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Giornali,  TV ma anche romanzi e saggi tendono ad utilizzare come sinonimi  due termini, genericamente derivati dalla letteratura fantascientifica, parlo di “cyborg” e “androide” che oltre ad avere un significato diverso hanno  un differente impatto culturale e antropologico sull’immaginario collettivo.

 

Il cyborg è un organismo cibernetico derivante dalla fusione di elementi artificiali ad un organismo biologico. Il termine che deriva dalla contrazione delle parole cybernetic organism viene coniato in ambito medico, nel 1960, da Manfred E. Clynese Nathan S. Kline in merito ai loro studi sulla sostenibilità della vita umana in ambienti extra-terrestri grazie all’apporto di integrazioni cibernetiche per adattare il corpo umano alle nuove condizioni.

 

L’androide  è un essere artificiale con sembianze umane che può anche integrare elementi biologici esclusivamente finalizzati a renderlo più esteticamente simile all’essere umano (è il caso del Terminator T-800 che è ricoperto da un’epidermide con le stesse caratteristiche di quella umana, compreso l’odore, ma che nonostante questo NON è un cyborg) Il termine androide deriva dal greco ανδρός che significa “uomo” e pare sia in uso dal 1200. Del resto la stessa suggestione di organismi meccanici simili all’uomo può essere fatta risalire alle leggende ebraiche sui Golem.

 

L’idea della possibile esistenza di un organismo artificiale antropomorfo è in un certo senso vecchia come l’uomo. Un androide prima di tutto non è vivo, da un certo punto di vista non ha un’anima e questo lo rende un giocattolo, pericoloso, a volte distruttivo, ma che  rimane un oggetto per il quale è difficile provare dei sentimenti. Certo la fantascienza è piena di racconti su androidi talmente umanizzati da destare un moto di angoscia e un senso pietà, Asimov si è persino inventato la robopsicologia, ma in ultima istanza un robot è una creazione non una creatura, si può averne paura certo, si può soffrire del complesso di Frankenstein, ma non è difficile, non è “immorale” pensare di sterminare una macchina, un mostro animato ma senz’anima.

 

Il mostro non trovava un posto nella società umana e, nella sua disperazione, si rivoltava contro lo scienziato e coloro che gli erano cari. Uno a uno i parenti dello scienziato (inclusa sua moglie) vengono uccisi e alla fine anche lo scienziato muore. Il mostro si allontana verso l’ignoto, presumibilmente per morire nel rimorso. (Isaac Asimov nella prefazione a “Il Secondo Libro dei Robot”)

 

Nella storia di Mary Shelley viene raccontato il terrore del creatore di essere sopraffatto dalla sua creatura, certo il mostro era di carne e sangue non era un robot di plastica e metallo ma la sua ribellione è uguale a quella di Skynet e dei Terminator di James Cameron, la creatura migliore del creatore, il creatore geloso della creatura alla fine un conflitto e la selezione naturale che fa il resto. Se però la creatura rimane un essere antropologicamente “inferiore”, se pure con una buona dose di sciovinismo, la questione si complica quando la creatura è uno di noi, un cyborg, un post-umano. Oggi la tecnologia  si è imposta in campo medico sia con l’introduzione di protesi per la sostituzione di una componente fisiologica “guasta” che per un utilizzo meramente estetico. Organi artificiali, protesi bioniche, esoscheletri neurali la tecnologia evolve sempre più verso la possibilità di creare un vero e proprio cyborg, verso la possibilità di fondere carne e metallo in un organismo nuovo, “più forte, più veloce”. Fondere carne e metallo, questa stessa espressione restituisce il senso di angoscia di fronte al timore di una nuova specie di post-umani che non sono macchine, non sono creature, ma che sono esseri umani potenziati per essere migliori ma diversi, con tutte le implicazioni che questo essere “diversi” comporta.

 

La letteratura ha affrontato il tema dei cyborg con due diversi approcci. Negli anni ’70-’80  il miglioramento cibernetico dell’uomo non era mai ricercato ma era il risultato di un incidente o di un sacrificio per un bene supremo; negli anni ’80-’90 con l’avvento del filone cyberpunk la trasformazione del corpo, l’introduzione di appendici meccaniche nella carne nasceva dal tentativo di superamento della condizione umana, dall’anelare ad uno stato post-umano. Nel cyberpunk, tuttavia, raramente si trova, negli autori, un compiacimento per la condizione post-umana, anzi quasi sempre l’umanità è più decadente e mai il miglioramento fisico è andato di pari passo col miglioramento sociale. Oggi la condizione post-umana, in un certo filone “transumanista” è, in un certo senso, auspicata ed è usata come trampolino di lancio per innalzare la mente ad un livello spirituale più elevato; come a volersi liberare del problema della vecchiaia, della debolezza, della fragilità dell’essere umano per poter aspirare a trascendere la stessa umana condizione.

 

Le nostre case, intanto, sono piene di ammennicoli sempre più intelligenti, robot per cucinare, per pulire, per lavare, nessun androide, nessuna paura, non ancora, ma certo quando sento parlare di queste robe qui vengo assalito da un certo senso di inquietudine.

 

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Il Senato ha appena approvato un legge bi-partisan ideata dal Senatore Levi(Pd), che vi si è dedicato per due anni(???), e promossa da Franco Asciutti (Pdl). In pratica le nuove norme limiteranno gli sconti sui libri al 15% salvo rarissime eccezioni. L’idea sarebbe quella di salvaguardare, in questo modo, le piccole librerie dalla concorrenza delle grosse catene che, per i forti volumi di vendita, possono praticare maggiori sconti.
Beh, è d’uopo qualche riflessione.
1) NON esistono più le piccole librerie. Non ve ne siete accorti? I libri da anni si vendono in edicola, al Centro Commerciale un po’ ovunque e la figura della libreria polverosa e straripante di volumi con il proprietario che sapeva consigliarti su qualunque cosa è quasi scomparsa! Le poche librerie sopravvissute si estingueranno insieme ai proprietari, si sono “settorizzate” o hanno diversificato l’attività diventando, alcune volte, dei meravigliosi centri di aggregazione culturale.
2) Come corollario del punto 1) questa legge nasce, evidentemente, per difendere i grandi dell’editoria (che hanno praticamente acquisito l’intera catena di distribuzione) dalla concorrenza della vendita on-line. L’avvento di Amazon in Italia ha praticamente sbaragliato la concorrenza; eh sì, chi sa leggere un libro, che non sia la raccolta delle barzellette di Totti, è tendenzialmente in grado di usare internet e una carta di credito e di fare i suoi acquisti on-line… oh mica l’ho soprannominata io, questa, la legge Anti-Amazon.
3) La legge Levi, mi sembra, vada contro una filosofia economica di tipo “liberista” di cui tutti i politici si riempiono la bocca e in ogni caso non tiene conto del mercato globale. Cosa impedisce, domani, ad Amazon di spostare l’intero catalogo di libri in italiano su Amazon.com e fatturare direttamente dagli Stati Uniti mantenendo i magazzini e la logistica in italia? Che fanno, dicono agli ISP di bloccare l’accesso ai siti di e-commerce stranieri come fanno per quelli di gioco d’azzardo… un po’ difficile.
4) L’editoria è in procinto di attraversare un momento di cambiamento epocale. Gli e-reader ormai sono sempre più leggeri, sofisticati ed economici. Gli e-book costano meno e sopratutto non occupano spazio sulla libreria. Certo i nostalgici, come lo sono io, preferiranno i libri di carta per un po’, ma c’era(c’è?) anche chi preferiva il vinile ai Cd e chi i Cd agli Mp3… ma ci ha pensato la selezione naturale. Questa legge non farà altro che spingere i siti di e-commerce a puntare ancora di più sugli e-book e Amazon a vendere il Kindle anche in Europa piazzando poi gli e-book senza nemmeno avere più dei magazzini fisici in italia. Chi proprio avrà bisogno del libro cartaceo se lo farà stampare dai servizi appositi che diventano ogni giorno più economici e accessibili.
5) Questa legge colpisce pesantemente i consumatori che, secondo le intenzioni, saranno costretti a spendere di più per avere accesso alla cultura contenuta in un libro ciò solo per tentare di salvare un settore che, come sta accadendo per le case discografiche, non accetta il cambiamento.

Beh che dire, per quanto mi riguarda già avevo ridotto di molto gli acquisti in libreria sostanzialmente per un paio di motivi. Non sopporto la commistione fra libri e dischi, tipica di tutte le librerie moderne, per quanto mi riguarda sono due media profondamente diversi e di difficile convivenza. Il vero motivo per cui non frequento più certi postacci, tuttavia, è un altro. Non sopporto la massa di pseudo-intellettuali da salotto che infestano quegli enormi centri commerciali travestiti da librerie con la loro insulsa aria saccente di superiorità mentre sorseggiano qualche schifoso intruglio omeopatico-vegano al bancone del bar… della libreria!!! Ad ogni modo, dopo questa legge, i miei acquisti letterari (che sono tanti), passeranno solo per le bancarelle dove si trovano delle autentiche chicche e se proprio sentirò la necessità di comprare un titolo in particolare lo farò ESCLUSIVAMENTE per il tramite di Amazon, IBS et similia. Un saluto al caro estinto.

I buoni scrittori toccano spesso la vita. I mediocri la sfiorano con una mano fuggevole. I cattivi scrittori la sforzano e l’abbandonano. Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive.
(da Fahrenheit 451 di Ray Bradbury)
Ogni periodo storico ha avuto il suo rogo di libri, reale o virtuale; specie in tempi di cambiamento c’è sempre stato qualcuno che ha pensato che leggere un libro induca a pensare e che pensare faccia male allo status quo. Dai roghi di libri in Cina nel III Secolo A.C., ai libri bruciati dai nazisti nel 1933, perché contrari allo spirito tedesco, passando per l’Inquisizione del medioevo e per i vari indici dei libri proibiti della chiesa cattolica c’è, da sempre, nella storia dell’uomo, questo reiterarsi della pratica di impedire alle idee “sovversive” di diffondersi; e, nel contesto,  per sovversivo si intende quell’individuo che invece di stare stravaccato su un divano con il mano il telecomando a guardare fiction di dubbio gusto e reality show molto improbabili decide di fermarsi a leggere un libro che non sia l’ultimo best seller sulle barzellette di Zelig.
Nel 2011 il rogo dei libri dovrebbe essere un retaggio di altri tempi, ormai le idee possono essere veicolate velocemente e senza censura attraverso internet; ancora oggi, tuttavia, accade che l’assessore alla Cultura della Provincia di Venezia dichiari:

«Scriverò agli assessori alla Cultura dei Comuni del Veneziano perché queste persone siano dichiarate sgradite e chiederò loro, dato anche che le biblioteche civiche sono inserite in un sistema provinciale, che le loro opere vengano ritirate dagli scaffali: è necessario un segnale forte dalla politica per condannare il comportamento di questi intellettuali che spalleggiando un terrorista».

con riferimento agli scrittori firmatari dell’appello di Carmillaonline in favore di Cesare Battisti. (L’articolo è reperibile qui ). Io non voglio entrare nel merito delle accuse rivolte al “terrorista dei NAR”, non ho le conoscenze sufficienti per valutare a fondo la questione e devo dire che quello che ho letto cercando di approfondire non mi ha aiutato a chiarire le idee, tutt’altro. Del resto sono passati quaranta anni e il contesto storico-politico attuale è profondamente diverso rispetto a quello in cui agiva Cesare Battisti, sarebbe dunque inutile cercare di comprendere le motivazioni di una condanna, probabilmente sensata in quel momento, il cui fantasma ritorna oggi ad agitare le coscienze solo per movimentare uno scenario politico che ha bisogno di nuovi mostri. Una cosa è certa, le parole dell’assessore veneto, involontariamente, rappresentano oggi lo specchio di un’italia che, al di là dei problemi che agitano le notti del nostro  premier, procede sempre più velocemente verso l’autodistruzione socio-culturale; ci mancava solo l’indice di proscrizione per gli autori sgraditi (*). Ogni volta che penso che non possa andare peggio vengo puntualmente smentito.

(*) per inciso fra gli autori all’indice abbiamo Valerio Evangelisti, i Wu-Ming, Tiziano Scarpa, Giuseppe Genna, Sandrone Dazieri, Gianfranco Manfredi, in pratica i pochi autori italiani che ho avuto il piacere di leggere ultimamente ;-)

Quando il regime ordinò che in pubblico fossero arsi
i libri di contenuto malefico e per ogni dove
furono i buoi costretti a trascinare
ai roghi carri di libri, un poeta scoprì
– uno di quelli al bando, uno dei meglio – l’elenco
studiando degli inceneriti, sgomento, che i suoi
libri erano stati dimenticati. Corse
al suo scrittoio, alato d’ira
e scrisse ai potenti una lettera.
Bruciatemi!, scrisse di volo, bruciatemi!
Questo torto non fatemelo! Non lasciatemi fuori! Che forse
la verità non l’ho sempre, nei libri miei, dichiarata? E ora voi
mi trattate come fossi un mentitore! Vi comando:
bruciatemi!

Bertolt Brecht – Il rogo dei libri

 

Astro nascente della letteratura italiana e scrittrice di talento Giusy De Nicolo, l’autrice del bellissimo “Porcaccia un Vampiro” ha accettato di giocare con me rispondendo a dieci domande semiserie in questa divertente intervista fatta online l’ultimo dell’anno 2010. L’intervista è solo divertente e non spassosa perché tutti e due eravamo sobri, dovremo ripetere il giochino dopo la mezzanotte…

 

1) In un mondo dove sono più gli scrittori dei lettori, cara Giusy, come diavolo ti è saltato in mente di metterti a scrivere l’ennesimo libro che nessuno leggerà?

Il mio ego smisurato mi ha imposto di ammorbare l’umanità con un nuovo uso improprio di poveri alberelli indifesi. E gli scoiatttoli. Nessuno ci pensa mai, alle decine di famiglie di scoiattoli sfrattate a causa del propagarsi della letteratura-immondizia. Invece si dovrebbe, ecco.

 

2) E’ ora di passare agli e-book. Ma veniamo al tema del romanzo. Il noto telefilm Buffy con i suoi spin-off ha definitivamente sdoganato il mito dei non morti fra i moderni teen-agers; successivamente la vomitevole saga di Twilight ha definitivamente trasformato il vampiro in una macchietta da avanspettacolo. I tuoi vampiri sono più simili a questa nuova generazione di mostri o si rifanno più al mito del Conte Dracula visto nell’anime “Carletto il Principe dei Mostri”?

In realtà, la mia vera fonte d’ispirazione è stata la sublime interpretazione del divino attore Aldo Baglio, quando apre il mantello urlando: “Sono il Conte Dlacula… miiiiiiiinchia!!!” Altro che Bela Lugosi.

 

3) Riferimenti culturali pregni. Cominciamo ora a sfogliare le pagine del romanzo: anche nel tuo book-trailer è presente un riferimento ai classici anime di Go Nagai quando Andrea canticchia la sigla italiana di Jeeg Robot d’Acciaio… lo sai che si chiama Jeeg e non Gig o volevi sfottere? Ah a proposito di imprecisioni, va bene che stiamo tutti invecchiando e i tuoi ricordi universitari risalgono ormai ad un paio di ere geologiche fa, ma lo sai che l’Edisu ha cambiato nome da una vita?

Certo che lo sapevo di Jeeg, è licenza poetico-morfologica. E fa’ meno lo spiritoso, il libro è virtualmente ambientato negli anni ’90, perciò l’Edisu si chiama Edisu.

 

4) Troppo comodo virtualizzare gli anni. Esaminiamo ora un tema caldo come quello dell’omosessualità così abilmente trattato nelle tue pagine. Possibile che ad Andrea il fatto di non essere stato con una donna fino a venti e passa anni non gli avesse già fatto sorgere il dubbio di essere gay?

No. E in effetti Andrea è un po’ rincoglionito. Diciamo molto. Moltissimo.

 

5) Ah ecco perché! Il tuo romanzo è molto avvincente e a detta di tutti ha il grosso difetto di essere breve; ad un certo punto sei lì appassionato che divori i fogli come fossero un cesto di ciliege e ti rendi conto che mancano cinque pagine. In più occasioni hai fatto intendere che ci portrebbe esser un possibile seguito, sono vere le voci che vogliono un incontro fra Ludovico e Connor McLeod sulle highland scozzesi?

Sono voci prive di fondamento. In realtà un eventuale sequel vedrebbe lo scontro di Ludovico con Godzilla per i vicoli di Bari a colpi di grammella laser. Un colossal, diciamo.

 

6) Il prossimo booktrailer sarà girato in 3D. «Lo udii uscire dalla camera ed entrare in cucina. Aprì il frigo. Cazzo vuole dal mio frigo?, pensai. Assassinarmi a colpi di broccoli? Ammazzarmi a cotolettate?» Lo sai vero che quanto riportato tra virgolette è la più bella frase dopo « Io ne ho… viste cose che voi umani non potreste immaginarvi… Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione… E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser»

Grazie. Era ora che ti accorgessi del mio genio letterario. Ma non aspettarti di ricevere denaro.

 

7) Guarda che ho già versato l’IVA su quella fattura. In molte tue dichiarazioni pubbliche hai affermato che il nome “Porcaccia un Vampiro” ti è stato in un certo senso imposto dall’editore. La prossima volta potresti, per cortesia, dare il mio numero di telefono al tuo editore? Hai mai provato ad entrare in una libreria e chiedere: scusi mi dà “Porcaccia un Vampiro” edito da Mamma Editori?

Mai fatto, ma immagino sia un’esperienza interessante, al limite del mistico.

 

8 ) Specialmente per la commessa della libreria. Ora parliamo un po’ di Giusy De Nicolo. In quale dei personaggi del tuo romanzo ti riconosci di più: Andrea, Ludovico o la signora Magli?

Nel paralume di casa Magli. Credo sai un paralume dotato di molta personalità e infatti è il personaggio cui ho dedicato più cura e che più mi rappresenta per spessore culturale.

 

9) Ecco perché era sempre in primo piano. Parliamo del tuo approccio alla scrittura, ad esempio io scrivo meglio se sono ubriaco, infatti queste domande le ho scritte da quasi sobrio. Tu invece hai delle manie particolari, dei riti da assolvere delle cose che fai mentre scrivi?

Guarda, già per arrivare alla domanda 9 di questa intervista ho dovuto assumere una discreta quantità di sostanze psicotrope. Ma in generale trovo molto ispirante correre. Correndo ho concepito interi pezzi di trama e risolto problemi narrativi abbastanza spinosi. Suppongo che siano la mancanza di ossigeno e i neuroni a mollo nell’acido lattico a regalarmi l’illuminazione.

 

10) Sempre se non inciampi. Esattamente qual’è il colore dei tuoi capelli?

Direi un colore oscillante tra il giallo pistacchio e il rosso eritema, con un retrogusto di terriccio apulo-lucano su un tappeto di coniglietti nani d’angora.

 

Mi piacciono i tuoi capelli. Se sei arrivata fin qui e hai tentato di rispondere seriamente, ricomincia da capo.

Grazie dell’intervista caro Angelo, mi costerà qualche mese di riabilitazione.

 

C’è stato un tempo, qualche anno fa, in cui, spesso, passavo la serata in libreria fra gli scaffali a leggere le quarte di copertina, a sfogliare i volumi, talvolta a comprarli se erano in offerta (beh ero giovane e squattrinato all’epoca). Da allora molte cose sono cambiate. Io sono cambiato, non ho il tempo di andare per librerie al cazzeggio, ma sopratutto sono cambiate le librerie. Ci sono meno libri, quasi tutti non di genere; ci sono più cazzate: inizialmente solo dischi, oggi anche giocattoli, strumenti musicali, accessori per PC. Sono spariti gli scaffali polverosi e malamente illuminati, sostituiti da tavolini pieni dello stesso libro illuminati al neon. Sono scomparsi librai e apparsi i baristi, insomma è tutto cambiato.
C’era una volta una piccola libreria dove spesso entravo quando ero in quella zona; questa sera ci sono tornato con Pierpaolo perché avevano organizzato una festa di Natale per i bambini. C’è qualcosa di sbagliato in tutto ciò anche se non saprei dire esattamente cosa.

A proposito di iniziative natalizie, ieri sera sono stato, sempre con Pierpaolo, nel, tanto strombazzato, villaggio di Babbo Natale, organizzato a Bari per i bambini. Beh, gli adulti pagavano 4 euro a testa e, nei cinque minuti che siamo rimasti nel “villaggio”, abbiamo continuato a chiederci per cosa?!?