Vivendo dall’altra parte del pianeta, tecnicamente, delle elezioni politiche americane non me ne dovrebbe fregare nulla ed in vero me ne frega effettivamente molto poco. Il mio disinteresse è dovuto, sostanzialmente, al fatto che in realtà la poltica USA non è mai dipesa granchè dal presidente in carica ma ha da sempre percorso binari dipendenti dalla finanza e dall’economia; dunque dubito che il nuovo presidente possa portare ad un reale cambiamento nella politica estera statunitense come auspicato dalla sinistra alla matriciana di casa nostra o come paventato dalla nostra destra catto-conservatrice. Tuttavia è certamente più interessante commentare l’election day Usa 2008 piuttosto che le nostre elezioni politiche, per quanto bisogna ammettere che, contro ogni mia aspettativa, il nosto parlamento eletto sta approvando tutta una serie di provvedimenti inutili, forse dannosi e di cui, nella maggior parte dei casi, non si avvertiva la necessità; ma tant’è, e torniamo alle elezioni USA. Come ogni persona di buon senso non posso che essere lieto della vittoria di David Palmer… ehm… no quello è un altro telefilm… volevo dire Barack Obama se non altro perchè, come ha scritto oggi Guzzanti padre (persona che mi sembra strano citare ma ormai con la globaLizzazione…) nel non improbabile caso McCain avesse tirato le cuoia ci saremmo trovati alla Casa Bianca niente meno che Sarah Palin sulla quale preferisco astenermi da ulteriori commenti. Se pure, come dicevo, dubito che in USA il presidente incida realmente, se non per pochi aspetti della politica federale, sull’orientamento politico del paese, provare ad inquadrare la presidenza Obama nel contesto socio-politico dell’America de “i Jefferson”, de “i Robinson” o di “Arnold”, (sto parlando di fine anni ’70 inizio anni ’80) mi risulta davvero difficile se non impossibile. Obama si presenta praticamente come un Kennedy di colore e l’America lo ha accettato come comandante in capo; tanto mi basta per essermi svegliato questa mattina con un lieve sorriso sulle labbra.

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