Qualche giorno fa abbiamo parlato di Pianeta Rosso di Davide  Mana, un racconto ucronico ambientato su un Marte per certi versi simile al Barsoom di Burroughs, oggi parliamo dell’autore e di altri suoi lavori assolutamente da non perdere.

 

Davide ManaDavide Mana, classe 1967,  vive in provincia di Asti, è laureato in Scienze della Terra e collabora con l’Università di Torino come ricercatore indipendente specialista in analisi statistica di dati paleontologici, geologici e ambientali, lavora come editor e traduttore, è stato  consulente scientifico al volume “Delta Green: Countdown” (Pagan Publishing, 1999), ha collaborato  con la rivista LN, occupandosi di fantastico ed è stato responsabile scientifico del portale  epalaeontology.com.

 

Davide è anche un blogger e uno scrittore con la passione per l’epoca elisabettiana e l’oriente, passioni che ritroveremo nei suoi saggi e nelle sue storie di genere fantascientifico/ucronico/steampunk e mi fermo qui perché come sapete non amo molto  categorizzare per sottogenere.

 

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Marte, il pianeta rosso: quante storie sono nate immaginando di raggiungerlo, immaginando di trovarci un’altra civiltà, una diversa cultura, alieni aggressivi e femmine marziane disegnate come prosperose pin up dalla pelle colorata. La storia di Marte nel mito e nella letteratura ha origini molto lontane.

 

Pianeta Rosso di Davide ManaDavide Mana in “Marte! 150 anni di scienza e immaginazione” (scaricabile gratuitamente da QUI) ripercorre l’influenza del pianeta rosso nella letteratura fantascientifica a partire dalla fine dell’800 e dalle suggestioni del ciclo burroughsiano di John Carter di Marte passando per Welles, Bradbury, Tanith Lee, fino ad arrivare alla science fiction del ventunesimo secolo.

 

In questo breve saggio Davide ci guida attraverso la storia della fantascienza passando gli autori e gli editori che hanno trattato il tema marziano  spaziando dalla space romance all’hard science fiction. Alla fine dell”agile volumetto” ti rimane l’amaro in bocca per non aver letto tante delle perle citate e ti metti, come me, a cercare disperatamente una copia di quel “Cristo Marziano” che  non sapevi nemmeno che fosse stato scritto da Philip Josè Farmer.

 

Ma non finisce qui, sempre in tema marziano,  Davide ci propone anche una vera e propria perla ucronica con un racconto ambientato su un Marte, per molti aspetti simile al Barsoom di Edgar Rice Burroughs ma che in realtà racchiude molte delle rappresentazione del pianeta rosso della fantascienza classica, facendoci incontrare il mito risorgimentale Giuseppe Garibaldi, ora per davvero “eroe dei due mondi” che, in una sorta di esilio volontario su Marte, si troverà alle prese con una serie di intrighi terrestri e alieni che lo porteranno in un serrato  susseguirsi di avventure in contatto con altri personaggi storici e con bellissime donne marziane. Non vi anticipo altro per non rovinarvi la sorpresa di questo racconto (scaricabile da QUI in formato ePUB  e da QUI in formato mobi) e del suo finale strepitoso.

 

Il mio consiglio, per questa nemmeno caldissima estate, è di scaricarvi questi due piccoli capolavori di Davide Mana, comprarvi, se non l’avete ancora fatto, un ebook reader (la carta a mare si bagna) e leggerli sotto l’ombrellone al posto delle 40 sfumature di cazzate che sono certo avete parcheggiato nella libreria del salone.

 

pazuzuSiamo nella Roma del 2028 e l’Italia sembra tutt’altro che uscita dalla Crisi. Silio De Lauro lavora nella sede di Roma della Spire, una multinazionale dell’informatica acquisita dai russi, e che come tante altre attività economiche italiane risente del dissesto economico della nazione e non naviga in buone acque. Il futuro della filiale italiana della Spire dipende dall’ultimo modello di PC all-in-one che l’azienda sta per lanciare sul mercato internazionale ma le dinamiche aziendali sono molto più complesse e lo imparerà a sue spese proprio Silio, ultimo esponente della CGIL, mobbizzato dopo l’ultima ristrutturazione aziendale per aver resistito alla svendita dei diritti dei lavoratori.

 

Silio è un omone sovrappeso, dedito all’alcol, rozzo e scontroso mollato dalla moglie e odiato dai figli  ma è anche, in un certo senso, un uomo tutto d’un pezzo disposto a “vendere” la figlia per estinguere il mutuo ma non a transigere sui propri principi; persino alcuni suoi atteggiamenti facilmente apostrofabili come razzisti, nel nome del noto buonismo radical chic di una sinistra alla deriva, assumono un significato differente ricontestualizzati in questo romanzo dell’ottimo Vito Introna che dà una magnifica prova di come il fantastico in Italia non sia scomparso, per quanto sempre più relegato a nicchie (non solo di mercato) sempre più piccole.

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I Robot di La MarmoraNel 1864 una nave aliena si schianta sulla Terra. I Nekton, questo il nome degli  naufraghi extraterrestri, costretti all’esilio forzato, decidono di conquistare il pianeta sfruttando il potenziale bellico dell’Impero Austriaco e alleandosi con gli Asburgo. Anche all’interno dell’equipaggio della nave Nekton, però, ci sono delle fazioni in conflitto fra loro e alcuni alieni, ritenendo la conquista del pianeta contraria alle direttive della missione originaria, si alleano col neonato Regno d’Italia nel tentativo di fermare la conquista della Terra e portando con se la tecnologia per costruire i Giganti, enormi macchine da guerra antropomorfe, da contrapporre ai terribili mostri che l’ingegneria genetica Nekton ha donato agli Asburgo.

 

I Robot della  Marmora è il nuovo lavoro di Alessandro Girola che, all’interno del nuovo Risorgimento ucronico creato dall’arrivo degli alieni, ci narra le vicende del Secondo Plotone di Giganti comandati da Goffredo Gambara che rimasto gravemente ferito nel primo scontro contro le potentissime Piovre e i raggi della morte austriaci rinasce in simbiosi col suo mecha, Anteo, col quale riesce a rovesciare le sorti della Terza Guerra di Indipendenza.

 

Sono evidenti, nella narrazione, i richiami ai robot nagaiani con i mecha dotati delle classiche armi dei robottoni degli anni ’70 (spade, lame rotanti, cannoni) ma ancora di più, Alessandro Girola strizza l’occhio all’attesissimo Pacific Rim sfruttandone,  in questo racconto lungo, l’hype dando vita, però, a un racconto del tutto originale di ambientazione che può essere definita ucronico-steam-diesel-punk con i carri armati a vapore e i robot a benzina che volano grazie a enormi turbine. In particolare colpiscono i riferimenti storici precisi e puntuali che rendono l’universo dipinto da Alessandro fortemente credibile e concreto.

 

Le 72 pagine del racconto, assolutamente autoconclusivo, scorrono velocissime e ci si ritrova senza fiato alla fine della narrazione quando ci si rende conto che i protagonisti del racconto non sono La Marmora, Goffredo o i robot Giganti ma, come spesso accade con i romanzi di Alessandro Girola, l’ambientazione, l’universo stesso creato in poche pagine che sarebbe davvero un peccato abbandonare senza uno o più seguiti che, magari, ci narrino le vicende dal punto di vista dei  Nekton.

 

I Robot di La Marmora fa parte del progetto di scrittura narrativa Risorgimento di Tenebra  ed è scaricabile in formato ePub o Mobi al prezzo di € 1,53.

alveareL’altro giorno “sfogliandoIl Post mi sono imbattuto nell’anteprima del primo capitolo di questo romanzo, “La Mentalità dell’Alveare“, scritto da Vincenzo Latronico, un ragazzo nemmeno trentenne, ed edito per Bompiani. Il libro descrive un’Italia alternativa, dove al governo del paese c’è un nuovo partito, la Rete dei Volenterosi, dichiaratamente ispirato al Movimento 5 Stelle e ce ne mostra gli effetti e alcune incoerenze attraverso l’intreccio con la vita sentimentale di due attivisti della Rete, Leonardo e Camilla Nigri.

La giovane età dell’autore, la trama, la lettura del primo capitolo e, sopratutto, il prezzo in offerta lancio per l’ebook (0,99 cent contro i 4,99 attuali), mi hanno spinto all’acquisto di questo pamphlet, come lo definisce Latronico, che in realtà non calca più di tanto la mano sulle contraddizioni interne del Movimento 5 Stelle, come avrebbe dovuto e potuto fare, anche se aiuta a una sana riflessione sul concetto, sempre più abusato, di democrazia diretta.

 

L’Italia, dunque, è governata dalla Rete dei Volenterosi fondata di Pino Calabrò (Beppe Grillo), ex anchorman televisivo che si era occupato dei diritti dei consumatori prima di essere cacciato dalla TV ed essere relegato ad un blog su internet. D qui comincia l’ascesa dell’RdV, da movimento di protesta a primo partito del paese. La RdV ricalca il programma del M5S a partire dai rimborsi della politica, passando per l’impignorabilità della prima casa fino al vincolo di due mandati e a tutte le altre sciocchezze populiste.  Leonardo e Camilla sono due attivisti RdV, con un passato di militanti di sinistra, che si sono incontrati all’università e si sono sposati lottando con la Crisi e coi pochi soldi in tasca.

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