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Leggevo oggi della polemica tutta padana nei confronti di Luca Zaia ex-ministro dell’agricoltura (no il ministero non è stato abolito) e oggi Presidente della Regione Veneto che, udite udite, sarebbe andato a mangiare dal cinese per capodanno. Luca Zaia, proprio lui il leghista famoso per aver combattuto strenuamente (e inutilmente) contro la commistione della cultura tradizionale agroalimentare (padana) e i prodotti etnici provenienti dagli sporchi immigrati indo-arabo-negro-cinesi comunisti e musulmani ce lo ritroviamo a mangiare involtini primavera ad un self service asiatico da 15 euro al buffet.

Certo lui è libero di andare a mangiare un po’ dove gli pare e in alcuni ristoranti cinesi si mangia anche discretamente bene, però la notizia fa tanto ridere, ancor di più se si vanno a leggere i commenti  dai suoi sostenitori di partito (beh almeno di quelli che sanno scrivere) che si trasformano in  contorsionisti dialettici quando cercano di giustificare, in ogni modo,  il comportamento anti-padano del loro prode.

Per restare in tema “Paese del Drago”, oggi pomeriggio sono stato proprio in un negozio cinese di quelli  che vende chincaglieria importata a prezzi non (ancora) del tutto italiani. Quando entro in certi posti devo stare attento ad andarci coi soldi contati; sono infatti capace di uscirne con tante di quelle cazzate a led da illuminare una festa di paese e con  tutta una serie di gadget USB dal dubbio gusto e dalla scarsa utilità. Questa volta mi sono limitato ad una scatola di fusibili per la macchina ed un gomitolo di spago racchiuso in un fantastico contenitore per tagliarlo. E proprio qui viene il bello… osservando bene questo mio “oggetto del desiderio” leggo MADE IN ITALY!!?! Diavolo, non leggevo quella scritta, su un manufatto umano, da almeno dieci anni, non so probabilmente anche la dicitura è un tarocco cinese, un po’ come il logo CE sui giocattoli che per alcuni è una certificazione europea mentre per altri vuol dire China Export, certo che ritrovare il made in Italy in uno store asiatico mi ha fatto ridere più di Zaia che mangia gli spaghetti di soia.

Mi stavo riguardando un po’ le foto del 2010 per vedere com’è cresciuto Pierpaolo e mi sono accorto che quest’anno siamo stati davvero in un sacco di posti (ed in effetti il mio conto in banca sta lì a dimostrarlo). Così ho messo su questo slide show delle foto del 2010 di Pierpaolo che mi aiuta a ripercorrere l’anno passato.

Astro nascente della letteratura italiana e scrittrice di talento Giusy De Nicolo, l’autrice del bellissimo “Porcaccia un Vampiro” ha accettato di giocare con me rispondendo a dieci domande semiserie in questa divertente intervista fatta online l’ultimo dell’anno 2010. L’intervista è solo divertente e non spassosa perché tutti e due eravamo sobri, dovremo ripetere il giochino dopo la mezzanotte…

 

1) In un mondo dove sono più gli scrittori dei lettori, cara Giusy, come diavolo ti è saltato in mente di metterti a scrivere l’ennesimo libro che nessuno leggerà?

Il mio ego smisurato mi ha imposto di ammorbare l’umanità con un nuovo uso improprio di poveri alberelli indifesi. E gli scoiatttoli. Nessuno ci pensa mai, alle decine di famiglie di scoiattoli sfrattate a causa del propagarsi della letteratura-immondizia. Invece si dovrebbe, ecco.

 

2) E’ ora di passare agli e-book. Ma veniamo al tema del romanzo. Il noto telefilm Buffy con i suoi spin-off ha definitivamente sdoganato il mito dei non morti fra i moderni teen-agers; successivamente la vomitevole saga di Twilight ha definitivamente trasformato il vampiro in una macchietta da avanspettacolo. I tuoi vampiri sono più simili a questa nuova generazione di mostri o si rifanno più al mito del Conte Dracula visto nell’anime “Carletto il Principe dei Mostri”?

In realtà, la mia vera fonte d’ispirazione è stata la sublime interpretazione del divino attore Aldo Baglio, quando apre il mantello urlando: “Sono il Conte Dlacula… miiiiiiiinchia!!!” Altro che Bela Lugosi.

 

3) Riferimenti culturali pregni. Cominciamo ora a sfogliare le pagine del romanzo: anche nel tuo book-trailer è presente un riferimento ai classici anime di Go Nagai quando Andrea canticchia la sigla italiana di Jeeg Robot d’Acciaio… lo sai che si chiama Jeeg e non Gig o volevi sfottere? Ah a proposito di imprecisioni, va bene che stiamo tutti invecchiando e i tuoi ricordi universitari risalgono ormai ad un paio di ere geologiche fa, ma lo sai che l’Edisu ha cambiato nome da una vita?

Certo che lo sapevo di Jeeg, è licenza poetico-morfologica. E fa’ meno lo spiritoso, il libro è virtualmente ambientato negli anni ’90, perciò l’Edisu si chiama Edisu.

 

4) Troppo comodo virtualizzare gli anni. Esaminiamo ora un tema caldo come quello dell’omosessualità così abilmente trattato nelle tue pagine. Possibile che ad Andrea il fatto di non essere stato con una donna fino a venti e passa anni non gli avesse già fatto sorgere il dubbio di essere gay?

No. E in effetti Andrea è un po’ rincoglionito. Diciamo molto. Moltissimo.

 

5) Ah ecco perché! Il tuo romanzo è molto avvincente e a detta di tutti ha il grosso difetto di essere breve; ad un certo punto sei lì appassionato che divori i fogli come fossero un cesto di ciliege e ti rendi conto che mancano cinque pagine. In più occasioni hai fatto intendere che ci portrebbe esser un possibile seguito, sono vere le voci che vogliono un incontro fra Ludovico e Connor McLeod sulle highland scozzesi?

Sono voci prive di fondamento. In realtà un eventuale sequel vedrebbe lo scontro di Ludovico con Godzilla per i vicoli di Bari a colpi di grammella laser. Un colossal, diciamo.

 

6) Il prossimo booktrailer sarà girato in 3D. «Lo udii uscire dalla camera ed entrare in cucina. Aprì il frigo. Cazzo vuole dal mio frigo?, pensai. Assassinarmi a colpi di broccoli? Ammazzarmi a cotolettate?» Lo sai vero che quanto riportato tra virgolette è la più bella frase dopo « Io ne ho… viste cose che voi umani non potreste immaginarvi… Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione… E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser»

Grazie. Era ora che ti accorgessi del mio genio letterario. Ma non aspettarti di ricevere denaro.

 

7) Guarda che ho già versato l’IVA su quella fattura. In molte tue dichiarazioni pubbliche hai affermato che il nome “Porcaccia un Vampiro” ti è stato in un certo senso imposto dall’editore. La prossima volta potresti, per cortesia, dare il mio numero di telefono al tuo editore? Hai mai provato ad entrare in una libreria e chiedere: scusi mi dà “Porcaccia un Vampiro” edito da Mamma Editori?

Mai fatto, ma immagino sia un’esperienza interessante, al limite del mistico.

 

8 ) Specialmente per la commessa della libreria. Ora parliamo un po’ di Giusy De Nicolo. In quale dei personaggi del tuo romanzo ti riconosci di più: Andrea, Ludovico o la signora Magli?

Nel paralume di casa Magli. Credo sai un paralume dotato di molta personalità e infatti è il personaggio cui ho dedicato più cura e che più mi rappresenta per spessore culturale.

 

9) Ecco perché era sempre in primo piano. Parliamo del tuo approccio alla scrittura, ad esempio io scrivo meglio se sono ubriaco, infatti queste domande le ho scritte da quasi sobrio. Tu invece hai delle manie particolari, dei riti da assolvere delle cose che fai mentre scrivi?

Guarda, già per arrivare alla domanda 9 di questa intervista ho dovuto assumere una discreta quantità di sostanze psicotrope. Ma in generale trovo molto ispirante correre. Correndo ho concepito interi pezzi di trama e risolto problemi narrativi abbastanza spinosi. Suppongo che siano la mancanza di ossigeno e i neuroni a mollo nell’acido lattico a regalarmi l’illuminazione.

 

10) Sempre se non inciampi. Esattamente qual’è il colore dei tuoi capelli?

Direi un colore oscillante tra il giallo pistacchio e il rosso eritema, con un retrogusto di terriccio apulo-lucano su un tappeto di coniglietti nani d’angora.

 

Mi piacciono i tuoi capelli. Se sei arrivata fin qui e hai tentato di rispondere seriamente, ricomincia da capo.

Grazie dell’intervista caro Angelo, mi costerà qualche mese di riabilitazione.

 

Gli undici Dottori si sono riuniti oggi per fare gli auguri di Buon 2011.

Il 2010 per ognuno ha avuto un diverso significato, personalmente è stato un anno difficile ma non particolarmente brutto; di sicuro per il nostro paese si potrà annoverare fra gli anni bui. Crisi economica, razzismo, controllo dell’informazione, un governo di gente capace solo ad andare a puttane (pardon… escort) a spese della collettività oltre che ad infliggere danni al tessuto economico e sociale della nazione, ha caratterizzato questo anno che sta per finire. E’ d’obbligo, ovviamente, un augurio di buon auspicio per l’anno che verrà ma, di sicuro, le prospettive non sono delle più rosee. Il 2010 ci lascia in eredità immagini che in italia non si vedevano da tempi immemori, gente per strada a gridare la propria rabbia contro un potere distante, imbavagliati dai media che ne parlano solo  per dire quanto sono brutti i black block, una città bella e grande come Napoli soffocata dai rifiuti per la colpa e l’incapacità degli amministratori locali e nazionali, prospettive di lavoro inesistenti per i giovani laureati di un’università sempre più in decadenza massacrata dalle varie riforme, l’informazione asservita a questo o quel potentato e un’offerta culturale sempre più rivolta verso il basso.

Un augurio di cambiamento per il 2011, dunque, nella remota speranza che un’invasione dei Dalek ci salvi tutti e un consiglio ai ragazzi che hanno studiato e che vedono ogni sbocco sigillato da un muro invalicabile: seguite l’esempio di Rose Tyler, non fatevi intrappolare in una vita che può sembrare più semplice perché magari ci sono gli amici e i genitori, andate via. Cercate nuove avventure, fate le valige e scappate senza voltarvi indietro, non tornate più nemmeno in vacanza, dimenticate questo paese, le sue tradizioni, la sua lingua, per sentire casa avrete sempre un cellulare, certo non vi permetterà di chiamare se siete su Alfa Centauri nel 2789, ma dubito che andrete così lontano.

E’ un dato di fatto conclamato che io sia un grande amante dei gadget, altrimenti detti “cazzate inutili” e specie in periodi di relax mentale come possono essere questi giorni di ferie natalizie questa mia “mania” si acuisce in maniera invereconda.

Quale miglior modo di approfittare degli sconti sui giocattoli post-natalizi, dunque,  se non quello di acquistare qualcosa di completamente inutile come questa “Zero Gravity Nano”? Qualcuno si chiederà cos’è… anche io non ne avevo idea finchè non l’ho trovata in saldo su uno scaffale: è una mini macchina telecomandata a raggi infrarossi ma con una peculiarità… CORRE SUI MURI E SUI SOFFITTI!!!

La macchinina funziona sfruttando una ventola posta sul fondo che crea il vuoto sotto il pianale e le consente di stare ancorata ai muri manco fosse l’automobile di Spiderman. Un piccolo capolavoro ingegneristico. Cero quando corre sui muri perde un po’ di direzionalità e ha qualche difficoltà se ci sono delle asperità, ma l’idea è geniale.

Zero Gravity Nano si ricarica nel telecomando in pochi minuti, un po’ come i Picooz, e ha anche dei simpatici led che illuminano i fanali. Finalmente un regalo di Natale azzeccato ;-)