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Questa immagine meritava di essere fotografata. Sia per l’ambiente, sia per la bellezza intrinseca e decadente di questo scorcio di Napoli e sia, naturalmente, per la trovata geniale dei ragazzi di questo sito http://www.giovanidispostiatutto.com .

La cosa terribile è che  ho letto annunci di lavoro “seri”, in campo informatico, che a questo, in confronto, viene voglia di inviare il curriculum :-)

…ma manc p’o cazz!!!

Qui siamo in via Giuseppe Verdi appena fuori dalla Galleria Umberto I, ovviamente a Napoli, la sera del 6/11/2010 e come si può vedere i proclami non servono a trovare un tappeto così grande da nasconderci tutta la monnezza.

Venerdi ero a Napoli con un collega per lavoro, il navigatore mi porta esattamente all’indirizzo voluto solo che mancava il numero civico. Tralasciando il fatto che il numero civico in questione si trovasse in una strada completamente diversa da quella in cui eravamo e che la strada in cui eravamo era esattamente quella in cui avremmo dovuto essere, dopo aver girato in lungo e in largo lungo la via decidiamo di chiamare per farci dare indicazioni. “Mario, ciao sono Angelo, sono qui sotto vicino all’ufficio postale ma non riesco a trovare il civico” e Mario “se stai risalendo la via lo vedi il cumulo di immondizia all’angolo?”  io: “quale quello più grande o quello più piccolo?” Mario: “quello più grande, gira a destra 50 metri trovi un cancello blu entra e sei arrivato”. Surreale? E’ la pura, sacrosanta verità! Oggi leggo Bertolaso che dichiara che a Napoli l’emergenza può considerarsi chiusa, probabilmente si riferisce all’emergenza relativa alla difficoltà di ricerca dei numeri civici a cui è stato abilmente sopperito allestendo discariche di dimensioni diverse agli angoli delle strade da usarsi come punti di riferimento. Ma seriamente si può immaginare di far risolvere un problema del genere a uno che ha già ampiamente fallito più di un anno fa e sopratutto  come diavolo si fa a credere di poter trovare in tre giorni la soluzione a  un problema endemico di una città come Napoli, rilasciare quattro dichiarazioni compiaciute ai giornali e tornare a fare altro?!? Il problema dei rifiuti a in Campania va gestito;per prima cosa va cacciata l’intera classe politica partenopea che da anni governa regione, provincia e comune e successivamente va fatto un piano almeno quinquennale per la gestione dei rifiuti nella regione, prima facendo accordi con le regioni limitrofe per la gestione del corrente e immediatamente dopo  imponendo la raccolta differenziata e costruendo impianti di riciclaggio e inceneritori ed eventualmente predisponendosi a prendere a calci nel culo chiunque ostacolasse i piani di risanamento di una meravigliosa regione come la Campania sia  che fossero organizzazioni malavitose o che fosse  il solito ambientalista d’accatto.

Intanto la foto sopra l’ho scattata al volo col cellulare: è un normale cumulo di rifiuti, nemmeno dei più grandi.

Ieri sera vado a fare la spesa e al banco frutta trovo niente meno che varie cassette di uva. Decisamente siamo fuori stagione per l’uva, con tutta la buona volontà un produttore italiano puo’ mantenere il frutto sulla vite fino ad ottobre-novembre, dicembre forse in vigneti molto ben protetti; eppure in febbraio sul bancone del fruttivendolo c’e’ ancora l’uva, a un prezzo accettabile (2,90 euro al chilo) e pure di qualita’ media. La frutta ovviamente non era stata prodotta nelle splendide campagne della Puglia ma… in Costa Rica. Ripensando a questo episodio, oggi, mi sono trovato, dunque, a riflettere sulla possibilita’, sconosciuta fino a qualche anno fa, di avere ogni tipo di frutta e verdura e in ogni stagione.
Personalmente a me l’uva piace molto e poterla comprare a febbraio a prezzi quasi da saldo mi sembra un ottimo affare; d’altro canto c’è da dire che la moda ecologista dei prodotti alimentati a chilometro zero porta con se indubbi vantaggi. Pere chi non lo sappia sto parlando di frutta, verdura, salumi, formaggi prodotti a poca distanza dalla tavola del consumatore, così da risparmiare i costi ambientali dovuti alle emissioni di gas serra durante il trasporto. Tuttavia se pure, nemmeno con dati scientifici seri, riuscirebbero a convincermi che a livello ecologico questa trovata apporti un significativo miglioramento ci sono un sacco di motivi per sostenere il consumo di prodotti territoriali. In primo luogo esiste una motivazione economica; chiaramente favorire l’agricoltura delle nostre terre e tutto il relativo indotto non può fare che bene all’economia. Una seconda motivazione riguarda la qualità dei prodotti. E’ ovvio che solo un idiota campanilista affermerebbe che i prodotti del proprio territorio siano migliori di quelli del Costa Rica a prescindere, ma è comunque evidente che un controllo sulla qualità e sui metodi di produzione sia più semplice da esercitare a 5km di distanza piuttosto che a 5000; dunque appare chiaro che la ciliega che compro a Turi direttamente dal produttore sia inevitabilmente più buona di quella importata dal Sud America che compro all’ipermercato. Ovviamente è inutile dire che la qualità costa e non tutti sono disporti a pagare un prezzo, a volte anche doppio o triplo per un prodotto, tutto sommato, simile a quello di importazione e come dargli torto… inoltre è inutile nascondersi dietro un dito, semplicemente il nostro paese non è in grado di produrre generi alimentari per tutti e se ci provasse altro che scempio ambientale… dunque l’importazione è necessaria. Torniamo quindi al punto di partenza: quanto è giusto importare i prodotti alimentari da un altro continente, anche e sopratutto prodotti alimentari fuori stagione o “esotici”. Per quanto mi riguarda una cosa non esclude l’altra e se preferisco comprare i prodotti di stagione (quando ne ho il tempo) direttamente (o quasi) dal produttore mi fa piacere anche mangiare l’uva in febbraio, magari assieme ai datteri freschi importati da Israele; ciò anche perchè mele e pere non è che mi diano molta soddisfazione. Quindi la si pianti di dipingersi di verde anche perchè ormai è un colore sfruttato e si accettino, insieme ai tanti difetti, questi pregi della globalizzazione, pensando che, come ampiamente sancito nel recente summit sul clima di Copenaghen delle emissioni di gas serra non frega nulla a nessuno.

Delusione al Motor Show. Ci sono stato sabato scorso e dopo la solita fila per comprare i biglietti che sembrava l’Acquafan una volta entrati praticamente non c’era nulla. Un paio di stand cinesi ma nessuna casa fra le blasonate a presentare nulla; mi aspettavo almeno di vedere dal vivo la nuova Giulietta ma niente da fare. E anche le hostess… beh c’erano si, ma gran parte racchie se pure poco vestite. Insomma un paio di concessionari, una mostra di auto d’epoca, qualche ettaro di terra e il Motor Show potevano farlo pure nelle campagne di una provincia sperduta in mezzo agli appennini.