Non avrei mai creduto di parlare del Festival di Sanremo, questa manifestazione che ritorna, puntuale, tutti gli anni trascinandosi dietro il rituale di  polemiche, gossip e tanto sfarzo. Il Festival nasce nel 1951 come una manifestazione canora in cui i “grandi” della canzone italiana si sfidano su un palco per decretare il miglior pezzo ma che, di fatto, non è altro che l’esaltazione della canzonetta e della peggiore musica italiana; si può dire, in un certo senso, che Sanremo è una sorta di specchio di un italia da cancellare, la cartina di tornasole di un’italianità che ha portato alla situazione attuale. Non che la colpa dello sfascio della nazione possa essere attribuito alle canzonette, ovviamente, ma la stessa formula della canzone melodica celebrata da decenni sul palco del teatro Ariston non fa che rafforzare l’immagine di un’italia pizza-mandolino ormai diffusa, non a torto, in tutto il mondo.

Parlo oggi di Sanremo(inteso come Festival di), perché, casualmente ho letto l’elenco dei, così detti, “big” che parteciperanno all’edizione del 2011, condotta da Gianni Morandi. Nell’elenco fatto dai soliti “abituè” alla manifestazione (di cui non vale nemmeno la pena fare il nome tanto inutile è stato il loro contributo alla musica italiana) e dei nuovi big emergenti venuti dritti dritti dai reality show (il cui nome verrà dimenticato, per fortuna, in pochi mesi) spiccano tre artisti, la cui presenza in quella lista, mi ha fatto sobbalzare dalla sedia: Franco Battiato, Roberto Vecchioni e Davide Van De Sfroos.

Leggendo le interviste abbiamo un Battiato non interessato alla competizione ma che ci va solo per “aiutare” l’amico Luca Madonia. C’è poi un Vecchioni che va a Sanremo per vincere e raccontare il dramma degli insegnanti che devono fare da soli, evidentemente si è stancato dei girotondi.  Infine abbiamo un Van De Sfroos che, probabilmente, ci va per avere un auditorio un po’ meno di nicchia ma che almeno si presenta con un pezzo in dialetto tremezzino, il che gli rende onore anche se verrà tacciato, dall’immancabile stuolo di giornalisti musicali presenti alla manifestazione, di essere leghista (e immagino lo sappia)

Personalmente penso che a tutti e tre non gioverà presentarsi a Sanremo ma sicuramente mi dispiace di più per Van De Sfroos che ritengo, realmente, uno dei pochi innovatori della musica italiana degli ultimi anni; ad ogni modo mi fa incazzare il fatto che Vecchioni, Battiato e Van De Sfroos, che, ognuno a suo modo, hanno dato tanto alla musica, possano essere giudicati da casalinghe rincoglionite che hanno imparato a mandare SMS solo per poter accedere al televoto.

Ovviamente, come tutti gli anni, mi guarderò bene di partecipare alla follia collettiva di coloro che guardano l’insulsa manifestazione canora, ma devo dire che non vedo l’ora di ascoltare Yanez, brano di Davide Bernasconi aka Van de Sfroos cantanto in laghèe e ispirato a un personaggio secondario del ciclo dei Pirati della Malesia di Salgari .

Nel “video” Davide Van de Sfroos ne “La Ballata del Cimino”. Coloro che non capiscono un accidente di cosa dice, non si facciano scoraggiare e provino comunque ad ascoltare il Bernasconi, ne vale la pena e alla fine si capisce tutto anche se sei nato in Puglia.

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