dei meglio – l’elenco
studiando degli inceneriti, sgomento, che i suoi
libri erano stati dimenticati. Corse
al suo scrittoio, alato d’ira
e scrisse ai potenti una lettera.
Bruciatemi!, scrisse di volo, bruciatemi!
Questo torto non fatemelo! Non lasciatemi fuori! Che forse
la verità non l’ho sempre, nei libri miei, dichiarata? E ora voi
mi trattate come fossi un mentitore! Vi comando:
bruciatemi!

Bertolt Brecht – Il rogo dei libri

 

Astro nascente della letteratura italiana e scrittrice di talento Giusy De Nicolo, l’autrice del bellissimo “Porcaccia un Vampiro” ha accettato di giocare con me rispondendo a dieci domande semiserie in questa divertente intervista fatta online l’ultimo dell’anno 2010. L’intervista è solo divertente e non spassosa perché tutti e due eravamo sobri, dovremo ripetere il giochino dopo la mezzanotte…

 

1) In un mondo dove sono più gli scrittori dei lettori, cara Giusy, come diavolo ti è saltato in mente di metterti a scrivere l’ennesimo libro che nessuno leggerà?

Il mio ego smisurato mi ha imposto di ammorbare l’umanità con un nuovo uso improprio di poveri alberelli indifesi. E gli scoiatttoli. Nessuno ci pensa mai, alle decine di famiglie di scoiattoli sfrattate a causa del propagarsi della letteratura-immondizia. Invece si dovrebbe, ecco.

 

2) E’ ora di passare agli e-book. Ma veniamo al tema del romanzo. Il noto telefilm Buffy con i suoi spin-off ha definitivamente sdoganato il mito dei non morti fra i moderni teen-agers; successivamente la vomitevole saga di Twilight ha definitivamente trasformato il vampiro in una macchietta da avanspettacolo. I tuoi vampiri sono più simili a questa nuova generazione di mostri o si rifanno più al mito del Conte Dracula visto nell’anime “Carletto il Principe dei Mostri”?

In realtà, la mia vera fonte d’ispirazione è stata la sublime interpretazione del divino attore Aldo Baglio, quando apre il mantello urlando: “Sono il Conte Dlacula… miiiiiiiinchia!!!” Altro che Bela Lugosi.

 

3) Riferimenti culturali pregni. Cominciamo ora a sfogliare le pagine del romanzo: anche nel tuo book-trailer è presente un riferimento ai classici anime di Go Nagai quando Andrea canticchia la sigla italiana di Jeeg Robot d’Acciaio… lo sai che si chiama Jeeg e non Gig o volevi sfottere? Ah a proposito di imprecisioni, va bene che stiamo tutti invecchiando e i tuoi ricordi universitari risalgono ormai ad un paio di ere geologiche fa, ma lo sai che l’Edisu ha cambiato nome da una vita?

Certo che lo sapevo di Jeeg, è licenza poetico-morfologica. E fa’ meno lo spiritoso, il libro è virtualmente ambientato negli anni ’90, perciò l’Edisu si chiama Edisu.

 

4) Troppo comodo virtualizzare gli anni. Esaminiamo ora un tema caldo come quello dell’omosessualità così abilmente trattato nelle tue pagine. Possibile che ad Andrea il fatto di non essere stato con una donna fino a venti e passa anni non gli avesse già fatto sorgere il dubbio di essere gay?

No. E in effetti Andrea è un po’ rincoglionito. Diciamo molto. Moltissimo.

 

5) Ah ecco perché! Il tuo romanzo è molto avvincente e a detta di tutti ha il grosso difetto di essere breve; ad un certo punto sei lì appassionato che divori i fogli come fossero un cesto di ciliege e ti rendi conto che mancano cinque pagine. In più occasioni hai fatto intendere che ci portrebbe esser un possibile seguito, sono vere le voci che vogliono un incontro fra Ludovico e Connor McLeod sulle highland scozzesi?

Sono voci prive di fondamento. In realtà un eventuale sequel vedrebbe lo scontro di Ludovico con Godzilla per i vicoli di Bari a colpi di grammella laser. Un colossal, diciamo.

 

6) Il prossimo booktrailer sarà girato in 3D. «Lo udii uscire dalla camera ed entrare in cucina. Aprì il frigo. Cazzo vuole dal mio frigo?, pensai. Assassinarmi a colpi di broccoli? Ammazzarmi a cotolettate?» Lo sai vero che quanto riportato tra virgolette è la più bella frase dopo « Io ne ho… viste cose che voi umani non potreste immaginarvi… Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione… E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser»

Grazie. Era ora che ti accorgessi del mio genio letterario. Ma non aspettarti di ricevere denaro.

 

7) Guarda che ho già versato l’IVA su quella fattura. In molte tue dichiarazioni pubbliche hai affermato che il nome “Porcaccia un Vampiro” ti è stato in un certo senso imposto dall’editore. La prossima volta potresti, per cortesia, dare il mio numero di telefono al tuo editore? Hai mai provato ad entrare in una libreria e chiedere: scusi mi dà “Porcaccia un Vampiro” edito da Mamma Editori?

Mai fatto, ma immagino sia un’esperienza interessante, al limite del mistico.

 

8 ) Specialmente per la commessa della libreria. Ora parliamo un po’ di Giusy De Nicolo. In quale dei personaggi del tuo romanzo ti riconosci di più: Andrea, Ludovico o la signora Magli?

Nel paralume di casa Magli. Credo sai un paralume dotato di molta personalità e infatti è il personaggio cui ho dedicato più cura e che più mi rappresenta per spessore culturale.

 

9) Ecco perché era sempre in primo piano. Parliamo del tuo approccio alla scrittura, ad esempio io scrivo meglio se sono ubriaco, infatti queste domande le ho scritte da quasi sobrio. Tu invece hai delle manie particolari, dei riti da assolvere delle cose che fai mentre scrivi?

Guarda, già per arrivare alla domanda 9 di questa intervista ho dovuto assumere una discreta quantità di sostanze psicotrope. Ma in generale trovo molto ispirante correre. Correndo ho concepito interi pezzi di trama e risolto problemi narrativi abbastanza spinosi. Suppongo che siano la mancanza di ossigeno e i neuroni a mollo nell’acido lattico a regalarmi l’illuminazione.

 

10) Sempre se non inciampi. Esattamente qual’è il colore dei tuoi capelli?

Direi un colore oscillante tra il giallo pistacchio e il rosso eritema, con un retrogusto di terriccio apulo-lucano su un tappeto di coniglietti nani d’angora.

 

Mi piacciono i tuoi capelli. Se sei arrivata fin qui e hai tentato di rispondere seriamente, ricomincia da capo.

Grazie dell’intervista caro Angelo, mi costerà qualche mese di riabilitazione.